Cultura

Dufy, la mostra a Palazzo Cipolla è un viaggio tra luci e colori

La mostra dedicata a Raoul Dufy (Le Havre, 3 giugno 1877 – Forcalquier, 23 marzo 1953) è di oltre 160 opere e si snoda per tredici sezioni tematiche. E’ ospitata – fino al 26 febbraio 2023 – da Palazzo Cipolla a Roma e – grazie alla curatela di Sophie Krebs e con il contributo di Nadia Chalbi – ripercorre l’intera parabola creativa e la lunga carriera dell’artista francese.

La prima grande retrospettiva italiana su Dufy, dopo quella del 1984

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Il monumentale affresco di Raoul Dufy la «Fée Électricité», Musée d’Art Moderne, Paris

La prima grande retrospettiva italiana dedicata a uno tra i grandi pittori dell’arte moderna – Raoul Dufy. Il pittore della gioia – ha aperto le porte al pubblico il 14 ottobre e a molti anni di distanza da quella del 1984 a Villa Medici. La mostra a Palazzo Cipolla si compone di dipinti, disegni, ceramiche e tessuti provenienti da rinomate collezioni pubbliche e private francesi, come il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, che conserva di Dufy una delle più ricche collezioni.

L’esposizione attraversa l’intero percorso artistico del pittore, dagli inizi fino agli anni Cinquanta, quando cercò nuovi temi, costretto a rimanere nel suo studio nel sud della Francia per via della guerra e della malattia. Un excursus che trova il suo leitmotiv nella violenza cromatica e nella magia del colore, elemento indispensabile per la comunicazione di emozioni e stati d’animo.

L’evoluzione del colore e della luce

E Dufy ha fatto del colore – usato con generosità di colori sgargianti – la sua cifra stilistica. Come già avvenuto con gli impressionisti, l’artista si dimostra profondamente attratto dalla luce, che trasforma i paesaggi e le situazioni. Ma anziché utilizzare colori rarefatti e velature oniriche – che fanno immaginare senza vedere – Dufy preferisce esprimersi attraverso l’intensità dei pigmenti puri, esplosivi, primordiali. Fu senza dubbio importante l’influsso di Monet e Pissarro, a cui si avvicinò durante il suo periodo parigino – grazie ad una borsa di studio vinta presso la Scuola Nazionale di Belle Arti – mentre in seguito troverà la sua ispirazione in Matisse e Cézanne.

Un’evoluzione che vede Dufy inizialmente prosecutore di quella tradizione impressionista germogliata con Monet. Per poi spostarsi verso le ricerche dei Fauve, radunati attorno alla figura di Matisse e contrari alla pittura di sensazioni visive. Per abbracciare infine l’austerità cezanniana con cui le forme e le zone piatte di colori accesi sono indipendenti dalla linea, che il pittore accenna appena per circoscriverle.

 E così la carriera artistica di Dufy inizia a decollare a partire dal 1901, con la sua prima mostra al Salon des Artistes Français. A partire dal 1903 espone per la prima volta al Salon des Indépendants fino al 1936 e il suo nome si rafforza con la partecipazione – nel 1906 – al Salon d’Autumne, a cui sarà presente fino al 1943.

Un viaggio emozionale nell’arte di Dufy

Ispirato dai paesaggi normanni e provenzali – con i campi assolati, carichi di colori intensi – Dufy è stato un artista versatile ed eclettico. Ha sperimentato l’arte attraverso l’uso di materiali e tecniche sfaccettate come le arti decorative, la grafica, la xilografia, la ceramica e i tessuti. E fu autore di opere monumentali come La Fée Electricité (1937 – 1938), composta da 250 pannelli dipinti ad olio, per una lunghezza complessiva di 6 metri.

E’ uno dei dipinti più grandi al mondo e la mostra a Palazzo Cipolla ne ospita una replica in scala 1:10, insieme ai disegni preparatori del progetto mai esposti prima. Commissionato all’artista dalla  “Compagnie parisienne de distribution d’électricité” il dipinto venne realizzato per il Padiglione dell’elettricità all’ World’s World del 1937 e rappresenta la forza e il ‘peso’ dell’elettricità nell’economia.

E proprio da quest’opera in replica collocata nell’ultima sala emerge, in una sintesi monumentale, la grande capacità di giocare con i colori e la facilità nel catturare atmosfere brillanti e di trasferirle sulle tele. L’esposizione consente dunque di apprezzare nuovamente l’opera di Dufy, ingiustamente sottostimato. Quello che attende il visitatore è infatti un viaggio emozionale, che enfatizza i temi prediletti dall’artista. Una mostra in cui l’utilizzo della composizione, della luce e del colore rimangono elementi costanti per ribadire ancora una volta la grandiosità di Raoul Dufy, pittore della gioia e della luce.

Alessia Ceci

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