Riscaldamento climatico: la temperatura globale supererà 1,5°C entro il 2027

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Di Alessia Carofiglio

Come riporta la “BBC”, gli scienziati prevedono che il nostro pianeta potrebbe presto superare una soglia di temperatura critica: 1,5 gradi Celsius. Nel 2015 l’accordo di Parigi lo aveva stabilito come limite da non superare.

Riscaldamento climatico e temperatura globale molto alta: una probabilità elevata

C’è una probabilità elevata che entro il 2027 le temperature medie annuali superino il limite stabilito di 1,5°C.
Il rischio aumenta a causa delle emissioni generate dalle attività umane e della possibile insorgenza di El Niño – un fenomeno naturale con ripercussioni su scala globale – quest’anno.
Questo dato indicherebbe che la temperatura della Terra è aumentata di oltre 1,5°C rispetto alla seconda metà del XIX secolo, ossia prima dell’incremento delle emissioni di combustibili fossili determinato dallo sviluppo industriale. Gli scienziati si basano sui dati relativi alla temperatura media del periodo compreso tra il 1850 e il 1900. Questo punto di riferimento serve per valutare la temperatura precedente all’era dell’industrializzazione e, quindi, all’impiego massivo di carbone, petrolio e gas.

Oltrepassare il limite, anche solo per un anno, significa che il processo di riscaldamento sta accelerando anziché rallentare. Superare costantemente l’1,5°C per un decennio o due avrebbe conseguenze estremamente gravi, come ondate di calore prolungate, tempeste impetuose e incendi boschivi devastanti.

C’è ancora, però, la chance di contenere il riscaldamento globale riducendo notevolmente le emissioni.

Cosa è El Niño?

Secondo “LifeGate”, El Niño (termine spagnolo traducibile come “il bambino”) è l ‘abbreviazione di El Niño -Oscillazione meridionale. Si tratta di un fenomeno meteorologico naturale che comporta un riscaldamento della temperatura superficiale dell’oceano Pacifico centrale e orientale. La variazione può variare da mezzo grado fino a 3-4 gradi. Il fenomeno coinvolge principalmente la costa occidentale dell’America Latina. Di solito, si verifica con intervalli da 2 a 7 anni e dura da 9 a 12 mesi. 

Generalmente, il fenomeno provoca forti piogge nella parte meridionale degli Stati Uniti e Sudamerica, nell’Asia centrale e nel Corno d’Africa. Al contrario, porta siccità in Australia, Indonesia e in alcune parti dell’Asia meridionale, affievolendo anche i monsoni indiani.

Esiste un fenomeno opposto chiamato La Niña.
Questo si manifesta quando la superficie dell’oceano Pacifico centrale si mantiene almeno mezzo grado al di sotto della media stagionale per un periodo di cinque o più mesi.
I venti alisei si intensificano e spingono le acque calde verso l’Asia. In questo modo, le acque profonde più fredde salgono in superficie nell’area del Pacifico compresa tra il tropico del Cancro e il tropico del Capricorno. Normalmente La Niña può persistere da 1 a 3 anni.


Non possiamo chiamare semplicemente “maltempo” gli eventi estremi, sempre più frequenti e potenti, che colpiscono persone ed ecosistemi. La negazione del riscaldamento globale è un atto di negligenza che non possiamo più permetterci.

Alessia Carofiglio

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