Luigi Tenco, l’esponente della ”scuola genovese” fra carriera e successi

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Di Alessandro Carugini

Luigi Tenco è uno dei maggiori esponenti di quella che sarà conosciuta come ‘scuola genovese’, ma in realtà lui arriverà a Genova all’età di 10 anni. Nasce a Cassine, in provincia di Alessandria, il 21 marzo del 1938 ed è stato un cantautore, compositore e polistrumentista. Molti lo considerano un depresso, ma secondo i suoi amici dell’epoca non era proprio così. Lauzi lo definisce come un narcisista depresso mentre Gino Paoli disse che era il ‘più cazzone di tutti loro’. Molto interessante l’aneddoto sulla sua partecipazione al musicarello La Cuccagna. Si presenta al provino sconvolto dopo unna notte brava e quando Luciano Salce lo vide esclamò ‘E’ lui il protagonista del mio film!’ Luigi ha fatto solo tre album nella sua carriera e morì il 27 gennaio del 1967. Tutt’oggi la sua morte è fonte di discussione e congetture complottistiche.

Ma non parliamo della sua morte! Oggi celebreremo la sua vita e la sua carriera

Come già accennato insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi e altri, fu uno degli esponenti di punta della cosiddetta “scuola genovese“, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana a partire dalla fine degli anni cinquanta. È considerato da alcuni critici come uno dei più grandi e talentuosi cantautori italiani di tutti i tempi, a detta di molti è un predestinato ed immaginando un suo futuro, non lo vedono come cantautore ma come arrangiatore di grandi pezzi.

Luigi Tenco: La mia più grande ambizione è quella di fare in modo che la gente possa capire chi sono io attraverso le mie canzoni, cosa che non è ancora successa

La sua passione per la musica inizia nel 1953 quando forma il gruppo musicale Jelly Roll Boys Jazz composto da Danilo Dègipo alla batteria, Bruno Lauzi al banjo, Alfred Gerard alla chitarra e al clarinetto, che esordisce con alcune cover di Nat King Cole e Kid Ory . Dopo aver conseguito il diploma di maturità scientifica, si unì saltuariamente al pianista Mario De Sanctis come sassofonista per il Modern Jazz Group, e vide tra i componenti il ​​giovanissimo Fabrizio De André alla chitarra elettrica. I due ebbero un alterco quando lo stesso De Andre si prese il merito della canzone di Tenco “Quando” e ammise di averlo fatto per conquistare le donne. Sette anni dopo, Faber gli dedicherà la canzone “Preghiera in Gennaio” alla sua morte.

Perché scrivo solo cose tristi? Perché quando sono felice esco

Nel 1957, Tenco fu chiamato da Marcello Minerbi nel Trio Garibaldi, con Ruggero Coppola alla batteria e Minerbi al pianoforte; proprio per il trio, Tenco scrisse la sua prima canzone, la sigla di apertura dell’orchestra. Seguì, nel 1958, la costituzione del gruppo I Diavoli del Rock, con Graziano Grassi, soprannominato Roy, alla batteria, e Gino Paoli alla chitarra. Nello stesso anno si trasferì a Milano con l’amico Piero Ciampi, ospite dell’amico arrangiatore Reverberi che lo introdusse in Ricordi come session man. Fu proprio in questo periodo che ottenere un contratto con la Dischi Ricordi, in veste di cantante, e il suo esordio fu nel 1959 con il gruppo I Cavalieri, composto da Gian Franco Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando de Luca.

Incise un EP con quattro brani, Mai/Giurami tu/Mi chiedi solo amore/Senza parole, pubblicato a nome «Tenco». Dopo questa incisione, adottò gli pseudonimi di “Gigi Mai“, “Dick Ventuno” e “Gordon Cliff“, chiedendo allo stesso Nanni Ricordi di non apparire con il suo vero nome per non subire danni d’immagine, essendo studente di scienze politiche e iscritto al Partito Socialista Italiano. In verità pare che Tenco avesse una relazione con una donna in quel periodo ed i cantautori non erano visti di buon occhio. La svolta musicale si ebbe nel 1961 quando pubblicò il suo primo 45 giri con il suo vero nome, I miei giorni perduti. Da qui in poi pubblicherà 3 LP: Luigi Tenco (1962), Luigi Tenco (1965) e Tenco (1966) diventando uno dei più importanti cantautori italiani.

Ho voluto bene al pubblico italiano dedicandogli inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi

Con queste parole Tenco dice addio alla vita ma la sua eredità artistica non morirà mai. Nel 1972 fu costituito il “Club Tenco”, con lo scopo di riunire tutti coloro che si proponevano di valorizzare la canzone d’autore e due anni dopo istituì il Premio Tenco, manifestazione che tutt’oggi, premia i grandi cantautori del nostro Paese. Ecco le canzoni più belle di Luigi Tenco.

Vedrai Vedrai

Una delle pietre miliari della discografia di Luigi Tenco. Il brano è dedicato alla madre del cantautore che l’aveva cresciuto senza un padre. Tenco racconta la preoccupazione per aver deluso la donna, avendo deciso di intraprendere la carriera artistica.

Mi Sono Innamorato Di Te

Il testo è una dichiarazione d’amore non convenzionale, sembra quasi che l’innamoramento sia una sorta di passatempo per sconfiggere la noia. Lo stesso Tenco dichiarò che c’era molto sentimento invece perché era molto preso da una donna quando l’aveva composta.

Lontano Lontano

Questa canzone è autobiografica e parla della fine di un amore. All’epoca, Luigi aveva una storia con una certa Valeria e pare che il brano fosse dedicato a lei.

Se Stasera Sono Qui

Scritta da Tenco e Mogol, “Se stasera sono qui” fu portata al successo da Wilma Goich. In seguito alla scomparsa del cantautore, fu recuperato un provino, con l’accompagnamento del solo pianoforte, fu riarrangiato e pubblicato postumo.

Ciao Amore, Ciao

Concludiamo con “Ciao amore, ciao”, con cui Luigi Tenco si presentò al Festival di Sanremo nel 1967. Questa sarà l’ultima esibizione del cantautore! Di questo brano pare che Tenco ne scrisse una decina di versioni, prima di arrivare a quella definitiva.

Alessandro Carugini

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