Luigi Comencini, il padre della commedia all’italiana

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Di Redazione Metropolitan

Regista e sceneggiatore ma anche architetto, Luigi Comencini ha “costruito” con le sue idee un genere cinematografico destinato a lunga vita e successo: la commedia all’ italiana. Nei suoi film rispecchiarsi è facile, tutte le storie che racconta altro non sono che scene di vita quotidiana nell’Italia così fieramente rappresentata da Comencini.

A Parigi, Comencini trova l’amore

Nato l’8 giugno 1916 a Salò, trascorre l’infanzia a Parigi con la famiglia. E nella città dell’amore, Luigi si innamora del cinema. Al rientro in Italia, si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, professione che esercita accanto a quella di critico cinematografico. Il suo esordio da regista risale al 1948 con “Proibito rubare”, ma è nel 1953 con “Pane, amore e fantasia” che Comencini lascia la sua impronta nel panorama cinematografico italiano. Tra i grandi del cinema italiano, Comencini dirige attori del calibro di Totò, Mastroianni, Gassmann, Troisi, Alberto Sordi, Stefania Sandrelli, Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica. Questi ultimi sono i protagonisti di “Pane, amore e fantasia”.

La nascita della commedia all’italiana

Pane, amore e fantasia”, in cui recita una splendida Gina Lollobrigida nei panni di una fanciulla poverissima soprannominata “La bersagliera”, gli vale l’Orso d’Argento al Festival di Berlino e contribuisce alla nascita di un genere cinematografico 100% made in Italy: la commedia all’italiana.

Negli anni successivi, Comencini resta su questo nuovo e fortunato genere, dirigendo “Pane, amore e gelosia”, “La bella di Roma” e “Mariti in città”. Ma la commedia non è l’unico ambito in cui Comencini vuole raccontare la storia degli italiani, e negli anni ’60 il regista dà prova di sapersi muovere a suo agio anche nel genere drammatico. Ancora una volta, gli italiani sentono propri i temi affrontati dal regista, primo fra tutti la povertà che seguì la fine della Seconda Guerra Mondiale. Di questo genere fanno parte “Tutti a casa” (1960), “La ragazza di Bube” (1963) e “Incompreso” (1966).

Il tema dell’infanzia nella carriera di Comencini

Un tema molto approfondito dal regista è quello dell’infanzia, tema ricorrente in tutta la sua carriera cinematografica. Nel 1971 dirige un documentario per la RAI intitolato “I bambini e noi”. Per questo documentario, Comencini gira l’Italia, ci porta in diverse regioni, nelle campagne e nelle periferie delle grandi città. Il suo intento è quello di intervistare bambini di ogni estrazione sociale, focalizzandosi sui più poveri. Commentando la sua inchiesta dichiarò: “Non mi sono mai messo nella condizione di colui che vuole ‘illustrare’ le sue idee, ma ho cercato di farmi un’idea attraverso l’esame della realtà“.

Dal documentario "I bambini e noi" diretto da Comencini nel 1970, andato in onda nel 1978 - Photo credit: dal web
Dal documentario “I bambini e noi” diretto da Comencini nel 1970, andato in onda nel 1978 – Photo credit: dal web

Uno dei bambini intervistati, Domenico Santoro, è scelto dal regista per interpretare Lucignolo nello sceneggiato televisivo “Le avventure di Pinocchio” (1972).

L’amore in Italia

Seguendo il filone documentaristico, e, soprattutto, la sua voglia di raccontare l’Italia, nel 1976 torna a lavorare per la RAI ne “L’amore in Italia”, documentario sulla concezione dell’amore nell’Italia degli anni ’70. Tra il 1977 e il 1978, Luigi Comencini torna a girare per la sua amata penisola, alla ricerca di volti da intervistare, che raccontassero le loro storie d’amore, storie d’amore all’italiana. Il documentario riscuote un grande successo, tanto da diventare un libro nel 1979, pubblicato da Mondadori.

Luigi Comencini, l’amore per il cinema come eredità di famiglia

L’amore per il cinema è talmente radicato in Comencini che sembra far parte del suo DNA. E questo amore diventa la sua eredità, lo trasmette alle quattro figlie avute dalla moglie, la principessa Giulia Grifeo di Partanna. La figlia Paola diventa una scenografa, mentre Eleonora è direttrice di Produzione.

 Cristina e Francesca diventeranno due registe, Francesca collabora con il padre al film “Marcellino” (1991), un remake di “Marcellino pane e vino” (1955), che ha segnato la chiusura della carriera di Luigi, quasi come un passaggio del testimone alla figlia.

Vera Martinez

Photo credit: dal web
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