Quarto appuntamento con la rubrica dedicata alle opere di Zack Snyder. La recensione di oggi verte sul suo adattamento di uno dei più famosi fumetti mai realizzati: Watchmen.

Con X-Men, nel 2000, era iniziata l’era dei cinefumetti di supereroi. Gli avevano fatto eco le saghe di Spider-Man e, soprattutto, Batman di Nolan, che propose un nuovo stile narrativo. Un approccio più cupo, adulto, noir, che il pubblico apprezzò notevolmente. La Warner, che aveva prodotto i film, ritenne opportuno sfruttare la situazione per adattare uno dei più grandi fumetti di sempre. Poi lo diede in mano a Zack Snyder.

Who watches the watchmen?

Watchmen
I personaggi del film, da sinistra: Rorschach, Ozymandias, Dr. Manhattan, Gufo Notturno, Spettro di Seta e il Comico – Photo credits: web

Watchmen si ambienta in un 1985 alternativo, in cui gli Stati Uniti hanno vinto la guerra del Vietnam, Nixon è presidente a vita e i supereroi sono esistiti, ma sono stati costretti al ritiro da una legge. A dare inizio alla trama è la morte di uno di loro, il Comico (Jeffrey Dean Morgan). Per uccidere un individuo simile, però, sarebbe stato necessario un altro supereroe; ciò attira l’attenzione di Rorschach (Jackie Earle Haley), l’unico vigilante ancora in attività, e per questo ricercato dalla polizia. Si troverà all’interno di un enorme intrigo che coinvolgerà anche gli altri ex eroi, in particolar modo il Dr. Manhattan (Billy Crudup), l’unico realmente in possesso di superpoteri, che però lo allontanano sempre più dall’umanità.

Scritto da David Hayter (il doppiatore di Solid e Naked Snake nella saga di Metal Gear Solid), che ricevette anche la benedizione di Alan Moore (l’autore del fumetto originale), Watchmen ha il pregio di essere fedelissimo al materiale fonte. Molte scene e dialoghi sono riportati pedissequamente, e le poche libertà che si prende, in fase di scrittura, sono funzionali al far rientrare il tutto in non più dei 160 minuti di durata. L’intrigo, i colpi di scena e le tematiche principali di Watchmen, come vigilantismo, idealismo, solitudine e alienazione, sono per lo più ancora presenti. Purtroppo, però, la mano pesante di Zack Snyder si rivela croce e delizia.

Uno spettacolo di luci e violenza

Larry Fong torna alla fotografia dopo il suo contributo in 300, stavolta con uno spettacolare uso delle tonalità di verde, blu e seppia. Il mondo di Watchmen è spento e crepuscolare, contribuendo indubbiamente a creare un’atmosfera cupa e vagamente noir. Questo, unito all’estetica da regista di videoclip di Snyder, genera scene dinamiche ed efficaci. I titoli di testa, con The Times, they are-a changing di Bob Dylan, sono tra i più belli mai realizzati nella storia del cinema, incredibilmente nostalgici e malinconici. Anche le scene dei flashback sono ben riuscite, in special modo quello sulla vita del Dr. Manhattan, graziato da un ottimo montaggio. I combattimenti, nonostante della gore gratuita qui e là, sono ben coreografati.

I titoli di testa di Watchmen

Tuttavia, come già abbiamo visto in questa rubrica, è proprio dopo aver parlato dell’estetica che sorgono i maggiori problemi. Pur essendo complessivamente il miglior film di Snyder, Watchmen manca di equilibrio e profondità. Senza dubbio il messaggio del fumetto originale arriva fino al pubblico, ma non la sua anima. Ozymandias (Matthew Goode), Spettro di Seta (Malin Akerman) e Gufo Notturno (Patrick Wilson) sono figurine, un club di amici sopra i trent’anni che si vedono per rimembrare i tempi andati. Solo il brutale Rorschach e l’onnipotente, ma alienato, Manhattan hanno effettivamente tridimensionalità, concessagli grazie ai flashback e ai dialoghi che li coinvolgono. Gli altri tre risultano persino meno caratterizzati del Comico, che tecnicamente è coinvolto realmente nell’azione solo per i primi minuti della pellicola. Questo si traduce anche in un livello recitativo non altissimo: ad eccezione degli ottimi Haley e Morgan, il resto del cast, soprattutto la Akerman, è alquanto anonimo.

La discesa nell’imbarazzo

Ciò che più colpisce negativamente di Watchmen è però l’incapacità di riuscire a concentrarsi su ciò che si trova sotto la sua superficie scintillante. Cos’è successo al sogno americano?” chiede deluso Gufo Notturno al Comico, che risponde beffardo “Che si è avverato!
Un’ottimo botta e risposta da postare sui social, che però rimane lì
, isolato in un momento senza dubbio ben riuscito del film, ma che non crea successivi spunti di riflessione. Intere scene, che sembrano utili alla maturazione o alla caratterizzazione dei personaggi, passano veloci, come se si volesse rapidamente passare a qualcosa di più movimentato.

Probabilmente, era più importante concentrarsi su Spettro di Seta e Gufo Notturno che spezzano le braccia a dei teppisti (con sullo sfondo alcuni tra i green screen più posticci di sempre), o ai due che condividono una imbarazzante scena di sesso. Hallelujah di Leonard Cohen fa da sottofondo ad una sequenza così anti-erotica e inutile che causerebbe perplessità anche nei tanto vituperati registi di film porno.
Watchmen, in un certo senso, è l’epitome del cinema di Snyder, il film più rappresentativo del regista di Green Bay, divenuto un cult nonostante il grosso insuccesso al botteghino (185 milioni $ incassati contro 130-140 spesi). Un film che pur rispettando quasi pedissequamente nella forma il materiale originale, è superficiale nel gestirne temi e personaggi. Al quarto appuntamento con questa rubrica, però, questa affermazione comincia a suonare come un disco rotto.

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