Arthur Schopenhauer fra i più celebri pensatori dell’epoca moderna svela, ne L’arte di trattare le donne, un lato ben più crudo; il filosofo tanto amato dagli studenti era convinto che le donne fossero nettamente inferiori all’uomo. E in questo saggio datato 1851 ne spiega, abbondantemente, i motivi.

Schopenhauer, L’arte di trattare le donne: la figura femminile inferiore all’uomo sotto ogni aspetto

Un trattato di diciassette capitoli in cui Schopenhauer, ne L’arte di trattare le donne, svilisce la figura femminile in ogni suo aspetto. Non è necessario essere una femminista incallita per appurare che L’Arte di trattare le donne di Schopenhauer sia un saggio filosofico misogino, maschilista e, a tratti, delirante. Esiste una certa convinzione nell’immaginario di Schopenhauer che relega la donna a mero essere inferiore; lui stesso, nel corso del saggio, la definisce  “secondo sesso” : subordinata all’uomo.

E proprio perché l’uomo si trova vicino un essere così privo di senso e ratio deve essere comprensivo nei suoi confronti. Questa è solo una delle prime esasperazioni del filosofo che renderanno, nel corso della lettura, questo saggio sicuramente esagerato ma quasi divertente e umoristico: soprattutto l’ultimo capitolo in cui, l’autore, quasi a giustificare le idee precedenti, accampa un maldestro elogio alle donne, in cui ne esalta la bellezza e la loro funzione di madre; sconfinando, nuovamente, in un baratro di misoginia.

La natura della donna e le differenze con il genere maschile

Il corpus dell’opera è una sorta di decalogo delle funzioni femminili che una donna, quasi obbligatoriamente, deve svolgere. Schopenhauer, nel primo capitolo de L’arte di trattare le donne, afferma senza troppi giri di parole che le donne non posseggono alcun interesse oggettivo: non hanno opinioni obiettive, idee, pensieri ma guardano il mondo e tutto ciò che loro accade attraverso un punto di vista infantile, come se fossero delle eterne bambine incapaci di razionalità e discernimento, perennemente ingenue a prescindere dalla loro età anagrafica. Poiché limitata intellettualmente, rispetto a un essere maschile, la donna non riesce a guadare oltre i propri limiti, insiti per origine. Nel secondo capitolo, il filosofo introduce le differenze fra i due sessi: se la physis della donna consta di una beltà frivola ed effimera, ciò che la natura ha donato all’uomo si compone di forza e bellezza.

Schopenhauer concorda sul fatto che le donne maturino prima degli uomini; ma solo perché l’uomo in quanto essere tendente alla perfezione si forma più lentamente, giungendo alla maturità più tardi. L’arte di trattare le donne è una lettura esilarante di un genio del suo tempo e non è difficile incorrere in meandri di pensiero quasi grotteschi. Discorrendo del legame genitori-figli, Schopenhauer afferma che un uomo è molto più affettuoso verso la prole rispetto a una donna. Quello che un essere femminile prova nei confronti dei propri figli è un istinto meramente fisico, quindi non razionale e cosciente. Quello dell’uomo è invece un affetto solido poiché origina dalla metafisica, ovvero da riconoscimento e consapevolezza di quell’affetto da parte del figlio.

Schopenhauer, L’arte di trattare le donne: i compiti secondo natura

Per quanto riguarda i compiti imprescindibili per una donna, l’autore mette in evidenza la gravidanza; funzione della donna è contribuire alla propagazione del genere umano. Seguono la pazienza unita al sacrificio e l’obbedienza: una figura femminile deve dare serenità al proprio uomo, donando anima e corpo secondo le necessità di quest’ultimo. Schopenhauer mitiga queste asserzioni abbastanza crude dichiarando che seppur la donna fosse in stato di indipendenza, non riuscirebbe a sopportare troppa libertà; anzi, si metterebbe subito alla ricerca di un uomo. Il motivo è da ricercarsi sempre nella sua primordiale natura: una donna nasce già con la predisposizione all’obbedienza maschile.

Il realismo, unico pregio della donna, e l’innata arte menzognera che la contraddistingue

Esistono due capitoli in cui l’autore parla dei pregi e difetti delle donne. Schopenhauer sostiene che uno dei pregi dell’essere femminile sia il realismo, inteso come quella tendenza di captare dalla realtà delle cose solo la parvenza delle stesse. In altre parole, l’intuito e il discernimento di una donna non vanno al di là dell’ovvio delle cose. Ecco il secondo pregio: la donna giunge velocemente a una visione dell’ovvio, in quanto essere proiettato al lapalissiano, captando solo la semantica delle cose più vicine a loro. In seguito, Schopenhauer passa ai difetti dove annovera primariamente l’ingiustizia: essendo deboli e non potendo attingere alla forza, le donne usano la furbizia. E poi lo sperpero del denaro: se l’uomo guadagna, la donna, incapace di gestire il denaro, lo spende.

Altro difetto caratterizzante è la menzogna; germe nutrito fin dalla tenera età che, nel tempo, diviene una sottile arte che maneggia con estrema maestria al fine di raggiungere i propri scopi. Dopo il decalogo sulle caratteristiche femminili, si giunge al capitolo in cui Schopenhauer consiglia come scegliere la donna adatta. Secondo la sua opinione, bisogna avere dei criteri rigidi sulla scelta della donna da fecondare: per prima cosa la fanciulla deve essere giovane, intorno ai 20 anni. Esile e turgida in quanto, la donna grassa, reca all’uomo un senso di repulsione.

Ambiguità del sentimento amoroso riflesso nella mera passione sessuale

All’interno del testo L’arte di trattare le donne, Schopenhauer dà un’accezione tragicomica al sentimento amoroso. L’amore non è altro che la pulsione del desiderio sessuale, e l’atto di copulazione in sé è uguale con qualsiasi donna. L’amore è cieco anche per l’importanza di proseguire l’incremento della specie; è per questo motivo che questa volontà risulta potente, tanto da rendere orbo l’innamorato su quelle caratteristiche che trova ripugnanti. Tuttavia, l’amore per il filosofo esiste e lo descrive con tutto il cinismo e l’umorismo da cui è contraddistinto:

 “Sulla terra non esistono due individui uguali, quindi per un uomo ci sarà sempre una sola donna che lo completi realmente; la probabilità d’incontrarla però è quasi nulla”.

Ma l’amore possiede anche una concreta ambivalenza: da un lato innalza il genere umano verso uno status celestiale, paragonandolo alla poesia. Dall’altro è malvagio perché può portare al suicidio. Nel capitolo sul sesso, invece, l’autore si sofferma sulla questione infedeltà, giustificando l’incostanza dell’uomo affermando che, a differenza della donna la quale può avere una sola gravidanza annuale, l’uomo è in grado di generare diversi figli l’anno.

Schopenhauer, ”L’arte di trattare le donne” fra matrimonio, monogamia, poligamia e diritti femminili

Il filosofo si riferisce all’unione matrimoniale citando la ”contrazione” vero significato del matrimonio, ovvero l’uomo sposa una donna perché vuole solo una cosa, mentre la figura femminile erge numerose pretese.  Il matrimonio, per Schopenhauer, è guerra e necessità; tuttavia consiglia di non sposarsi mai perché la vita da single è l’unica via per la pace. Scopo del matrimonio è la procreazione, sua conseguenza ”farsi venire la nausea l’uno dell’altro”. Segue un altro esempio di maschilismo estremizzato: la fedeltà coniugale è artificiale nell’uomo e naturale nelle donne, per questo l’adulterio da parte di una donna è imperdonabile e più grave rispetto a quello di un uomo. In seguito, il filosofo prosegue attaccando l’Europa, parte del mondo monogama, accusandola di essere contro natura e esaltando la filosofia orientale tanto cara al filosofo.

L’uomo, secondo Arthur, deve sostituire la donna di cui è stanco perché a inizio rapporto, le donne abili nella menzogna, accalappiano il malcapitato per poi sottrargli tutto a poco a poco. La poligamia è l’unica scelta, in quanto si potrebbe essere traditi dalle donne in ogni momento; l’unico problema, sarebbe l’acquisizione di più suocere, invece di una. Segue un capitolo sui diritti della donna in cui il filosofo dichiara che le leggi, decise di donare alle donne gli stessi diritti degli uomini, avrebbero dovuto donare loro anche la medesima intelligenza. E poi un intervento sulla prostituzione, la cui causa è la monogamia. Nel capitolo Donne e Cultura, Schopenhauer sostiene che le donne, in quanto inferiori, non posso essere fautrici di cultura. La loro unica arte è la civetteria e nessun testo scritto da una donna si merita di esser considerato un’opera.

Conclusioni in cui l’autore afferma di non seguire l’esempio di Petrarca e l’elogio delle donne

In dirittura d’arrivo, la lettura di questo testo si fa sempre più esilarante. Nel capitolo Cos’altro c’è da sapere fornisce le ultime avvertenze sulle categorie di uomini preferiti dalle donne e alcuni modelli comportamentali che l’uomo deve evitare. In questo capitolo dice di non seguire l’esempio di Petrarca, sostenitore di una cavalleria che lo ha portato a rimanere tutta la vita con una bruciante sete d’amore inappagata. L’ultimo capitolo è una sorta di giustificazione al guazzabuglio di idee che il filosofo mette per iscritto senza troppe remore. L’autore cita Jouy che sottolinea l’importanza della donna nella vita di un uomo e termina dicendo:

“Più guardo gli uomini, meno mi piacciono. Se soltanto potessi dire la stessa cosa delle donne, tutto sarebbe a posto”.

Il tono dell’opera è sicuramente da imputare alle esperienze personali del filosofo; una sorta di rabbia dovuta a brutte esperienze, messe per iscritto. E proprio perché così assurdo, risulta anche umoristico e grottesco oltre che poco combaciante con alcune sue affermazioni precedenti. Schopenhauer  afferma ne Il Mondo come volontà e rappresentazione che la manifestazione della ragione è irrazionale. Il mondo è una rappresentazione soggettiva: nessuno può uscire dalla propria visione vedendo le cose come realmente sono. Ergo, neanche gli uomini.

Stella Grillo

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