Possono essere considerati dei contenitori della psicoanalisi freudiana, il riflesso delle nevrosi di uomo proiettate sul grande schermo: stiamo parlando dei film di Alfred Hitchcock. Il suo cinema si è distinto per aver sconvolto la coscienza degli spettatori: scopriamo il perché.
Spellbound: la psicoanalisi di Alfred Hitchcock

Spellbound (1945) di Hitchcock fu uno dei primi film hollywoodiani a vendere la psicoanalisi al pubblico americano. Per la prima volta nella storia cinematografica, la figura dello psichiatra sostituiva quella del detective privato per la risoluzione di un mistero.
Hitchcock descrisse Spellbound come “un’altra storia di caccia all’uomo avvolta in una pseudo-psicoanalisi“. I personaggi principali, interpretati da Gregory Peck e Ingrid Bergman, sono entrambi psichiatri.
Spellbound è un viaggio all’interno dell’es, quel serbatoio di pulsioni e desideri, in grado di influenzare il nostro modo d’agire. A venir fuori è la natura rappresentazionale dell’es, in quanto desideri e pulsioni non possono apparire alla parte conscia nella loro forma naturale.
Tanto che per la prima volta, il mondo del sogno non viene più mostrato (citando Hitchcock) con «la nebbia che confonde i contorni delle immagini», ma appare in forma rappresentata, come quadri di Salvador Dalí e di Giorgio de Chirico, i massimi rappresentanti del surrealismo.
Come esplicato dai titoli di testa:
La nostra storia tratta della psicoanalisi, il metodo con cui la scienza moderna tratta i problemi emotivi dei sani di mente. L’analista cerca solo di indurre il paziente a parlare dei suoi problemi nascosti, ad aprire le porte chiuse della sua mente. Una volta scoperti e interpretati i complessi che hanno disturbato il paziente, la malattia e la confusione scompaiono… e i mali dell’irragionevolezza vengono scacciati dall’anima umana.
Titoli di testa di Spellbound (Alfred Hitchcock, 1945)
Marnie: la chiave della suspence
Un altro esempio dell’uso da parte di Hitchcock della nozione di pulsioni represse è il film Marnie (1964), con Tippi Hedren nel ruolo della protagonista, psicologicamente disfunzionale. Marnie è una cleptomane che detesta gli uomini e ha un grande bisogno di essere amata dalla madre.
Nel corso del film veniamo a conoscenza delle cause delle nevrosi di Marnie. Si scopre il ruolo fondamentale dei ricordi, forme in grado suscitare paure irrazionali, in quanto riconducibili a un incidente avvenuto quando aveva sei anni. Durante un temporale, la giovane Marnie si spaventa e uno dei clienti della madre(che faceva la prostituta), cerca di calmarla. Pensando che stia molestando la figlia, Bernice aggredisce il cliente. Marnie, vedendo la madre alle prese con l’uomo, prende un attizzatoio da camino e lo colpisce alla testa, uccidendolo. La pozza di sangue che ne deriva e l’associazione di quell’evento con il temporale sono le cause della nevrosi di Marnie.
Non c’è terrore nel botto, ma solo nella sua anticipazione.
Alfred Hitchcock – le-citazioni.it
Da questa sola citazione, è chiaro che Hitchcock aveva una profonda comprensione della psiche umana. Sapeva che l’immaginario costruito antecedentemente ad un fatto, è molto più potente di qualsiasi immagine che potesse essere resa sullo schermo. È qui che risiede la grandezza dei film di Hitchcock e il suo segreto nel costruire la suspence. E questa conoscenza era la chiave della sua notevole capacità di manipolare il pubblico. La violenza era raramente presente nei film di Hitchcock; il pubblico usava invece la propria immaginazione per “riempire i vuoti”.
Psyco: la casa della psicoanalisi
Il miglior amico di un ragazzo è sua madre.
Norman Bates – Psycho (Alfred Hitchcock, 1960)
La teoria di base, da tener presente nell’analisi psicoanalitica di Psyco è la tripartizione freudiana dell’io, super io e es e la conseguente dinamica tra conscio e inconscio.
Freud riteneva che i ricordi traumatici, venissero repressi dalla mente cosciente come meccanismo di difesa che per mantenere l’Io libero da conflitti e tensioni. Questi ricordi rimangono nascosti nel subconscio e si manifestano nelle psicosi dell’individuo, alla presenza di uno stimolo che possa suscitare il ricordo represso.
La casa di Norman è l’indicatore della sua psicosi e spazializzazione del suo io.
Potremmo infatti applicare la tripartizione freudiana alla casa, e notare come sia la rappresentazione stessa dell’individuo.
La tipica casa di campagna degli anni cinquanta, è infatti divisa in tre piani distinti ma comunicanti: cantina, piano terra e primo piano. Tale divisione dei piani, ricorda appunto la tripartizione psichica di Freud.
Es, Io e Super-Io sono rispettivamente immaginati da Hitchcock come: la cantina, la parte oscura e nascosta nella quale si annidano i desideri profondi (Es); il piano terra, in cui normalmente sta Norman (Io); il primo piano, dove è sita la camera della madre (Super-io).
Con Psyco arriviamo al culmine della presenza psicoanalitica della cinematografia di Hitchcock, tanto da non riuscire a distinguere il confine ne tra i personaggi stessi, ne tra autore e rappresentante.
Freud avrebbe infatti concluso che l’atteggiamento di Hitchcock nei confronti delle donne e la sua ossessione per le figure materne forti sono probabilmente dovuti alle esperienze di Hitchcock con la propria madre, che a volte faceva stare il giovane Hitchcock ai piedi del letto per diverse ore come punizione (a questo si allude in una scena di Psycho).
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Martina Capitani
Ph:La psicoanalisi di Spellbound (Alfred Hitchcock, 1945) – Photo Credits @fredcasualmente on twitter.com





