Gino Paoli si è spento ieri, a novantuno anni, appena quattro mesi dopo la sua più cara amica, Ornella Vanoni. Una morte, la sua, che segna profondamente tutti -perché, diciamocelo, chi non conosceva le sue canzoni?- e, in particolare, il mondo della musica italiana. Come prevedibile, dopo che la notizia della sua scomparsa si è diffusa, i colleghi del cantautore genovese hanno voluto tendergli omaggio, chi con un discorso più articolato, chi con poche parole.

Il mondo della musica saluta Gino Paoli

Se Gianni Morandi saluta commosso il suo «amico e collega di una vita, ti ho voluto bene da sempre. Per la tua musica, per la tua anima, per quello che hai lasciato a tutti noi», per Levante «i poeti sono nel per sempre. Senza fine». Zucchero definisce la morte di Gino «un buco nell’anima», mentre Renato Zero scrive: «Gino Paoli mancherai a questa famiglia di gitani e sognatori. Ma anche il tuo silenzio sarà musica e posia. Uno dei tuoi alunni: Renato Zero». Una dispiaciuta Elisa, invece, si limita a un sincero «Ho il cuore spezzato e neanche una parola. Hai fatto tanto per me… Non ti dimenticherò mai».

Più elaborato -e critico- il pensiero di Morgan: «Gino Paoli ha rappresentato, fino a che è stato al mondo, una vera resistenza al sistema in cui siamo immersi e imprigionati, che lui chiamava regno degli imbecilli, delle cose imbecilli, del non pensiero, del fancazzismo, della mancanza di bellezza, il contrario dell’epoca mitologica della Genova di fine anni ’50. Deve essere stato anche faticoso per Gino sopportare l’avanzata del futile, dei social network, e intanto la scomparsa dei suoi amici cantautori, una lenta cancellazione di una cosa meravigliosa che a noi rimane in eredità, nonostante non ce la meritiamo e non siamo in grado di onorarla custodirla e diffonderla intanto proteggerla. Siamo solo capaci di fare sciacallaggio discografico e compilation di grandi successi. Che ingrati. Gino Paoli la vita se l’è goduta, nel tormento e nell’entusiasmo, ha fatto tutto ciò che desiderava, ha avuto tutto: fama, amore, denaro, libertà, insieme ad una marea di rotture di scatole. Era più psichedelico di Syd Barrett, più punk di Iggy Pop, è stato in assoluto il più grande cantante italiano, non per estensione ma per gusto, padronanza ed espressione. Molto di voi lo scopriranno col tempo. Lunga vita al diavolo del Rock».

La “scuola genovese” rende omaggio a uno dei suoi padri fondatori

A rendere omaggio all’artista, naturalmente, è tutta la scuola genovese, presente e futura. Alfa spiega come, con la scomparsa di Paoli, «se ne va un pezzo di Genova, ma anche un pezzo di tutti noi. Ci lascia però una cosa enorme: l’idea che per arrivare davvero alle persone non serve complicare le cose, basta essere veri». Olly non fa commenti, e lascia parlare la musica, salutando il cantante attraverso le note de Il cielo in una stanza.

Un emozionato Cristiano De André, invece, gli dice addio con queste parole: «Se ne è andato uno dei giganti della musica italiana: un artista dal cuore immenso, capace di scrivere canzoni che hanno anticipato i tempi e segnato intere generazioni. Grande amico di mio padre, è stato una presenza familiare fin da quando ero bambino. La sua sensibilità, la sua eleganza e la sua voce resteranno per sempre nella nostra memoria. È una perdita immensa, non solo per la musica, ma anche per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino. Oggi è un giorno davvero triste».

Mogol ricorda la sua amicizia con Gino Paoli

Anche Mogol è molto toccato dalla morte di Paoli, e ricorda emozionato un aneddoto storico: «Mi dispiace immensamente. Era un caro amico, molto, molto caro. Ed è stato un grandissimo autore e compositore. Dato che era un caro amico, presi questo brano capolavoro che aveva scritto, con versi indimenticabili come “il cielo non ha più pareti ma alberi”, e lo feci sentire a Mina. E subito capì che era un capolavoro. Io non ho fatto nulla, se non far ascoltare a lei la canzone».

Renzo Arbore racconta: «Ci siamo conosciuti nel ‘58. Ho sentito “Il cielo in una stanza” di Mina che lei cantava in un locale di Ischia. Una canzone cosi eccezionale che laureò Mina come grandissima vocalist». Più ermetico, ma altrettanto incisivo, il tributo di Samuele Bersani, che evidenzia una grandissima verità: «Chiunque faccia il mio lavoro ti deve tantissimo».

Federica Checchia