Cultura

Thomas Hady, lo scrittore britannico “ultimo dei grandi Vittoriani”

Thomas Hardy, lo scrittore e poeta britannico che fu definito dalla critica “l’ultimo dei grandi vittoriani”. Nasceva oggi, 2 Giugno del 1840 lo scrittore che dubitava del progresso e credeva aveva una visione pessimistica dell’amore e della vita. Nonostante questo ci ha raccontato delle storie d’amore bellissime, seppur travagliate. Il focus di oggi è dedicato a lui.

Thomas Hardy, vite e opere principali

Thomas Hardy, nasce il 2 Giugno del 1864 nel Dorsetshire. La sua famiglia di umili origini riesce comunque a dargli un’istruzione e Hardy eredita dal padre l’amore per la musica e dalla madre la passione per la letteratura. Si da da fare fin da ragazzino. All’età di 16 anni era già apprendista di un architetto, mestiere che poi abbandonerà solo quando inizierà ad avere successo come scrittore. Nonostante l’apprendistato la sua passione per le lettere è fortissima ed inizia, nello stesso periodo, a scrivere anche poesie. Non ebbe molto successo come poeta ma fu proprio la moglie Emma Lavinia Gifford, che sposa nel 1874 ad incoraggiarlo a non mollare.

Ed infatti tra il 1871 ed il 1897 Hardy scrisse 15 romanzi. Con la prosa arriva anche il successo. Il primo in assoluto, e sicuramente il più celebre ancora adesso, è “Far from the Madding Crowd” (Via dalla pazza folla). Scritto nel 1871, appunto, ebbe subito un gran successo e gli permise così di continuare sulla strada dello scrittore ed abbandonare definitivamente l’architettura. Seguirono altri grandi successi come “The Return of the Native” (La brughiera), scritto nel 1878; “The Mayor of Casterbridge” (il sindaco di Casterbridge) del 1886 e i più noti “Jude the Obscure” (Jude l’Oscuro) che lasciò nella critica un senso di smarrimento, tanto da essere molto criticato come “the Oscene” (l’osceno) e “Tess of the d’Urberville” (Tess dei d’Urberville) scritti tra il 1891 e il 1895. Solo per citare i più famosi.

La Natura maligna salverà l’uomo


La poetica di Hardy si basa tutta su di una visione fatalista e oppressiva della vita. Lo scrittore crede che la vita degli uomini sia regolata da una forza sovrannaturale, indifferente alla sorte degli esseri umani appunto, che agisce contro questi. Hardy ha perciò una forte diffidenza nei confronti del progresso. È da poco finita la rivoluzione industriale e l’Inghilterra sta attraversando un periodo di benessere e di modernizzazione. Thomas Hardy critica chi ha cieca fiducia in questo progresso e si rivolge nostalgicamente al passato rurale, al periodo in cui la gente viveva più a contatto con la natura. Questo suo attaccamento alla terra è ben presente in tutti i suoi romanzi, tanto che il paesaggio è una parte essenziale del racconto.

L’uomo è predestinato all’infelicità e al fallimento, ed è una cosa che non può controllare. L’essere umano vive in balia di una forza oscura ed incontrollabile che priva l’uomo della sua volontà. In questa visione totalmente pessimistica della vita, anche l’amore è qualcosa che porta dolore, è semplicemente un motivo in più di disillusione. Una piccola “via di fuga” la offre la natura, o meglio il vivere a pieno contatto con essa. Nonostante questa sia ostile e spesso indifferente alle tragedie umane, se l’uomo impara a vivere totalmente immerso in essa probabilmente sarà in grado di esprimere le sue passioni.

Thomas Hardy, poeta pessimista

Lo studio dell’architettura e l’essere cresciuto nei luoghi di campagna fanno di Hardy un ottimo descrittore dei paesaggi e delle tradizioni campestri. Ogni dettaglio è accurato e realistico. I personaggi sono generalmente semplici uomini e donne di campagna, umili e rustici. Ambientazioni prettamente romantiche per una filosofia pessimista nata dalla convinzione che l’uomo non può sfuggire alla forza misteriosa di un destino che prima o poi lo travolge inesorabilmente.

L’opera di Hardy quindi traccia un collegamento tra il periodo vittoriano e il modernismo del ‘900, anticipandone i temi, tremendamente pessimisti. Hardy crede in un destino immanente di ispirazione schopenhaueriana: l‘Immanent Will, che fa perdere ogni potere all’uomo, così piccolo nell’universo. Un destino ostile, maligno, che finisce con l’annientamento della felicità e della speranza. Nei suoi romanzi c’è tutto questo. Lo scrittore poi partecipa alle pene dei suoi protagonisti e ce li descrive senza giudicarli. Vivono i drammi in modo composto e con dignità rassegnata, dal momento che il destino non è controllabile da loro.

“Il pessimismo significa, in breve, giocare una partita sicura. Non puoi mai perderla; puoi vincere. È la sola visione della vita dalla quale non verrai mai deluso. Avendo realizzato cosa fare nelle peggiori circostanze possibili, quando sorgono le migliori, come potrebbe capitare, la vita diventa un gioco da ragazzi”

Ilaria Festa

Adv

Related Articles

Back to top button