I millenials hanno tre desideri: arrivare alla pensione, ricevere per Natale il robottino Emiglio e che gli Oasis tornino insieme. Tra questi, al momento, proprio l’ultimo sembra essere il meno realizzabile. Noel e Liam Gallagher, i fratelli più famosi del panorama musicale internazionale, hanno messo un punto all’avventura della band britpop ben quindici anni fa. Periodicamente, si diffondono voci circa un loro possibile riavvicinamento, ma il duo non sembra aver fretta di seppellire l’ascia di guerra.

D’altronde, i Gallagher non sono mai stati famosi per la capacità di lavare i panni sporchi in casa. Le pittoresche sfuriate e i battibecchi pubblici hanno intrattenuto il pubblico per oltre dieci anni. Palchi abbandonati e dichiarazioni al vetriolo nei confronti di colleghi, operatori del settore e, ancora più spesso, loro stessi, sono sempre stati il marchio di fabbrica del gruppo. Di certo, però, nessuno, forse neanche i protagonisti della vicenda, avrebbero potuto mai prevedere che, un giorno, sarebbe arrivata la classica goccia che fa traboccare il vaso. Goccia che, loro malgrado, ha condotto alla rottura.

Noel e Liam Gallagher: cuore degli Oasis, tra genio e sregolatezza

Gli Oasis, gruppo simbolo del Britpop anni Novanta

Tutto si può dire, tranne che Noel e Liam non abbiano un bel caratterino. Eppure, le loro personalità scoppiettanti, unite a un innegabile talento, hanno portato gli Oasis a diventare una delle rockband più influenti degli ultimi decenni. I pionieri del pop made in UK hanno origine a Burnage, quartiere di Manchester; alla loro guida, dopo vari rimescolamenti interni, i bizzosi Gallagher. Nel 1994 arriva la grande occasione, con l’uscita del singolo Supersonic, che dona loro una discreta visibilità. È Live Forever, tuttavia, a farli entrare per la prima volta nella top ten inglese, e a trainare il loro album di debutto, Definitely Maybe.

In seguito, e in particolar modo dopo la pubblicazione di (What’s the Story) Morning Glory?, disco del 1995 che contiene, tra le altre, Wonderwall, Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova, gli Oasis diventano la punta di diamante del mercato discografico britannico. In questo periodo si accende la rivalità con altri complessi a loro affini, primi fra tutti, i Blur, capitanati da Damon Albarn. Lo stile di vita sregolato, la spavalderia a tratti eccessiva e la bravura nel sfornare brani di successo sono il tratto distintivo che li accompagna per tutta la carriera. Le intemperanze dei Gallagher Brothers, in particolare di Liam, incline allo scontro diretto, li rendono impossibili da gestire e non sempre graditi agli addetti ai lavori. Il pubblico, però, li sostiene. I fans impazziscono per la loro musica e lo stile inconfondibile, imitandone i look e il taglio di capelli. Le cose belle, però, sono spesso destinate a non durare all’infinito. I continui screzi, i problemi durante i tour e le critiche feroci alle ultime incisioni minano l’equilibrio in maniera irreversibile.

Per un pugno di abiti

Tra alti e bassi, la band tira avanti, in un clima sempre più teso, fra performance rimandate, aerei persi e ripresi e vendite traballanti. Il colpo di grazia arriva nel 2009, a tre date dalla conclusione di una tournée mondiale. Gli Oasis sono a Parigi, in procinto di esibirsi al festival Rock en Seine; in quel periodo, Liam si sta preparando a lanciare la sua linea d’abbigliamento Pretty Green. Come ha raccontato lo stesso Noel, anni dopo, ospite del The Matt Morgan Podcast: «Liam ci aveva dato un sacco di vestiti. Non solo me, a tutta la band. E io li ho portati subito in un negozio che che raccoglie abiti per beneficenza. Li ho lasciati sulla porta del negozio». Il dispetto viene preso malissimo dal frontman, e il diverbio degenera in un vero e proprio litigio. Volano parole e, a quanto pare, anche chitarre. Come se non bastasse, quel sacchetto di abiti ripudiati dal maggiore dei Gallagher, finisce in qualche modo nella vetrina di un negozio, un mese prima del debutto della collezione. Questo, ovviamente, complica ancora di più le cose.

Dopo l’ennesimo scontro, il punto di non ritorno viene raggiunto quando, il 28 agosto, Noel rilascia il seguente comunicato: «È con un po’ di tristezza e grande sollievo che vi dico che questa notte lascio gli Oasis. La gente scriverà e dirà quello che vorrà, ma semplicemente non riuscirei a lavorare con Liam un giorno di più. Le mie scuse a tutte le persone che avevano comprato i biglietti per Parigi, Costanza e Milano.». È la fine di un sogno, per loro e per i fans.

I Gallagher nel post Oasis

Lo scioglimento non ferma, in ogni caso, il rapporto di amore-odio tra i “fratelli-coltelli”, che continuano a stuzzicarsi e ad attaccarsi, stavolta attraverso i media. Nel 2010 Noel fonda i Noel Gallagher’s High Flying Birds; Liam, invece, dà vita ai Beady eye, che, però, si separano nel 2014. Nel frattempo, il botta e risposta tra i due non accenna a diminuire. Osservazioni sarcastiche sulle rispettive carriere soliste si alternano ad esternazioni nostalgiche, specialmente da parte di Liam, che riaccendono ciclicamente la speranza di chi ancora crede in una reunion.

Il momento giusto per un riavvicinamento, anche se per motivazioni drammatiche, sembra arrivare nel 2017. Il 22 maggio, al termine di un live di Ariana Grande alla Manchester Arena, un attentatore compie un attacco suicida all’interno dell’impianto, uccidendo ventitré persone, molte delle quali minorenni. La popstar statunitense organizza One Love Manchester, un mega-concerto di beneficenza in onore delle vittime, al quale accorrono artisti inglesi, come i Coldplay e Robbie Williams, ma anche americani, da Justin Bieber a Miley Cyrus, oltre che, ovviamente, la stessa Ariana. Gli occhi di tutti, però, sono puntati sulla famiglia Gallagher. Ci si chiede se i fratellini saranno in grado di unirsi per una buona causa, mettendo da parte i dissapori e consolando la loro città, ferita al cuore. La risposta, sfortunatamente, è negativa. A presenziare è solo Liam, che duetta con Chris Martin; di Noel, nessuna traccia. La ferita, dunque, appare insanabile ma, in fondo, la generazione Oasis non ne vuole sapere di rassegnarsi; le due voci simbolo degli anni Novanta torneranno a cantare insieme. Prima o poi.

Federica Checchia

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