Il primo episodio di From 4 non perde un secondo: riparte esattamente da dove avevamo lasciato, e lo fa con la precisione di chi sa di non avere più tempo da perdere. Un anno e mezzo è lungo, per chi aspetta. Lungo abbastanza da far dubitare, da far rileggere i thread di teorie sui forum, da rivedere i finali di stagione con occhi nuovi. Lungo abbastanza da far temere che il ritorno potesse essere cauto, prudente, pieno di rielaborazioni e riepiloghi. Non è andata così.
From 4: un ritorno senza rete di protezione

“The Arrival” si presenta come un episodio estremamente efficace nel riportare lo spettatore all’interno del proprio mondo narrativo, ripartendo esattamente da dove si era conclusa la stagione precedente. La sensazione è quella di un ritorno studiato per essere immediato e immersivo, senza perdere tempo in riepiloghi o rallentamenti inutili. È una scelta precisa, quasi una dichiarazione d’intenti: From non ha bisogno di riscaldare i motori, perché i suoi motori non si sono mai fermati davvero.
Niente salti temporali, niente scene stranianti che confondono, niente tricks per tenere incollati allo schermo sbattendo lo spettatore da una parte all’altra della storia per poi tornare al punto di partenza solo alla fine. From sa di essere già forte e inquietante abbastanza, e decide subito di andare al sodo. È la maturità di una serie che, arrivata alla quarta stagione, conosce perfettamente i propri mezzi e non sente il bisogno di stupire con fuochi d’artificio formali.
Un ritorno solido e inquietante che riapre subito i giochi tra misteri, morti e nuovi arrivi, ponendo le basi per una stagione che non può più rimandare le risposte. Ed è proprio questa la novità sostanziale rispetto alle stagioni precedenti: il peso delle aspettative è cambiato. Lo show ha messo in cassaforte la quinta e ultima stagione. Sapendo quanto spazio narrativo resta ancora a disposizione, le aspettative sono inevitabilmente elevate, perché a questo punto non sarebbe giustificabile non fornire risposte alle numerose domande lasciate in sospeso nel corso degli anni.
La posta in gioco si alza in From 4
La quarta stagione porta avanti ed espande la mitologia e i misteri della serie, dimostrando una consapevolezza e sicurezza del proprio impianto narrativo, continuando a costruire tensione e angosciante fascino. Se c’era un rischio, era quello della ripetizione: una serie costruita sul mistero rischia, dopo tre cicli, di sembrare un disco rotto. The Arrival dimostra che gli autori ne sono consapevoli e hanno scelto di alzare la posta invece di navigare sul sicuro.
Se si parte dalla base solida di quanto impostato nelle prime tre stagioni, i nuovi episodi di From 4 iniziano subito, ma senza affrettare i tempi, a introdurre nuovi elementi e nuove dinamiche: è il modo che From ha sin dall’inizio di mantenere tensione, atmosfera e mood generale evitando il rischio di risultare ripetitiva. Il risultato è un episodio che funziona sia come apertura di capitolo che come conferma di tutto quello che la serie è stata fino ad ora.
Boyd, il capo di una città sull’orlo
Con le scoperte dei personaggi, arrivano anche nuovi pericoli. La posta in gioco si alza, la minaccia maggiore ma anche, a tratti, più sottile. Da una parte non mancano le immagini crude e le situazioni cruente, dall’altra la tensione si accompagna a un’inquietudine di fondo per la sorte dei personaggi che ormai, dopo tre stagioni, abbiamo imparato ad amare.
Boyd Stevens rimane il cuore della storia, ma il Boyd di questa stagione è diverso da quello che abbiamo conosciuto. Mentre continua a proteggere i residenti della città, inizia a sospettare che le creature mostruose si siano indebolite dopo la morte di Jim. Allo stesso tempo, nuove rivelazioni sull’Uomo in Giallo portano sempre più a galla la verità.
Gli abitanti di Fromville sembrano pian piano avvicinarsi alla verità, molto di più di quanto abbiano fatto nelle prime tre stagioni, in cui sostanzialmente navigavano tutti a vista. From è come un gioco interattivo, e stiamo per accedere a un nuovo livello. Sarà divertente, e allo stesso tempo terrificante.
Ora, però, prepariamoci per gli SPOILER
Julie, forse ancora una volta, fallisce
La sequenza iniziale, con Jim assalito dall’Uomo in Giallo e Julie disperata per essere arrivata troppo tardi, è costruita per colpire fin dall’inizio. Il dialogo tra Julie e la misteriosa figura allude a incontri precedenti, introducendo un elemento potenzialmente centrale per la stagione: la possibilità che la ragazza stia interferendo con il tempo o con gli eventi in modi ancora poco chiari. Poco dopo, la Julie “alternativa” svanisce e Jim muore sotto lo sguardo dell’Uomo in Giallo, in una scena che lascia poco spazio a interpretazioni e segna uno dei momenti più forti dell’episodio.
Sophia ed il suo piano misterioso
Il colpo di scena più destabilizzante arriva però con la rivelazione sul nuovo personaggio di Sophia. L’episodio d’apertura rivela che l’Uomo in Giallo ha assunto le sembianze di Sophia, giovane figlia di un pastore appena arrivata nel villaggio e interpretata da Julia Doyle. È una mossa narrativa che cambia le regole del gioco in modo radicale: fino ad ora i pericoli erano separati, identificabili, in qualche modo prevedibili. Un nemico che si traveste da nuova arrivata è tutt’altra cosa.
La differenza più evidente rispetto ai mostri notturni riguarda il giorno. Mentre le creature sono legate alla notte e devono rimanere nelle grotte con il sole, questa entità non sembra avere lo stesso limite. In From, la distinzione tra notte e giorno ha sempre avuto un valore preciso, quasi una fragile regola di sopravvivenza. Un nemico capace di muoversi anche di giorno spezza quell’equilibrio e allarga il campo del terrore.
A questo si aggiungono capacità che lo rendono ancora più imprevedibile: viene descritto come in grado di provocare convulsioni e di risvegliare qualcuno con un semplice tocco. La vera forza dell’Uomo in Giallo, almeno per ora, sembra stare meno nell’aggressione diretta e più nella sua capacità di spingere gli abitanti a distruggersi da soli. Prima di soffocare il pastore, rivela di apprezzare il modo in cui le persone del villaggio finiscono per logorarsi a vicenda. È una visione del male più fredda, quasi più lucida, che trasforma il personaggio in qualcosa di diverso da un semplice predatore.
Angela della Ventura
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