Gio Ponti, figura eclettica nel mondo del design italiano. Chiamarlo solo architetto è riduttivo. Ponti fu anche designer, critico, direttore artistico e scrittore, grazie al suo lavoro hanno visto la luce capolavori architettonici, elementi iconici del design d’interni, premi, libri e riviste. “Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte”. La Rubrica Arte di questa settimana è dedicata a lui.
Le sue opere, insieme alle sue partecipazioni e alle riviste da lui curate, rappresenteranno il centro del dibattito culturale dell’architettura e del design italiano della seconda metà del Novecento. Riceve numerosi premi sia nazionali che internazionali. Designer universale, nella sua lunga carriera ha realizzato anche moltissimi svariati oggetti nei più diversi campi, dalle scenografie teatrali, alle lampade, alle sedie, agli oggetti da cucina, agli interni di famosi transatlantici, fino alla Pavoni, una macchina per caffè espresso da bar.
Gio Ponti, vita e formazione

Giovanni Ponti, detto Gio, nasce a Milano il 18 novembre 1891 e nel capoluogo lombardo si laurea in architettura, alla fine della prima guerra mondiale, cui partecipò in prima linea guadagnandosi alcune decorazioni sul campo. Oggi è considerato uno dei maestri dell’architettura italiana, ed è stato anche designer e saggista, tra i più importanti del XX secolo. Poco dopo la laurea instaura con l’amico Emilio Lancia un lungo sodalizio, che lo porterà all’inaugurazione di un primo studio professionale in cui, per un breve periodo, Ponti sarà associato anche a Mino Fiocchi.
Nello stesso anno di laurea, il 1921, sposa Giulia Vimercati, con la quale avrà quattro figli: Lisa, Giovanna, Letizia e Giulio. Inizia da qui in poi la sua lunga carriera. Alle grandi opere architettoniche che portano la sua inconfondibile firma, si affianca una vasta produzione nel settore dell’arredo. Diventa promotore dell’industrial design italiano, proponendo la produzione in serie nell’arredo d’interni come soluzione “sofisticata”, economica, “democratica” e moderna.
Anni Venti e Trenta: li esordi

Nel 1927, Gio Ponti, apre lo studio a Milano con l’architetto Emilio Lancia. Dagli inizi degli anni Venti fino al 1938 collabora con la Manifattura Richard-Ginori, rinnovando la produzione. Proprio grazie alle sue ceramiche Gio Ponti vince il Grand Prix all’esposizione internazionale di Parigi nel 1925. Nel 1928 fonda con Gianni Mazzocchi la rivista Domus. Negli anni Trenta partecipa alle Triennali e ne cura alcune edizioni di successo. Dal 1936 fino al 1961 è docente del Politecnico di Milano e nel 1933 si associa con Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini, fino al 1945.
Da questo sodalizio nascono importanti progetti, tra cui il Palazzo Montecatini a Milano del 1936-1938, in cui Ponti realizza la “progettazione integrale” dell’edificio e degli interni. Altre opere del periodo sono architetture civili, tra cui la Torre Littoria a Milano del 1933, edifici scolastici come la Scuola di Matematica alla Città Universitaria di Roma del 1934 e la Facoltà di Lettere e il Rettorato dell’Università di Padova del 1937. A queste si affiancano edifici residenziali come Casa Marmont del 1934 e le “Domus” del 1931-1936 a Milano.
Anni Cinquanta, Sessanta e Settanta: gli ultimi anni

Nel 1941, abbandonata la direzione di Domus e fonda la rivista Stile. Nel 1952 nasce lo Studio Ponti-Fornaroli-Rosselli e nel 1954 è cofondatore della rivista Stile Industria. Negli anni Cinquanta, Ponti continua la sua attività artistica al massimo delle sue capacità creative. Ne sono testimonianza il secondo Palazzo Montecatini (1951), gli arredi del transatlantico “Andrea Doria” (1952), gli interni e la piscina dell’Hotel Royal di Napoli (1953), solo per citarne alcuni. È del 1956, però, il suo capolavoro: il Grattacielo Pirelli di Milano.
Negli anni Sessanta si sposta in Oriente dove realizza gli edifici ministeriali di Islamabad in Pakistan (1964) e la facciata dei grandi magazzini Shui-Hing a Hong Kong (1963). Negli anni Settanta, invece, ad ottant’anni, Gio Ponti realizza ancora architetture importanti, come la Concattedrale di Taranto (1970) e il Museo di Denver (1971), e arredi, come “la poltrona di poco sedile Gabriela” del 1971. A 88 anni, muore il 16 Settembre 1979.

Nonostante adesso i suoi progetti siano diventati opere ricercate e dal costo elevato, l’industrial design secondo Gio Ponti doveva essere accessibile al maggior numero di persone possibile. Non solo architetta però. Tra gli oggetti più interessanti realizzati dal designer ricordiamo i tavoli, come il tavolo Gio Ponti D859 per Molteni, l’iconica sedia Gio Ponti Superleggera prodotta da Cassina, le poltrone e le ceramiche.
“Inseguo il sogno di una casa vivente, versatile, silente, che s’adatti continuamente alla versatilità della nostra vita, anzi la incoraggi”
Ilaria Festa
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