Spotify non riprodurrà più pubblicità per l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti. A confermarlo è lo stesso servizio di streaming, dopo la conclusione della campagna elettorale dell’amministrazione Trump alla fine del 2025. «Al momento non ci sono pubblicità dell’ICE su Spotify», ha dichiarato l’azienda svedese in un comunicato. «Le pubblicità menzionate facevano parte di una campagna di reclutamento del governo statunitense, diffusa su tutti i principali media e piattaforme».
Da aprile, gli annunci governativi sono stati pubblicati anche su Amazon, YouTube, Hulu e Max, tra le altre piattaforme di streaming. Il loro obiettivo era reclutare oltre diecimila agenti addetti alle deportazioni entro la fine dell’anno appena terminato. In precedenza, Spotify aveva affermato che gli spot, che incoraggiavano gli ascoltatori statunitensi a «compiere la propria missione per proteggere l’America» e offrivano cinquantamila dollari come bonus d’iscrizione, non violassero le loro politiche pubblicitarie.
Spotify, l’ICE e le scelte (discutibili) dell’ex CEO Daniel Ek
«Questo annuncio fa parte di un’ampia campagna che il governo degli Stati Uniti sta conducendo su canali televisivi, streaming e online», aveva dichiarato l’azienda a ottobre. «Tuttavia, gli utenti possono contrassegnare qualsiasi annuncio con un pollice in su o un pollice in giù per gestire meglio le proprie preferenze pubblicitarie».
A settembre il fondatore ed ex CEO di Spotify, Daniel Ek, aveva annunciato le proprie dimissioni, restando però presidente esecutivo. L’investimento di seicento milioni di euro dell’ex amministratore delegato nell’azienda di intelligenza artificiale militare Helsing, di cui è anche presidente, è stato fonte di malcontento tra musicisti e ascoltatori. Qualche mese fa, il gruppo trip-hop britannico Massive Attack ha ritirato la propria musica dalla piattaforma in segno di protesta.
Federica Checchia





