“Il giardino dei Finzi-Contini” è il romanzo più conosciuto ed apprezzato di Giorgio Bassani. Pubblicato nel 1962 da Einaudi, si ispira a vicende reali, ed è ambientato a Ferrara, città d’origine della famiglia dello scrittore. il romanzo ha reso Bassani uno dei grandi scrittori italiani della seconda metà del Novecento.
Bassani, vita e formazione
Giorgio Bassani nasce a Bologna il 4 marzo del 1916 da una famiglia della borghesia ebraica. Trascorre l’infanzia e la giovinezza a Ferrara. Qui è dove si laurea in lettere nel 1939. Durante gli anni della guerra partecipa attivamente alla Resistenza, maturando anche una spiacevole esperienza in carcere. Nel 1943 si trasferisce poi a Roma, dove vivrà per il resto della vita, pur mantenendo sempre fortissimo il legame con la città d’origine.
Solo dopo il 1945, Bassani si dedica all’attività letteraria in maniera continuativa. Lavora sia come scrittore che come editore. Lavora anche nel mondo della televisione, arrivando a ricoprire il ruolo di vicepresidente della Rai. Insegna nelle scuole ed è anche docente di storia del teatro presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Roma. Partecipa attivamente alla vita culturale romana ed è presidente dell’associazione “Italia Nostra”, creata in difesa del patrimonio artistico e naturale del paese.
“Il giardino dei Finzi-Contini”, genesi del romanzo
“Il giardino dei Finzi-Contini” è sicuramente il romanzo al quale l’autore viene automaticamente associato. Pubblicato nel 1962, la storia si ispira a vicende realmente accadute. È ambientato a Ferrara, la città di origine della famiglia dell’autore. La trama è piuttosto articolata e narra le vicende di una famiglia di religione ebraica, i Finzi Contini, durante gli anni 30, tra fascismo, promulgazione delle leggi razziali e l’imminente scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Il protagonista della storia, che poi è il narratore stesso, ripercorre le vicende della famiglia dei Finzi Contini in una sorta di flashback. Tutto inizia quando, visitando le tombe etrusche di Cerveteri, la sua memoria corre alla tomba di famiglia dei Finzi-Contini nel cimitero di Ferrara. Le vicende si svolgono principalmente tra il 1929 e il 1939. I Finzi-Contini, che il narratore frequenta da ragazzo, sono una famiglia dell’alta borghesia facente parte della comunità ebraica della città. Al centro della narrazione c’è proprio l’abitazione della famiglia ed in particolare il giardino, all’interno del quale i giovani passano il tempo libero giocando a tennis.
La storia
Il giardino, in cui la vicenda si svolge, sembra al riparo da quello che sta succedendo fuori. Un alone di mistero e curiosità avvolge i coniugi Finzi-Contini e i loro figli, Micòl e Alberto, quasi coetanei del narratore. Durante l’anno ricevono lezioni private nella loro casa e frequentano il locale liceo classico solo per conoscere gli esiti delle pagelle. Proprio in una di queste circostanze il narratore fa per caso la conoscenza di Micòl. Frequentando la casa, si invaghisce di lei che però lo respinge.
Presto le vicende quotidiane della vita dei giovani vengono stravolte dall’incedere degli avvenimenti storici. Con lo scoppio definitivo della Seconda Guerra Mondiale, poi, la storia di questa famiglia è destinata inevitabilmente a soccombere. Alberto morirà per una grave malattia nel 1942, mentre Micòl, assieme al resto della famiglia, compresa l’anziana nonna, andrà incontro alla deportazione in seguito alla quale troverà una tragica morte.
“Il giardino dei Finzi-Contini”, dal romanzo al film
Il romanzo è ispirato alle vicende reali di Silvio Magrini, esponente della comunità ebraica ferrarese e facente parte dell’alta borghesia della città. “Il giardino dei Finzi-Contini” racconta l’amore, l’amicizia, i progetti di vita di alcuni ragazzi che hanno come sola “sfortuna” quella di essere ebrei in un epoca in cui l’Italia si allea con la Germania ed entra in guerra.
L’intero testo è percorso da sentimenti di malinconia e senso di perdita, fino ad arrivare alla inevitabile predominanza degli eventi storici sulle vicende private. Come in altri romanzi sul tema, Bassani descrive la progressiva e silenziosa apparente caduta del fascismo italiano, dalla fine degli anni Venti, fino alla tragedia finale dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante tutto i temi dominanti sono comunque l’amicizia, l’amore non corrisposto, e le speranze, spesso disilluse, degli anni giovanili.
“Era il “nostro” vizio, questo: andare avanti con le teste sempre voltate all’indietro…Più del presente contava il passato, più del possesso il ricordarsene. Di fronte alla memoria, ogni possesso non può apparire che delusivo, banale, insufficiente”.
Curiosa la vicenda dietro l’adattamento cinematografico del 1970. Il film, acclamato dalla critica e dal pubblico, tanto da ricevere numerosi riconoscimenti e premi, è stato prodotto e diretto da Vittorio de Sica. Inizialmente Giorgio Bassani cooperò alla stesura dei dialoghi e della sceneggiatura del film. Dopo alcuni disaccordi e malintesi, però, lo scrittore e il regista entrano in aperto conflitto tanto che Bassani chiede ed ottiene l’eliminazione del suo nome dai titoli di coda del film.
Ilaria Festa
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