Nel caso in cui, negli ultimi due mesi abbiate vissuto in una caverna, abbiamo una notizia per voi. Oggi, 3 ottobre 2025 -data da sempre cara ai fan di Mean GirlsTaylor Swift ha pubblicato il suo nuovo album, il dodicesimo della sua carriera, intitolato The Life of a Showgirl. Se il malinconico The Tortured Poets Department aveva delle tonalità greige e soft, questo disco racchiude in sé tutti i colori del caos che accompagna la cantautrice statunitense; non per niente, è nato tra una pausa e l’altra dell’Eras Tour, uno dei periodi più appaganti e confusionari della sua esistenza.

Scavando oltre la sua superfice glitterata, TS12 racconta gli ultimi mesi della popstar e, più in generale, tutte le caleidoscopiche sfaccettature di una vita vissuta sotto i riflettori. I ritmi frenetici dello showbiz, le amicizie problematiche, le faide tra colleghe, il potere salvifico dell’amore maturo; un frullatore emotivo che regala grandi picchi e impressionanti down. Un mare in costante burrasca che può travolgere, se non si è adeguatamente equipaggiati.

La genesi di “The Life of a Showgirl”

The Life of a Showgirl, il nuovo album di Taylor Swift, è acquistabile da oggi

A quasi trentasei anni, Taylor ha già affrontato ogni possibile declinazione della fama, dall’idolatria alle crisi d’immagine, dal vedere la propria sfera privata sbattuta in prima pagina alla battaglia per tornare in possesso della sua musica. Eppure, in qualche modo, l’araba fenice venuta dalla Pennsylvania sembra avere sempre un asso nella manica, che le consente di risorgere continuamente dalle ceneri di un sistema che regala e priva in egual misura. Questa volta, ha deciso di farlo armata di completini piumati e sonorità che hanno ormai soppiantato le sue origini country, ma con una penna ancora più affilata (a volte, forse, troppo) e maggiori consapevolezze.

I fan aspettavano questo album come Mariah Carey attende le prime nevicate di dicembre anche a causa del ritorno in scena del produttore Max Martin, che l’aveva aiutata a tuffarsi nel mondo del pop. Chi, però, si aspettava di ascoltare una sorta di sequel di 1989, ha sbagliato di grosso: in questi ultimi undici anni Taylor è cresciuta, artisticamente e personalmente. Ha portato a termine il tour più remunerativo della storia, si è riappropriata dei diritti dei primi sei album ed è in procinto di sposare la stella del football Travis Kelce; un bagaglio d’esperienza percepibile in ognuna delle dodici -un numero non casuale, naturalmente- di The Life of a Showgirl.

La tracklist dell’album, tra eroine tragiche e omaggi musicali

Il disco si apre con il sound subito accattivante di The Fate of Ophelia. Nel lontano 2008, una giovanissima Taylor aveva attinto dal calderone shakespeariano per Love Story, la sua rielaborazione a lieto fine della storia di Romeo e Giulietta. Questa volta, invece, prende in presto la sfortunata gentildonna dell’Amleto per ringraziare il suo futuro marito di aver salvato il suo cuore dall’annegare in una solitudine autoimposta. Da un’eroina tragica si passa subito a un’altra, in Elizabeth Taylor, già citata in …Ready for it?, tratta dall’album Reputation. La cantante sembra identificarsi nelle tribolazioni della diva di Hollywood, specialmente quelle sentimentali, ma con un velo di speranza in più: «Tutti i ragazzi avevano promesso che sarebbero rimasti./ Sotto le luci intense, sono appassiti: tu fiorisci».

In Opalite, Taylor cattura perfettamente la silenziosa resilienza e la tanto agognata pace interiore che si prova nel trovare la persona giusta dopo una serie di difficoltà. Il brano prosegue la tradizione della cantautrice di attribuire un colore ai sentimenti, proprio come l’amore ardente di Red o la quiete dalle tinte pastello di Lavender Haze. La quarta traccia, Father Figure, vede il compianto George Michael tra gli autori accreditati. Non si tratta, tuttavia, di una cover dell’omonimo successo del 1987, ma di un’interpolazione, che non riutilizza la registrazione originale, ma la cita. Taylor butta giù, a colpi di versi, le strutture di potere. In particolare, sembra riferirsi a Scott Borchetta, ex CEO della sua etichetta, che si rapportava a lei come una figura paterna, per poi arricchirsi alle sue spalle.

L’amore salvifico e le cadute di stile (solo una, ma la perdoniamo)

Eldest Daughter è una ballad dolceamara che racconta la paura di aprirsi all’altro, dopo una lunga serie di batoste. Accanto al giusto parter, però, i muri di protezione che noi stessi issiamo crollano, e possiamo tornare a sentirci leggeri e fiduciosi come quando eravamo bambini, prima che il mondo ci indurisse. Nella delicata Ruin the Friendship la popstar affronta il dissidio interiore che si prova nel decidere se restare nella comfort zone di un’amicizia o rischiare il tutto per tutto e abbandonarsi al sentimento. Un testo sognante e nostalgico in cui è possibile intravedere qualcosa della Taylor di qualche disco fa e che, talvolta, ci manca.

Abbiamo parlato della maturità della cantautrice ma, di tanto in tanto, anche lei può scivolare. La buccia di banana di The Life of a Showgirl è rappresentata da Actually Romantic, una delle tracce più accattivanti e dibattute dell’opera. Nel pezzo, Taylor mette da parte le frecce e lancia direttamente la faretra, probabilmente verso Charli XCX, possibile destinataria della revenge song. Viene tirato in ballo un ex che riceve un high five da questa persona, apparentemente felice del fatto che lei sia stata scaricata. I fan pensano che si parli di Matty Healy, frontman dei 1975, meglio noto come The Smallest Man Who Ever Lived. Tutto molto divertente, se non fosse per quel diretto riferimento all’uso di stupefacenti da parte della popstar britannica. Un po’ di sana cattiveria è sempre ben accetta, si sa. L’importante, però, è non oltrepassare il limite.

“The Life of a Showgirl”: la nuova, saggia, Taylor Swift

Wood è la Dress di questo album, ma ancora più maliziosa ed esplicita. Dopotutto, la cantante è ormai una donna adulta, che vive la propria sessualità (e sensualità) con la sicurezza dei trent’anni. Cancelled, come il titolo suggerisce, parla della cancel culture, dalla quale la stessa artista ha dovuto difendersi più e più volte. La critica apertamente, e analizza la mentalità dell’opinione pubblica, sempre pronta ad attaccare una celebrità al primo passo falso. In tutto questo, lei descrive se stessa come una roccia, sempre in grado di emergere dalle macerie. Ferita, forse, ma mai realmente cancellata. Honey ci trasporta in un bar in cui Taylor, proprio come altri milioni di donne, viene chiamata con nomignoli in apparenza innocui, ma sgraditi, specialmente se provenienti da perfetti sconosciuti. Fortunatamente, nella sua vita è arrivato qualcuno in grado di farla sentire al sicuro e di dare ai pet name un reale significato.

Le montagne russe emotive di The Life of a Showgirl si concludono con la title track, eseguita in duetto con Sabrina Carpenter. Il pezzo, forse non il più memorabile della tracklist, evidenzia il prezzo della fama, pagato a suon di invidie, competizioni, ripicche e alti e bassi. Tranquilli, però, le due cantanti vanno d’amore e d’accordo. Al contrario, ascoltandole cantare insieme, si ha quasi la sensazione che la musicista stia mettendo in guardia la più inesperta collega dalle luci della ribalta, che si accendono all’improvviso e, con altrettanta facilità, possono abbagliare. Taylor Swift, dopotutto, lo ha già vissuto sulla propria pelle, e sa bene che la vita di una showgirl può dare moltissimo, ma togliere altrettanto.

Federica Checchia