Quando si parla di Beatles, è difficile stilare una classifica delle loro canzoni. Eppure, nella sconfinata discografia della band inglese, c’è un pezzo che si differenzia da tutti gli altri, e quel pezzo è Let it Be. Composto da Paul McCartney, anche se, come da consuetudine, attribuito al duo Lennon-McCartney, il brano è senza dubbio uno tra i più famosi dei quattro di Liverpool. Ballad pop-rock dalle tinte gospel, è la sesta traccia del loro dodicesimo album ed è l’ultimo singolo pubblicato prima dello scioglimento ufficiale del gruppo. Sia il disco che The Long And Winding Road, ultimo atto della loro carriera condivisa, uscirono infatti dopo la rottura.
A renderlo speciale, tuttavia, è il docufilm che porta il suo nome, dedicato all’esibizione del quartetto sul tetto della Apple Records. Chiamato Let it Be- Un giorno con i Beatles (nella versione originale, solo Let it Be), permise ai Fab Four di aggiudicarsi il loro primo e ultimo Premio Oscar alla migliore colonna sonora. Era il 15 aprile 1971.
The Beatles: il concerto e il documentario che valse loro un Oscar

Diretto da Michael Lindsay-Hogg, il documentario uscì nel 1970. Un anno prima, all’inizio del 1969, la situazione tra Paul, John Lennon, George Harrison e Ringo Starr non era particolarmente rosea. I ragazzi si trovavano nello studio di registrazione, ma le continue discussioni anticipavano già la tempesta in arrivo. Questo clima teso venne minuziosamente filmato e riportato nella prima parte del film, dedicata alla loro quotidianità e al lavoro su musica e testi, dall’arrangiamento alle modifiche sui versi. Poi, ci fu The Beatles’ rooftop concert. Era il 30 gennaio 1969, quando Londra fu colta di sorpresa dai loro beniamini, che scelsero il tetti degli uffici della Apple Records come palcoscenico per una live session che sarebbe stata il loro ultimo concerto. La notizia dell’evento si diffuse, e folle di fans si radunarono in strada o sui tetti degli edifici circostanti, per assistere. Il tutto durò una quarantina di minuti, finché la polizia, preoccupata dal traffico in tilt, intervenne per bloccarli.
La performance terminò con Get Back e con l’esclamazione di Lennon: «I’d like to say thank you on behalf of the group and ourselves and I hope we’ve passed the audition» (“Vorrei ringraziare a nome del gruppo e di noi stessi e spero che abbiamo superato l’audizione”). Il regista riprese integralmente la giornata, dai preparativi alle prove del suono, rendendola il cuore della sua opera. Nonostante questa trionfale trovata, le dinamiche tra i membri della band sono ormai troppo compromesse, e sono evidenti in tutta la durata della pellicola. La separazione era ormai quasi certa, e si concretizzò nel 1970. Lo squarcio tra gli ex-amici era così profondo che nessuno di loro prese parte alle anteprime del lungometraggio e, quando nel ’71 vinsero la statuetta dorata, a ritirarla per loro conto fu Quincy Jones.
Paul Mc Cartney e la storia di Let it Be
Eppure, Let it Be, canzone che dà il titolo al documentario, nacque con un intento di pace e distensione. Più volte, infatti, Paul McCartney ha dichiarato che l’ispirazione per questo piccolo gioiello venne da un sogno, durante il quale ebbe una conversazione con la madre Mary Mohin, morta di cancro quando lui aveva solo quattordici anni. I Beatles erano già sull’orlo della rottura, e Paul era angosciato dalle barriere che tutti loro stavano alzando l’uno nei confronti dell’altro. I malumori, l’incapacità di comunicare e la sensazione di oscillare sul filo del rasoio erano una preoccupazione non da poco, e solo la figura materna, anche se irreale, gli offrì conforto. La donna, infatti, lo consolò esortandolo a non dar troppo peso a litigi e incomprensioni, suggerendogli di lasciar andare. Let it Be, appunto.
Partendo da una vicenda strettamente personale, il brano si trasformò in un inno di speranza universale, amato dal pubblico di tutto il mondo. Apprezzato da tutti, ma non da John Lennon, che lo reputava “troppo religioso”. Le critiche e i diverbi si accentuarono con l’arrivo del manager Allen Klein, benvoluto da John, Ringo e George, ma non da Paul. La decisione di Klein di affidare al produttore Phil Spector la cura di Let it Be, fu la goccia che fece traboccare il vaso. Sentendosi in minoranza, e deluso dal comportamento generale, Paul comunicò agli altri la decisione di abbandonare i Beatles, segnando la fine di un’era. Un epilogo amaro per una pagina indimenticabile della storia della musica moderna.
Federica Checchia
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