Gli Stati Uniti hanno avvertito di essere “più che capaci” di riprendere la guerra con l’Iran, dopo che il presidente Donald Trump ha affermato che qualsiasi accordo di pace deve rispettare le sue linee guida, tra cui il divieto per Teheran di sviluppare armi nucleari. Sembrava che il presidente fosse vicino a una decisione su un accordo iniziale, dopo settimane di segnali contrastanti in negoziati tesi, sebbene il regime iraniano abbia negato l’esistenza di un progetto definitivo per porre fine al conflitto mediorientale che ha scosso l’economia globale, ma il tycoon è uscito dalla Situation Room della Casa Bianca dopo aver trascorso più di due ore con i suoi collaboratori più stretti, senza però aver deliberato nulla di certo. Nel frattempo, il capo del Pentagono Pete Hegseth, ha dichiarato sabato che Washington potrebbe riprendere la guerra, se lo volesse.

Pete Hegseth fa il punto della situazione tra Iran e Stati Uniti

«La nostra capacità di riprendere le operazioni, se necessario, è più che sufficiente, le nostre scorte sono più che adeguate, sia in loco che nel resto del mondo, grazie al modo in cui gestiamo la disponibilità di munizioni di alta qualità e in quantità maggiori», ha affermato. Queste parole sono state riprese dal Comando Centrale statunitense, che ha pubblicato su X un messaggio in cui si afferma che le forze americane «rimangono presenti e vigili in tutta la regione».

Gli sforzi per raggiungere un accordo mediato dal Pakistan sono stati messi in discussione questa settimana dagli attacchi statunitensi contro il porto iraniano meridionale di Bandar Abbas, a cui l’Iran ha risposto con il fuoco. Ciononostante, la diplomazia è proseguita, anche attraverso un processo parallelo per porre fine ai combattimenti in Libano, che l’Iran ha insistito debba essere incluso in qualsiasi accordo formale di cessazione delle ostilità e dove il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato ulteriori avanzamenti delle forze israeliane, proprio mentre le delegazioni militari di entrambi i Paesi si stavano incontrando al Pentagono a Washington.

L’incognita Cina

Due settimane dopo l’incontro di Trump con il leader cinese Xi Jinping a Pechino, Hegseth ha anche affermato che c’è qualche preoccupazione per il rafforzamento militare cinese, ma che gli USA auspicano un equilibrio regionale “rispettoso”. Il suo discorso di apertura al vertice sulla difesa Shangri-La Dialogue, a Singapore, che riunisce alti funzionari ed esperti della difesa provenienti da circa 45 Paesi, si è contrapposto alle sue dichiarazioni fortemente conflittuali nei confronti della Cina in occasione dell’evento dello scorso anno. A differenza della Repubblica Popolare, che per il secondo anno consecutivo ha inviato un gruppo di esperti e studiosi militari anziché il ministro della Difesa Dong Jun, Hegseth guida una folta delegazione statunitense all’evento, che offre opportunità sia di dibattito pubblico che di diplomazia a porte chiuse.

«Guardando alla situazione attuale nella regione, è comprensibile la preoccupazione per lo storico rafforzamento militare cinese e l’espansione delle sue attività militari nella regione e oltre», ha affermato. Washington non cerca «un confronto inutile nella regione», ha aggiunto, ma piuttosto «un equilibrio genuinamente stabile in Asia che funzioni sia per gli americani che per i nostri alleati».

Ciò significa «un equilibrio di potere favorevole ma duraturo, in cui nessuno Stato, Cina inclusa, possa imporre la propria egemonia e mettere in discussione la sicurezza o la prosperità della nostra nazione e dei nostri alleati», ha concluso. Ha poi ribadito che gli Stati Uniti cercano un dialogo «rispettoso» e «in buona fede» con Pechino, aggiungendo: «Vorrei che il mio omologo fosse presente a questa conferenza, ma non vedo l’ora di valutare altre opzioni per un incontro futuro».

Federica Checchia