Musica

Brian May, la leggenda vivente

Compie oggi 75 anni il dottor Brian Harold May, nato a Twickenham il 19 luglio del 1947. Leggendario chitarrista e fondatore dei Queen, ha un dottorato di ricerca in astrofisica, conseguito all’Imperial College di Londra nel 2007. May, oltre che portare in giro il nome e la musica dei Queen, negli anni si è occupato dello studio degli asteroidi e della possibilità di modificarne la traiettoria al fine di evitare un’eventuale collisione con la Terra.

Brian May e la musica

Copyright Alessandro Carugini

Brian May comincia a strimpellare l’ukulele a cinque anni. May ha un istinto innato per lo strumento ed apprende molto velocemente i fondamenti. Poco dopo comincia a suonare una chitarra flamenca amplificata da un pick-up da lui stesso costruito. A sedici anni, Brian, aiutato del padre, incomincia a costruire quella che diventerà la Red Special, la chitarra che tutt’oggi utilizza in studio e sul palco e che caratterizzerà il suo sound inconfondibile.  

La sua prima esperienza musicale risale al 1964, quando insieme a Tim Staffell suona nei 1984. Insieme a Tim fonda gli Smile e reclutano un giovane batterista di Truro, Roger Taylor. Gli Smile sono una band interessante. Nella loro breve carriera apriranno un concerto a Jimi Hendrix, ai Pink Floyd, agli Yes, pubblicheranno un singolo e registreranno materiale per un LP che, purtroppo, vedrà la luce solo agli inizi degli anni 80.

Staffell è molto ambizioso e non riesce a vedere un futuro per questa band. Decide di abbandonare May e Taylor dopo avergli presentato un compagno di studi, Farrokh Bulsara. Dopo un momento di shock, Brian May e Roger Taylor, incalzati, dal nuovo amico Farrokh, decidono di fondare una nuova band: i Queen! Il resto è storia.

I successi con i Queen e da solista

Brian May non è solo il chitarrista dei Queen, non è il mero esecutore di assoli che hanno fatto la storia della musica. Brian May è anche un grande compositore. Non staremo qui a ripercorrere la storia dei Queen e dei loro successi perché non ce n’è bisogno. Però ci preme dire che Brian è l’autore di brani immortali come We Will Rock You, I Want It All, Save Me, Flash, Now I’m Here, Headlong, Tie Your Mother Down, Hammer To Fall… giusto per citarne alcune.

Il nome di May è indissolubilmente legato a quello dei Queen. Nel corso della sua carriera ha ‘prestato la sua chitarra’ anche a moltissimi altri artisti del calibro di Extreme, Meat Loaf, Black Sabbath, Steve Hackett dei Genesis, Lady Ga Ga, Zucchero, Status Quo, Motorhead e moltissimi altri più o meno celebri

Nonostante tutto questo, ha trovato il tempo per dedicarsi ad un percorso solista composto da 2 album in studio, uno dal vivo ed una colonna sonora. E saranno poprio questi brani, fuori dal contesto Queen, che vi faremo conoscere. Buona lettura e, come consigliamo sempre, andate poi ad ascoltare questi brani, non ve ne pentirete!

Back to the Light

Iniziamo con la title track dell’album di esordio come solista di Brian May. Una canzone molto emozionante. Brian quando la scrisse era un uomo tormentato: il suo matrimonio stava naufragando, la stampa lo stava attaccando per lo scandalo Anita Dobson e nel giugno del 1988 morì suo padre, al quale era molto legato. Tutto ciò si riflette in questa canzone, un’alternanza di luce ed ombra con la fragile voce di Brain durante le strofe, che si trasforma in una voce potente nel ritornello.

Resurrection

Cozy Powell, grande amico di Brian fin dagli anni 70, stava scrivendo dei brani per il suo album solista The Drums Are Back e chiamò lo stesso May per suonare la chitarra in alcuni brani. Al termine delle registrazioni, Brian chiese all’amico se poteva usare un paio di quelle ‘basi strumentali’ per il suo disco solista. Il batterista acconsentì. May scrisse il testo ed insieme all’amico iniziarono a rilavorare il brano. Ne esce fuori un pezzo hard rock molto potente e trascinante nel quale, il chitarrista dei Queen, trasforma la confusione che aveva nella testa e nel cuore in una canzone. Un invito a se stesso a ‘resuscitare’.

Business

Altro pezzo rock alla Brian May con, neanche a dirlo, una grandissima performance di Cozy Powell. Il testo non è dei più impegnati, ma la voce di Brian si adatta perfettamente a questo brano. Pezzo nato nel 1993, subito dopo la fine del Back To the Light Tour, er essere la colonna sonora della serie TV Frank Stubbs Promotes. Divenne il singolo di lancio dell’album Another World, secondo album solista di May.

Why Don’t We Try Again

Una, a mio avviso, delle più belle ballate scritte da May in tutta la sua carriera. Questo brano, per sua stessa ammissione, doveva finire su un album dei Queen, ma poi fu lasciata da parte. Il testo racconta di un uomo rimasto solo che si interroga se le sue ragioni siano giuste o sbagliate. Visto il periodo in cui è stato scritto, fine anni 80, potrebbero far suggerire alla separazione dalla moglie avvenuta in quel periodo. La solidità della base strumentale accompagna una voce matura, forte e sempre più a suo agio nel ruolo di lead singer.

Cyborg

Chiudiamo questa lista con una delle canzoni meno ortodosse di Brian May. Composta per essere la colonna sonora di un videogioco, è una canzone molto adrenalinica. La chitarra la fa da padrona per tutto il brano mentre il testo è orientato dal punto di vista del Cyborg, protagonista del gioco. Alla batteria Taylor Hawkins!

Alessandro Carugini

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Alessandro Carugini

Nato a Pisa nel 1978, è uno speaker radiofonico conosciuto come The Mexican per i suoi modi calmi e sempre posati. Fin da bambino cresce con la musica nelle orecchie ed i vinili tra le mani, passando da ascoltatore a collezionista e pian piano ad esperto ed attento “musicologo“. Ad oggi collabora con diverse riviste e magazine, online e cartacei, e raggiunge l’apice della soddisfazione nel 2021 collaborando con la rivista inglese Record Collector.

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