Il sonno, quella zona d’ombra tanto necessaria quanto misteriosa. La coscienza si abbassa, la mente entra in una dimensione altra e il corpo attraversa un momento di abbandono. Oggi è la Giornata Mondiale del Sonno e noi vogliamo analizzare il tema in un modo insolito, cercando di farlo, prendendo in considerazione la prospettiva degli artisti. Dalle Veneri nude ed assopite immerse in nature rigogliose a metafora di paure ed incoscienza.

Il “dolce sonno” delle bellezze femminili

Venere Dormiente, Giorgione e Tiziano_photocrdit:wikipedia
Venere Dormiente, Giorgione e Tiziano_photocrdit:wikipedia

Cosa avviene mentre dormiamo? La scienza ancora non lo sa esattamente. Quello che è certo, però, è che il sonno è un bisogno necessario ed indispensabile. Un’esigenza fisica naturale che, proprio perché non ancora del tutto chiara da un punto di vista scientifico, si presta benissimo ad interpretazioni altre. Mistiche, magiche e simboliche. Il mondo dell’arte ha sempre dedicato i suoi lavori al tema del sonno. Il sonno, in tutte le sue forme, ha sempre rappresentato un tema d’ispirazione per artisti di tutto il mondo, sia nella pittura, che nelle arti grafiche o nella scultura.

Fin dai tempi antichi non sono mancate rappresentazioni di soggetti, in particolare donne, o meglio dee, catturate assopite, addormentate e completamente rilassate. Molto diffuse erano le raffigurazioni delle bellezze classiche mentre dormono, rappresentate così in chiave rinascimentale. Divinità sensuali e raffinate che, assopite, nude o vestite, vengono ritratte immerse nella natura o al chiuso di una stanza. Tutte simbolo del “dolce sonno”, hanno volti eterei e rilassati. Uno degli esempi, probabilmente più noto, di questo filone delle figure femminili dormienti è la “Venere Dormiente” iniziata da Giorgione e terminata da Tiziano. Dipinta nel 1510 circa, ispirato alle rappresentazioni scultoree greco-romane dell’Arianna dormiente, la Venere di Giorgione iniziò un vero e proprio genere, ripreso da altri artisti. La dea, bella e dal volto pacifico e rilassato, dorme beata e nuda immersa in una natura rigogliosa.

Venere Dormiente, Artemisia Gentileschi_photocredit:wikipedia
Venere Dormiente, Artemisia Gentileschi_photocredit:wikipedia

Anche la famosissima e sfortunata pittrice italiana Artemisia Gentileschi, ha dedicato un suo lavoro al tema della Venere addormentata. La sua “Venere Dormiente”, rispetto a quella di Giorgione, è raffigurata in un ambiente chiuso, su di un letto dai colori vivaci che fanno risaltare il pallore del suo corpo nudo. Un Cupido sorridente la sventola e la dea così si abbandona ad una posa meno plastica, ma più lasciva. Nel corso degli anni, non sono mancate altre raffigurazioni di donne addormentate. Magari non più divinità, ma comuni donne che in un prato o al chiuso della loro stanza, dormono beate.

Il Sonno nell’arte dell’800 e ‘900

Sweet Repose, Prinsep_photocreidt:wikipedia
Sweet Repose, Prinsep_photocreidt:wikipedia

Nell’800 sono molto numerose le raffigurazioni di figure femminili dormienti. Indipendentemente dallo stile e dal filone artistico al quale appartiene l’autore, il tema del sonno non viene mai abbandonato. Particolarmente degno di nota è “Sweet Repose”, 1885, del pittore britannico pre-raffaelita Valentine Cameron Prinsep. Assopita su di un amaca, in bilico, una nobildonna dorme tranquilla nel suo bellissimo vestito celeste, immersa in una campagna dai colori estivi. Altrettanto addormentata, ma forse meno elegante, è la fanciulla addormentata sulla riva della Senna di Gustave Courbet. Dipinto nel 1857, è uno degli esempi più significativi del Realismo Francese che vuole raffigurare una realtà borghese ormai lontana dal fascino e dalla compostezza che caratterizzava le corti di fine Settecento e primo Ottocento.

Natura morta con donna addormentata, Matisse_photocredit:wikipedia
Natura morta con donna addormentata, Matisse_photocredit:wikipedia

Questo filone delle donne addormentate non risparmia neanche le avanguardie del ‘900. Ed ecco che ritroviamo una donna assopita sul tavolo, dipinta da Matisse, uno dei più noti artisti del XX secolo. La sua “Natura morta con donna addormentata”, dipinta nel 1940, è un esempio di come lo stesso tema può essere poi adattato ed interpretato alla corrente artistica del periodo. Coloratissimo, la donna, in posa insolita, viene raffigurata addormentata con la testa sul tavolo in una stanza piena di piante.

Il Sonno tormentato che genera incubi

Incubo, Fussli_photocredit:wikipedia
Incubo, Fussli_photocredit:wikipedia

Fino ad ora abbiamo però preso in considerazione solo il sonno nella sua accezione positiva. Figure femminili immerse in sonni quieti e che probabilmente stanno facendo sogni altrettanto quieti. Nel corso del tempo, però, il tema inizia a perdere la sua connotazione plastica, classica e diventa metafora dei tempi e delle paure. Il sonno è un momento di passaggio dalla coscienza alla totale incoscienza, momento in cui i desideri e le paure si materializzano nei sogni. Ed ecco che diventa un simbolo, una metafora, un’allegoria. Si diffondono così le raffigurazioni di sonni tormentati in cui i personaggi raffigurati sono immortalati addormentati, ma in preda ad incubi.

Un esempio è “SleepWalker” del pittore cieco Maximilian Pirner, considerato uno dei più meritevoli esponenti della pittura simbolista e dell’Art Nouveau. La sua donna addormentata, sonnambula, cammina, quasi come se fosse un fantasma, sul cornicione di un edificio. Il suo volto addormentato trasmette tutto tranne che pace. Famosissimo, invece, è “Incubo” di Johann Heinrich Füssli. Il pittore svizzero, lo realizza nel 1781 e raffigura una giovane donna addormentata con sopra un mostro rivolto verso lo spettatore ed il volto di una cavalla affacciato dalla tenda dello sfondo.

Il Sonno nell’arte come allegoria

Il Sonno, Salvador Dalì_photocredit:wikipedia
Il Sonno, Salvador Dalì_photocredit:wikipedia

Altrettanto famoso è “Il sonno della ragione genera mostri” di Francisco Goya. Realizzato nel 1799, è un’acquaforte che fa parte, come foglio n° 43, di una serie di ottanta incisioni chiamata “Los Caprichos“. Qui Goya raffigura un uomo sprofondato nel sonno, con la testa appoggiata di lato su un tavolo che con i suoi sogni genera un inferno terreno di bestie mostruose. In Goya vediamo uno dei rari esempi di raffigurazione di figura maschile addormentata. Molto più rare da trovare nelle raffigurazioni di questo tipo. Ma perché? Probabilmente, figli di un retaggio maschilista che voleva l’uomo forte ed eroico, il sonno, quale momento di abbandono e vulnerabilità, non si addiceva alla raffigurazione maschile. Ed infatti, le uniche raffigurazioni di figura maschili addormentate (almeno fino al ‘900) ritraggono uomini che stanno per essere attaccati o, privi di qualsiasi tipo di eleganza, dormono perché ubriachi o per dare un immagine di loro sessualmente ambigua.

Per chiudere questa breve carrellata di figure dormienti, non potevamo non menzionare Salvador Dalì. L’artista surrealista ci ha regalato una sua personalissima interpretazione del tema del sonno. Dipinto nel 1955 è incluso nel ciclo “Paranoia and War”. Il Sonno è raffigurato come una testa gigantesca, quasi amorfa, collegata solo ad un corpo che rimane sulla terra con un filo sottile, come se galleggiasse.

“Ho spesso immaginato e rappresentato il mostro addormentato come una pesante testa gigante con un corpo magro sorretto in equilibrio dalle stampelle della realtà. Quando queste stampelle si rompono, abbiamo la sensazione di “cadere”. La maggior parte dei miei lettori ha sperimentato questa sensazione di cadere improvvisamente nel vuoto , solo il minuto di sonno li supererà completamente. Quando ti svegli di soprassalto, con il cuore che trema per un tremore convulsivo, non sempre sospetti che questa sensazione ricordi l’espulsione del parto. “

Commento di Salvador Dalí al n ° 10 della rivista il Minotauro

Ilaria Festa

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