Cultura

“L’Isola del Tesoro” di Stevenson: “Storie marine in marinaresco tono”

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“Storie marine in marinaresco tono. E tempeste e avventure e caldi e geli. E bastimenti ed isole e crudeli. Piraterie, ed interrato oro, Ed ogni vecchia favola ridetta. Nei precisi antichi modi: Se tutto ciò, come a me piacque un tempo, Piaccia ai più savi giovani d’oggi: Così sia, così accada!”

Con queste parole inizia “L’isola del tesoro” (Treasure Island), il romanzo più famoso di Robert Louis Stevenson. Pubblicato il 14 Novembre del 1883, “L’isola del Tesoro” è uno dei primi cosiddetti romanzi di formazione. Pensato dall’autore per dei lettori adolescenti, può essere considerato l’antesignano dei libri di genere piratesco. La storia permette di riflettere sulla antica ma sempre in atto “lotta” tra il Bene e il Male.

Robert Louis Stevenson, un anticonformista in cerca di avventure

Robert Louis Stevenson, nasce ad Edimburgo il 13 Novembre del 1850. La sua famiglia, di ingegneri, avrebbe voluto far continuare l’attività di famiglia al giovane che però a causa della sua cagionevole salute non poté farlo. Spesso malato, studia privatamente e fin da giovane nutre interessi letterari. Il giovane Stevenson ha uno spirito anticonformista e all’età di 25 anni entra in contrasto con la famiglia e con il puritanesimo borgehse del periodo. Inizia a viaggiare. Il suo spirito inquieto lo porta dalle Highlands scozzesi, prima in Francia, poi in Germania e all’Italia, fino all’Olanda. L’incontro con una donna, cambierà la sua vita per un certo periodo.

Nel 1876 incontra Fanny Osbourne, una donna di quasi 10 anni più grande di lui che sposa negli Stati Uniti dopo qualche anno di relazione. I due vivevano in una zona selvaggia del Far West, dedicandosi solo alla scrittura. I suoi numerosi viaggi, ispirano molto i suoi lavori di quegli anni. Il successo arriva proprio grazie all’ “isola del Tesoro” e ad un altro romanzo che ha segnato la storia della letteratura mondiale: Lo strano caso del Dott. Jekyll e Mr Hyde. Il richiamo dell’avventura però è sempre più forte e Stevenson decide di intraprendere una crociera nell’Oceano Pacifico.  Si stabilisce nelle isole Samoa dove si dedicò a difendere gli indigeni dai “conquistatori” bianchi, vivendo la maggior parte del tempo con loro. Si guadagna il soprannome di “Tuisitala”: il narratore. Qui muore il 3 Dicembre del 1884.

“L’Isola del Tesoro”: Jim, i pirati e la lotta tra il bene e il male

Con “l’Isola del Tesoro” si segna una svolta nella letteratura europea. Avviene un rinnovo nella tradizione dei romanzi d’avventura. Questo nuovo movimento letterario è una necessità di questi nuovi studiosi che vogliono reagire al naturalismo e al positivismo che fino ad allora aveva dominato il mercato e la letteratura. La forte attrazione per l’avventura, porta Stevenson ad immaginare mondi altri, in equilibrio tra fantasia e realtà. La libertà narrativa del racconto fantastico permette all’autore di costruire una storia accattivante ma che ci lascia comunque un messaggio su cui riflettere.

L’idea arriva dopo aver visto un disegno che il figlio di Fanny aveva fatto. Il ragazzino ha disegnato una fittizia mappa del tesoro. Ecco che arriva l’illuminazione e il romanzo prende vita. DIviso in sei parti, composte da 34 capitoli, narra la storia e le avventure del giovane Jim Hawkins. Jim in una locanda assiste ad una discussione tra galeotti e per una serie di fortunati (o sfortunati) eventi, ritrova in vecchio baule del pirata Billy Bones, la mappa di un’isola per trovare un tesoro nascosto.  Da qui partono le avventure del giovane che si imbarca, a sua insaputa con alcuni pirati, tra cui il leggendario Long John Silver, per cercare questo fantomatico tesoro. 

Il primo romanzo di formazione

“Le mie sofferenze quand’ero malato, le gioie della convalescenza…e l’attività innaturale del mio cervello”.

Con queste parole, l’autore sembra indicare le componenti fondamentali della sua ispirazione letteraria, vale a dire la sofferenza, il gioco e la fantasia. Ed è proprio questo mondo parallelo e in bilico tra realtà e fantasia, ad ispirare l’autore. Con uno stile chiaro e preciso, Stevenson narra le avventure del giovane alla ricerca di un riscatto e di un tesoro che lo farà finalmente diventare un “uomo”. I Pirati rappresentano gli antagonisti, il male ma anche il desiderio di scoprire l’ignoto che spesso ci spinge a fare cose che altrimenti non faremmo. Il bene e il male. Questi sono comunque i due cardini del romanzo, in contrapposizione uno con l’altro. Il mare, il mistero, l’avventura servono solo all’autore per rendere il concetto principale più interessante ed accattivante.

“In principio era il buio. È nel buio della notte, magari una notte di tempesta, in una casa isolata nella brughiera, che si sprigionano i sogni. Qui c’è freddo, pioggia, miseria, solitudine. Si sognano un sole e un azzurro lontani, la ricchezza, l’avventura.”

Ilaria Festa

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