Al giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, Mark Ruffalo è uno degli attori più noti di Hollywood. Nonostante la sua carriera sia iniziata relativamente tardi rispetto agli standard, egli è ben presto finito a ricoprire ruoli di degno spessore che lo hanno lanciato sul mercato del cinema internazionale in un batter di ciglio. Da Dave Toschi in Zodiac di Fincher all’enigmatico agente federale Chuck Aule di Shutter Island, protagonista di uno dei maggiori colpo di scena del cinema dei primi anni del terzo millennio, Ruffalo si è fatto rapidamente strada tra le star di Los Angeles, arrivando presto al successo. Eppure, malgrado le numerosissime candidature e i vari premi vinti, il ruolo più iconico ricoperto da Mark Ruffalo è certamente quello di Hulk. A esso ha infatti dedicato parecchie energie in un progetto pluriennale di gigantesca portata.
Mark Ruffalo, il debutto nel Marvel Cinematic Universe

Il personaggio di Hulk si inserisce nell’ampio scenario del Marvel Cinematic Universe, uno dei più ambiziosi piani cinematografici degli ultimi anni. In questo, il personaggio interpretato da Mark Ruffalo è concepito per essere ben più di un semplice mostro del combattimento da sguinzagliare quando necessario, ma subisce un’evoluzione tutt’altro che banale, che ne approfondisce la dicotomia à la Dr Jekyll and Mr Hyde. Protagonista di un vero e proprio romanzo di formazione, Hulk intraprende un percorso di accrescimento personale. Partendo dal primo Avengers fino ad arrivare alla serie She-Hulk, Banner arriva ad accettare via via sempre di più sé stesso, mettendosi costantemente in discussione.
Mark Ruffalo decide di entrare nel maestoso progetto dell’MCU nel 2011, sostituendo il primo Hulk Edward Norton. Con la sua entrata in scena, vengono esplorate le varie sfaccettature dell’eroe Marvel. Il debutto di Ruffalo nei panni di Hulk avviene nel 2012 nel primo film dedicato ai Vendicatori. Nonostante l’attore si fosse lanciato in un progetto ormai in corsa, esordendo in un film corale come personaggio comprimario, egli riuscì a ritagliare al gigante verde lo spazio che meritava grazie alla sua performance apprezzata da critica e pubblico. Grazie all’interpretazione di Ruffalo, si può finalmente mettere a nudo le antinomie che caratterizzano l’eroe. Già dalla prima comparsa di Mark, infatti, il personaggio di Bruce Banner viene maggiormente approfondito nelle sue difficoltà antitetiche. Da un lato il distruttore senza coscienza, dall’altra l’uomo con le sue debolezze e preoccupazioni.
Sviluppo e maturazione del personaggio di Hulk
A fungere da chiave di volta per far emergere le contraddizioni di Banner/Hulk è il rapporto con il personaggio della Vedova Nera, interpretata da Scarlett Johansson. È infatti il legame di natura affettivo che lega i due personaggi a rendere manifesti anche nel Banner trasformato i suoi sprazzi di umanità. Nei film che seguiranno il primo Avengers, Hulk viene sempre più messo a fuoco nei suoi lati contrapposti. Banner passerà dal rifuggire il suo alter-ego al rimanere trasformato per oltre due anni, fino ad arrivare a non riuscire a richiamarlo più a causa della prima umiliante sconfitta con Thanos. Banner e Hulk, tenuti insieme da Mark Ruffalo, iniziano a dialogare sempre di più fino a diventare una cosa sola.
Nella sua costante evoluzione, l’eroe giunge al culmine del suo percorso formativo riuscendo ad accettare il lato oscuro di sé e a conviverci, comprendendo come alla fine siamo tutti dotati di un lato umano e uno ferino. Vissuta la sua parabola come in un romanzo di formazione, il “ragazzo” Banner è finalmente pronto a crescere e a diventare “uomo”, “padre”. È proprio per questo che in She-Hulk Banner aiuta la giovane Jennifer Walters a gestire il suo alter-ego, indicandole la via percorsa da lui stesso. Bruce ormai la sua vita l’ha vissuta e le sue difficoltà le ha affrontate. È il momento che trasmetta la saggezza accumulata nella vita a un’altra persona, come farebbe un padre con la figlia. Con quest’ultima interpretazione, Mark Ruffalo chiude un percorso durato oltre dieci anni, e che nelle sue difficoltà lo ha ammesso nell’Olimpo degli attori di Hollywood.
Dario Lucisano
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