Mamma, una parola e mille significati insieme. Un porto sicuro, una fortuna e una dannazione allo stesso momento. La rappresentazione stessa della vita, della cura e dell’amore, ma non solo. La musica, come espressione artistica, si ispira alla vita e alla quotidianità. E sono state diverse le sonorità che hanno celebrato o si sono opposte a questa figura. Ecco alcune delle canzoni più iconiche sul rapporto madre-figli.
Viva la mamma, l’immagine del Dopoguerra italiano

Questa canzone per il pubblico italiano non ha bisogno di presentazioni. Scritta, composta e cantata da Edoardo Bennato nel 1989, fa parte dell’album Abbi dubbi. Il singolo è un successo clamoroso e il suo incipit rappresenta l’emblema della celebrazione della figura materna. Il ritornello canta: “W la mamma, affezionata a quella gonna un po’ lunga, così elegantemente anni cinquanta, sempre così sincera. W la mamma! W le donne con i piedi per terra! Le sorridenti miss del dopoguerra, pettinate come lei“. C’è chi l’ha letto canticchiando e chi mente. Questo chorus è nella testa di tutti noi. E il merito di tutto questo è di Edoardo Bennato, cantautore napoletano che celebra la figura materna con un inno pop-rock con tratti funk molto chiari. L’immagine descritta è quella di una mamma con un abbigliamento tipico del Dopoguerra: gonna lunga, umile e sorridente. Bennato, nato nel 1946 nel capoluogo campano, riconosce gli sforzi educativi e la capacità della madre di prendersi cura della famiglia, in un periodo storico in cui l’Italia tutta era in rovina. Bennato è riuscito a fotografare nel testo e nelle melodie funk e rock-pop una donna tipica di quel periodo, andando anche a creare un riferimento culturale, non solo musicale, per tutte le generazioni del nostro Paese. In effetti, le grandi canzoni, alla fine, sono così: immortali e intense fino alla fine dei giorni.
Mamma, vuoi più bene a me o a Dio?
Mettere a fuoco la figura materna senza cadere nei cliché non è facile, soprattutto in musica. Luca Carboni è un altro artista che è riuscito a sfuggire dalla tipizzazione e creare qualcosa di nuovo. Il brano La Mamma esce nel 1985, scritto dall’autore, prodotto da Roberto Casini e Antonello Gabelli e parte dell’album Forever. Nella canzone Carboni recita con malinconia e tenerezza: “Una mamma che scende le scale, chiude gli occhi e ci pensa. A che cosa non lo so, ma di sicuro una mamma ci pensa“. Emerge per l’artista l’immagine di una mamma tenera e dolce, che pensa sempre a tutto, ma allo stesso tempo distante e quasi inafferrabile. Carboni infatti ha sempre descritto la madre come una donna dolce, ma anche rigida e fortemente religiosa. Ciò a volte l’ha portato a pensare se lei fosse più legata a Dio o ai suoi figli. La risposta l’ha avuta solo dopo la scomparsa della donna, avvenuta nel 2005. Anche in quel caso, ciò che l’ha salvato sono stati la musica, i ricordi e l’affetto.
Mama, amami quando non lo so fare
Ma la mamma è sempre la mamma: che lei sia un idolo, irraggiungibile o altro, sarà sempre un porto sicuro in cui rifugiarsi e a cui confidare i nostri segreti più reconditi. Perché l’amore incondizionato di una mamma ti fa sempre sentire al sicuro. Qualunque cosa accada. Possiamo chiederlo a Freddie Mercury, che nel 1975 scriveva per la sua band, i Queen, l’iconico brano Bohemian Rhapsody. La mamma, Jer Bulsara, diventa la confidente dei pensieri più cupi del cantante: Mama, oooh, non voglio morire, delle volte spero di non essere mai nato. Ma non c’è colpevolizzazione verso la figura materna, solo un tentativo di elaborazione di un dolore. Nato da cosa? Dal sentirsi diversi. L’omosessualità per Mercury fu un tema delicato a tal punto che solo dopo un gran lavoro riuscirà ad abbracciarlo in toto, costruendo un’identità iconica per tutta la comunità LGBTQ+.
Mamma, mi hai avuto, ma io non ho mai avuto te
Gli artisti parlano sempre del rapporto con le madri, soprattutto quando esso provoca loro dolore. Un altro brano emblematico sul tema è Mother di John Lennon (1970). Canzone famosissima questa, incentrata sul rapporto doloroso di Lennon con la madre, che si separò dal padre quando lui aveva due anni e lo affidò ad una zia. Quando poi Lennon ha 17 anni, la donna muore in un incidente stradale, lasciando una ferita aperta nell’animo del figlio. Lennon, accompagnato dalla fedele Yoko Ono, si sottopone ad una terapia psichiatrica con il dottor Arthur Janov per fare pace con i suoi traumi e demoni. In quel periodo Lennon scrive il brano. Introdotto dal suono di una campana, il singolo immerge l’ascoltatore in un’atmosfera apparentemente cupa. Poi, la voce di Lennon esplode cantando: Mother you had me, but I never had you, you didn’t want me, so I just gotta tell you goodbye. Un cantato struggente, simile ad un pianto straziato di un figlio che si sente rifiutato da coloro che avrebbero dovuto amarlo. Le melodie rock con un’acustica ben precisa arrivano dritte al cuore.
Madre come un diavolo che distrugge
La santità e l’aura di perfezione di una madre non è sempre ciò che ha ispirato la musica. Eminem nel luglio del 2002 pubblica Cleanin’ Out My Closet, secondo estratto dall’album The Eminem Show. Il brano è immediatamente una hit. Grazie al rappato dell’artista e alla produzione capace di unire elettronica e rap, il singolo è una bomba. Eminem, infatti, facendo pulizia nel suo armadio, vuole sbarazzarsi dei suoi segreti più nascosti. La madre tossicodipendente ha lasciato in lui numerosi ricordi dolorosi che traspaiono tutti. La frase Ricordi quando Ronnie è morto e mi hai detto che speravi fossi io? è emblematica. Ronnie era lo zio materno a cui Eminem era molto affezionato e al suo funerale la madre reagì in tal modo. Con un controllo musicale ineccepibile, Eminem trasforma il risentimento in arte, facendo i conti con un passato doloroso che gli ha provocato tante ferite.
Musica che parla di vita vera
La musica prende spunto dalla vita vera, dalle sue gioie e dai suoi momenti no. Una figura come quella di una madre scatena così tanti sentimenti contraddittori che è una fonte di ispirazione perfetta. C’è da considerare che una madre non è un angelo, perché il senso materno non è innato, si impara. E gli artisti questo lo sanno, ma se ricordiamo che sono persone prima di personaggi, capiamo perché i cinque brani nominati abbiano avuto tanto successo e siano arrivati a tutto il mondo.
Layla Perroni
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