Manga e anime sono, ormai da decenni, un’importantissima parte della cultura giapponese. I fumetti vengono spesso adattati in serie animate e, nel tempo, sono state proprio queste ad essere esportate nel resto del mondo, diventando famose a livello internazionale e, di conseguenza, facendo conoscere anche la loro versione cartacea.
Tutti noi siamo cresciuti a pane e Sailor Moon, o Dragon Ball e molte altre. Da bambini, guardavamo i cartoni senza renderci contro dell’enorme lavoro dietro di essi; crescendo, alcuni di noi hanno approfondito, scoprendo un mondo sconfinato, fatto di cellulosa e grandi idee. Alcune di queste opere, tuttavia, devono molto all’Occidente, traendo ispirazione dai grandi romanzi del passato.
Manga e anime: i grandi classici

Il Conte di Montecristo, ad esempio, ha dato origine ad un celebre anime, che ha rivisitato in chiave futuristica la vicenda di Edmond Dantès. A differenza del libro, ambientato nel XIX secolo, ci troviamo infatti nel lontano 5053, tra viaggi interplanetari e tecnologie più che avanzate. A parte questo, però, la serie si rifà ad usi e costumi dell’Ottocento, creando un’interessante dicotomia tra antico e nuovo.
Dante Shinkyoku, come il titolo suggerisce, s’ispira al Sommo Poeta e alla Divina Commedia. Il manga di Gō Nagai, pubblicato in tre volumi, tanti quante sono le Cantiche, prende come modello i disegni del pittore francese Gustave Doré, che nell’Ottocento illustrò una famosa versione dell’opera.
Alice nel Paese delle Meraviglie, romanzo di Lewis Carroll, ha dato origine a ben quattro trasposizioni nate nel Sol Levante. Alice in Heartland è una serie di visual novel otome, poi divenuta anche manga e anime. Alice nel Paese delle Meraviglie, invece, è una serie televisiva prodotta da Nippon Animation, risalente agli anni Ottanta. Miyuki nel paese delle meraviglie è un manga yuri dal risvolto comico creato dalle leggendarie CLAMP, serializzato sulla rivista Newtype Magazine. Project ARMS, infine, è un anime e manga che presenta alcuni riferimenti al romanzo di Carroll.
Dal romanzo di formazione alle grandi avventure: i cartoni della nostra infanzia
«Sguardo accattivante, occhi da birbante, cuore scintillante…Il tuo nome è Robin Hood». I più grandicelli l’avranno letta cantando, non ci sono dubbi. La serie TV, adattamento del romanzo postumo Robin Hood. Il principe dei ladri, attribuito ad Alexandre Dumas, riprende a sua volta il celeberrimo personaggio della leggenda e del folklore. In Italia, la sigla cantata da Cristina D’Avena ha fatto il resto, rendendo l’anime un successo.
A proposito di sigle, chi non ricorda Il mistero della pietra azzurra? Le avventure di Nadia, una giovane acrobata del circo ignara delle sue origini, e di Jean, un ragazzo francese con la passione per l’ingegneria, si basano su quattro romanzi scritti da Jules Verne: Due anni di vacanze, Ventimila leghe sotto i mari, Cinque settimane in pallone e L’isola misteriosa. In ogni episodio, infatti, sono presenti elementi tratti dalle opere letterarie dell’autore.
L’anime del 1991 Mary e il giardino dei misteri, invece, è una trasposizione del romanzo Il giardino segreto scritto da Frances Hodgson Burnett. È la storia di Mary Lennox, una piccola orfana che va a vivere dallo zio in Inghilterra dopo la morte dei genitori e che scopre nei pressi del castello dove abita un meraviglioso giardino segreto.
Anche il più classico dei cartoni animati, a sorpresa, proviene dalle pagine di un libro. Heidi, uscito nel 1974, nasce infatti dall’omonimo romanzo di Johanna Spyri, risalente a circa un secolo prima. La serie non ha bisogno di spiegazioni particolari, avendo letteralmente segnato l’infanzia d’intere generazioni, che per anni hanno atteso un sorriso da parte dei monti o, almeno di una collinetta.
Federica Checchia
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