“Sant’Anna con la Vergine e il Bambino”, capolavoro olio su tavola di Leonardo da Vinci. Il genio fiorentino dell’arte italiana realizzò questo capolavoro intorno al 1510-1513 circa. Oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi, raffigura, nella sua perfetta semplicità, la maternità, attraverso le tre generazioni della famiglia di Cristo. Per la Rubrica Arte di questa settimana, parliamo proprio di questo capolavoro che, come tante altre opere del maestro, ha fatto anche tanto parlare di sé.

Da Firenze alla Francia, storia di un capolavoro

Sant'Anna con la Vergine e il Bambino_photocredit:wikipedia
Sant’Anna con la Vergine e il Bambino_photocredit:wikipedia

Le prime notizie attendibili sulla tavola risalgono ai tempi di Luigi XIII, quando nel 1629 fu ritrovata dal cardinale Richelieu a Casale durante la guerra del Monferrato. Fu così offerta al re di Francia nel 1636. Dalle collezioni reali passò poi al Louvre nel 1801. Si trovava in Francia perché pare che il dipinto fosse stato realizzato nell’ultima parte della vita di Leonardo, quando l’artista parte da Roma nel 1516 per raggiungere la corte di Francesco I di Valois in Francia. Fu, probabilmente, un ex voto dal momento che, secondo alcune fonti, Luigi XII commissionò l’opera a Leonardo da Vinci in occasione della nascita della figlia Claude nel 1499.

Il maestro fiorentino però impiegò molto tempo nella realizzazione dell’opera che non venne consegnata in tempo. Sembra che Leonardo abbia comunque deciso di portare il dipinto non terminato in Francia. Fu qui che fu venduto a Francesco I da Salai l’assistente del maestro. Anni dopo, il cardinale Luigi d’Aragona lo ammirò nel 1517 presso il Castello di Cloux-Lucé, residenza di Leonardo vicino ad Amboise. Offerto poi al re di Francia dopo il fortuito ritrovamento del Cardinale Richelieu, finì il suo “viaggio” al Louvre

“Sant’Anna con la Vergine e il Bambino”, descrizione dell’opera

“Sant’Anna con la Vergine e il Bambino” è una tela di Leonardo da Vinci che raffigura le tre generazioni della famiglia di Cristo e quindi vede protagoniste Sant’Anna, sua figlia Maria e il Bambino Gesù. La Madonna, seduta in braccio alla Santa, è ritratta mentre si protende, con un’espressione molto dolce, verso il Bambino. Il Bambino è intento a giocare con un piccolo agnello. Tutta la tela è la massima espressione dell’amore materno.  Il braccio destro della madre si fonde con quello della Madonna. Il braccio sinistro di Maria si unisce poi a quello di Gesù Bambino. Attraverso questa dinamica visiva Leonardo rappresenta la successione delle generazioni.

La rappresentazione dei tre personaggi, posizionati secondo uno schema piramidale, è stata il frutto di un lungo studio del maestro su questo tema. Risalgono a questo periodo, infatti, proprio  gli studi sul tema della Vergine con sant’Anna che Leonardo fa. Secondo Vasari, già nel 1501 Leonardo aveva esposto un cartone con la Vergine e sant’Anna, che fu ammirato per due giorni consecutivi da “i giovani et i vecchi, come si va alle feste solenni”.

Il Cartone della Madonna con Bambino, Sant'Anna e San Giovannino_photocredit:wikipedia
Il Cartone della Madonna con Bambino, Sant’Anna e San Giovannino_photocredit:wikipedia

In questo dipinto è  ben evidente il tipico “sfumato leonardesco” e il colore, caldo e terroso in primo piano, diventa nel secondo e all’orizzonte grigio e azzurro. L’attenzione è monopolizzata dai tre protagonisti e soprattutto dal Bambino che con enfasi stringe il piccolo animale impaurito. Secondo gli storici dell’arte questo gesto prefigurerebbe la Passione di Cristo, come un monito dal futuro. Per questo Maria, istintivamente, cerca di sottrarlo al suo destino.

Particolare_photocredit:wikipedia
Particolare_photocredit:wikipedia

Le ipotesi sul simbolismo della maternità

“La Madonna col Bambino e Sant’Anna” ha ispirato importanti intellettuali e perfino Sigmund Freud che elaborò una teoria psicoanalitica proprio sulle opere del grande maestro. Sant’Anna e Maria vengono raffigurate come due donne della stessa età. Sembrano infatti coetanee e sembrano anche molto somiglianti. Questa scelta, secondo alcuni, è da ricercare nella storia personale di Leonardo. L’artista non fu cresciuto dalla madre naturale ma dalla nuova moglie del padre e il fatto di raffigurare la santa e la madonna molto simili potrebbe essere stato interpretato come due risvolti dello stesso concetto: la maternità in generale.

Freud invece si è spinto anche oltre la semplice apparenza. Secondo il famoso psicanalista che  intraprese una  vera e propria indagine dell’artista nel saggio “Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci”, nascosto nel vestito della Vergine, ci sarebbe l’immagine di un avvoltoio quando viene osservato di fianco. Freud afferma che questo rivela una “omosessualità passiva” dell’autore. Ipotesi che Freud elabora dopo aver letto di un sogno che l’artista avrebbe fatto e associando erroneamente la parola “avvoltoio” a quella del geroglifico egizio “Mut” (madre). Un altro studioso di psicanalisi, Carl Gustav Jung, invece, ha criticato l’interpretazione di Freud, affermando che la rappresentazione di Maria e Sant’Anna insieme è la semplice evidenza della doppia madre. Un archetipo che alluderebbe alla rinascita e non avrebbe nulla a che fare col passato dell’artista.

Ilaria Festa

Seguici su:
Google News