Benvenuti nella rubrica “Singin’ through the Holidays”, che dal 2 Dicembre al 6 Gennaio vi farà compagnia ogni Mercoledì alle 17,00 con un musical, per passare al meglio queste vacanze molto particolari. Questa rubrica vi farà fare un viaggio nel tempo, partendo dai classici degli anni quaranta fino ad arrivare ai musical rock del nuovo secolo. Siete pronti a cantare e ballare con noi con il film di oggi? Il film che abbiamo scelto per attendere insieme questa vigilia di Capodanno è “Rent”, pellicola del 2005 firmata da Chris Columbus.
Tratto dal musical teatrale di Jonathan Larson, il film racconta la storia di un gruppo di artisti nell’East Village newyorkese di fine anni ’80. La narrazione ha inizio il giorno della Vigilia di Natale, quando le storie di 8 personaggi si intrecciano. Sullo sfondo di una società consumistica i protagonisti cercano di emergere nonostante le difficoltà e la povertà. Il film, profondamente realistico in quanto è uno dei pochi musical a parlare di vita reale, tratterà temi come la tossicodipendenza, l’AIDS, le difficoltà di un artista e la libertà sessuale. La musica rock di Larson porta avanti la narrazione insieme ai personaggi, creando un grande affresco sull’amore e sull’amicizia dall’alto valore sociale.
Perché vi consigliamo Rent?
Per questa ante-vigilia di Capodanno vi consigliamo “Rent” perché non c’è niente di meglio per affrontare un nuovo inizio. La storia del film comincia infatti dalla Vigilia di Natale fino ad arrivare a Capodanno, e racconta la voglia di rinascita di questi personaggi che affrontano le loro dipendenze, difficoltà economiche, cercando di non perdere mai il coraggio di esprimersi. “Rent” insegna a cogliere il momento, come recitano i personaggi nella canzone finale: “There’s only us, there’s only this, forget regret or life is yours to miss, there’s no day but today”. Ma il film di Columbus insegna anche il valore di amicizia e amore. “Come si misura il tempo?” si chiedono i protagonisti nella canzone “Seasons of Love”? In amore dato e ricevuto, dal mondo, dagli amici, da un coniuge, da un parente, da un estraneo.
Larson nello strutturare il musical teatrale si è ispirato a “La Bohème” di Puccini. I personaggi, infatti, ricalcano in parte quelli dell’opera del compositore italiano, e l’ambientazione di fermento artistico, pur spostata nella Parigi dell’Ottocento, è simile. Questo perché i valori e le difficoltà degli emarginati e degli artisti sono sempre le stesse a prescindere dall’epoca. Gli anni ’80 di Larson sono segnati dalla paura dell’AIDS, mentre nell’opera pucciniana il nemico è la tubercolosi, malattia al tempo mortale. E’ interessante notare che “Rent” ha esordito a teatro esattamente 100 anni dopo “La Bohème” di Puccini, nel 1996, cosa accaduta per caso, perché la messa in scena era stata ritardata.

I personaggi del musical teatrale e del film
Larson prima e Columbus poi, hanno saputo tratteggiare bene i contorni degli 8 protagonisti, le cui personalità e il cui senso di comunità rappresentano il vero punto di forza del film. Il narratore della vicenda è Mark (Anthony Rapp), un regista che gira per la città documentando la realtà del tempo con la sua super8. Lui vive con Roger (Adam Pascal), musicista fallito positivo all’HIV che cerca di comporre un ultimo successo prima della sua morte. Nell’appartamento accanto a loro abita Mimi (Rosario Dawson), una tossicodipendente con l’AIDS che per vivere fa la ballerina in un club. Tom Collins (Jesse L. Martin), invece, è l’ex coinquilino di Mark e Roger, anarchico genio del computer che torna in città a trovare i suoi amici. Il suo sogno è quello di aprire un ristorante a Santa Fe per fuggire con i compagni dai problemi della città.
Tom, positivo all’AIDS e omosessuale, inizia una relazione con Angel (Wilson Jermaine Heredia), una drag queen che per vivere fa la musicista di strada. Benjamin Benny Coffin (Taye Diggs) è invece l’affittuario dei nostri protagonisti. Era il coinquilino di Mark e Roger, ma poi ha sposato la figlia del magnate che possiede il complesso di palazzi in cui vivono. Benny è considerato un traditore dai suoi ex coinquilini, perché ha abbandonato la sua arte e i loro sogni di gloria per diventare un burattino del suocero e di quella società contro cui insieme si ribellavano. Infine abbiamo Maureen (Idina Menzel), un’artista teatrale bisessuale in grado di affascinare chiunque, e Joanne (Tracie Thoms), avvocato lesbica per cui Maureen ha lasciato Mark con cui aveva intrattenuto una relazione in passato.

La grandezza di “Rent”
Potendo contare su un numero di personaggi così ampio, la trama del film risulta essere inevitabilmente contorta e articolata. Ma se nel musical c’è tempo per snocciolare varie questioni, nel film alcuni elementi vengono tagliati. Inevitabilmente, infatti, alcuni dei personaggi hanno meno personalità sullo schermo e forse anche meno spazio. Questo perché Columbus si è intelligentemente concentrato maggiormente su alcuni protagonisti e su alcuni temi, accennando appena gli altri. In verità anche il musical approdato a Broadway risulta essere una versione “tagliata” dell’originale di Larson, che aveva secondo i produttori una durata esagerata. Columbus nel suo film ha eliminato ancora altri brani rispetto alla versione teatrale, come ad esempio “Halloween” o “Goodbye Love”, che pur essendo di grande impatto emotivo, allungavano ancora di più la lista di canzoni che un film può sopportare.
Jonathan Larson voleva creare un’opera rock che portasse il musical alla MTV Generation, e Columbus attraverso il mezzo filmico ha avuto il merito di portarla anche al di fuori della sola rappresentazione teatrale, raggiungendo una fetta ancora maggiore di pubblico. In verità si racconta che Spike Lee avrebbe dovuto dirigere il film, ma a causa della sua richiesta di attori con un cachet troppo alto e altri impegni concomitanti, ha lasciato il timone a Chris. Soluzione che si è rivelata ottima, perché Chris aveva studiato a NY proprio a fine anni ’80. Dunque è evidente il legame emotivo del regista rispetto alla vicenda, e grande è la sua capacità nel riportare lo spirito di fermento artistico di quegli anni sul grande schermo. Le ambientazioni sono scelte alla perfezione dal regista statunitense, e lo spettatore non potrà non affezionarsi ai personaggi.
“The opposite of war isn’t peace. It’s creation” cit. Mark
Mai come oggi il film di Columbus sembra essere più attuale. Nella sua pellicola il regista sottolinea l’importanza dell’artista nella società in cui viviamo, importanza che spesso viene dimenticata. Nell’iconica canzone del musical, “La Vie Bohème”, Mark recita “The opposite of war isn’t peace. It’s creation” (“L’opposto della guerra non è la pace ma la creazione “). Perché la guerra distrugge, l’uomo e l’artista creano, ricostruiscono. Ed è proprio questo l’insegnamento che dobbiamo abbracciare per iniziare al meglio l’anno nuovo. Anche oggi noi vi lasciamo alla visione del film che vi abbiamo consigliato, “Rent”, e vi diamo appuntamento al 6 Gennaio per l’ultimo incontro la rubrica Singin’ through the Holidays. Sempre qui alle 17 in punto!
Paola Maria D’Agnone
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