Cultura

Hannah Arendt e l’insegnamento sulla banalità del male

Nel libro “La banalità del male” Hannah Arendt si sofferma su quanto persone “terribilmente normali” siano state capaci di mostruose atrocità. Oggi, Giornata della Memoria, è bene ricordare quanto l’uomo sia riuscito a superare ogni limite e quanto l’indifferenza degli altri abbia contribuito.

La banalità del male di Hannah Arendt

Nel 1961 Hannah Arendt segue il processo del criminale nazista Eichmann, colui che aveva coordinato la deportazione degli ebrei e che fu rintracciato in Argentina e condannato a morte nel Maggio del 1962. Durante il processo la Arendt analizza la “normalità” di Eichmann: da fuori poteva sembrare una persona normale e non un demone rispetto alle azioni commesse. Ma la sua scelta al non voler essere capace di pensare, riflettere, limitandosi ad obbedire ciecamente agli ordini l’hanno fatto apparire tutt’altro che normale. Eichmann per tutto il processo ha risposto che non ha fatto altro che il suo dovere: far funzionare un meccanismo. Non spettava a lui prendere decisioni: “quando pianificava la partenza di treni per i campi non era suo compito sapere se contenessero ebrei da sterminare o balle di cotone”. I burocrati del Reich erano quindi persone “terribilmente normali” che non si fermavano a riflettere sugli ordini loro dati ma le loro azioni erano determinate dal voler rispettare incondizionatamente le leggi di Hitler. Non conoscendo la vittima, prendendo le distanze da ciò che avviene, rifugiandosi nell’ “eseguire gli ordini” fare male diventa più semplice, diventa banale.

Quanto possono essere potenti la paura e l’indifferenza?

Da qui il pensiero sulla potenza dell’indifferenza, di quanto questo atteggiamento sia stato complice del genocidio. Scegliere di non agire a volte è l’azione più potente di tutte, essere uno spettatore assente non rende meno responsabile l’uomo. Non si può decidere di assentarsi di fronte al male.

La Arendt cerca poi di interrogarsi su quella che era la vera essenza dei governi totalitari. Del perché siano riusciti ad affermarsi così tanto e come sia stato possibile tanto consenso. Arriva a una risposta che è un’emozione capace di immobilizzare l’uomo: la paura. L’essenza del totalitarismo sta nella capacità di fare paura.

<<Il terrore che fa da padrone porta ad annientare le singole personalità oltre gli organismi sociali. Forse l’essenza del totalitarismo sta nell’essere riuscito a modificarci, a far paura a tutti. A chi detiene il potere è tutto permesso e si definiscono scenari di vita che diventano possibili anche se non erano immaginabili>>. Ecco la banalità del male.

La Giornata della Memoria ricorda tutti gli anni quanto l’uomo possa andare oltre. Quanto il male possa insediarsi nella mente di un uomo e quanto può farlo indisturbato. A volte il male è così semplice quanto catastrofico. L’indifferenza a questo è colpevole quanto l’azione.

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