Kenneth Branagh è un personaggio multiforme. Nasce come attore, è vero, ma continuare ad appellarlo così potrebbe risultare svilente, con tutti i progetti che nel corso degli anni si è caricato sulle spalle. Regie, sceneggiature e produzioni si intrecciano tra teatro e cinema al punto che oggi è difficile dire su cosa Sir Kenneth Branagh, che rimane comunque l’attore inglese per eccellenza, anche se inglese però non è, stia davvero canalizzando le sue energie. Probabilmente sarà un dramma di Shakespeare, o forse un nuovo adattamento di qualche capolavoro di Agatha Christie, ma dichiararlo con certezza è impossibile.
Kenneth Branagh Theatre Company
“Vengo dal teatro, le mie ossa sono nel teatro”. Così disse Branagh, classe 1960, a un giornalista dell’Independent nel 2015, riportando la risposta che aveva dato ai suoi agenti, increduli che volesse tornare nel West End, il quartiere dei teatri londinesi, dopo il successo hollywoodiano. Branagh aveva infatti diretto nel giro di qualche anno Thor, Jack Ryan – L’iniziazione, e fatto incassare alla Disney una fortuna grazie al remake di Cenerentola con Lily James e Richard Madden.
Ma il palco è il luogo in cui si è formato. Arrivato a Londra dalla fredda Belfast, debuttò in teatro appena diciottenne, ottenendo negli anni un successo clamoroso. E il suo nome rimane quindi legato ai drammi di Shakespeare che ha diretto e interpretato, primo tra tutti l’Enrico V con la Royal Shakespeare Company. Ma abbandonata la compagnia che gli stava stretta, e ponendo le basi di quella che poi diventerà la Kenneth Branagh Theatre Company, come sappiamo l’attore alla fine scelse di fare il grande salto. E proprio con una versione del dramma che aveva fatto urlare il suo nome tra gli spalti, approda alla regia cinematografica nel 1989, recitando al contempo accanto a Judi Dench, Emma Thompson (sua moglie per qualche anno), e un giovanissimo Christian Bale.
Sdoppiarsi dietro e davanti la macchina da presa
Il debutto cinematografico, per il quale venne anche nominato agli Oscar, annuncia sicuramente lo stile del regista: lineare, certosino, e a tratti anche inquieto. Tutti ricordiamo il rigoroso ma tetro Frankenstein di Mary Shelley del 1994, riferimento inevitabile per tutte le versioni successive (che sono davvero tante). Ma iniziando, Branagh fa presente anche un suo piccolo vizio. L’attore non si accontenta di recitare, e sceglie di dirigere. Ma dietro la macchina da presa si immagina davanti insieme agli attori, anzi protagonista tra essi.
E quindi Branagh sarà il capofila di molte sue pellicole, e quando così non potrà essere, si accontenterà di parti più piccole. Ricordiamo quindi, oltre ai già citati, Molto rumore per nulla, Hamlet, As you like it (Branagh è sicuramente anche un ottimo divulgatore dell’opera del grande poeta), e le più recenti trasposizioni di Agatha Christie. Eccezione ha fatto recentemente Artemis Fowl, col quale però nel 2020 sceglie di avvicinarsi a un mondo estraneo al Branagh regista, quello del fantasy per ragazzi.
E quindi, non solo Shakespeare
Un mondo familiare invece al Branagh attore. Lo ricordiamo infatti tutti con un sorriso nelle vesti dell’insopportabile Gilderoy Allock in Harry Potter e la Camera dei segreti. E nel rispetto della grande letteratura inglese, il cineasta tornerà una seconda volta sullo schermo come detective Hercule Poirot, eroe dei gialli di Agatha Christie. Branagh ha infatti diretto e interpretato Assassinio sul Nilo (la cui data d’uscita continua però purtroppo ad essere rinviata), accanto ad Armie Hammer e Gal Gadot. Testimonianza che oltre al teatro di Shakespeare, che è formazione, passione, e tappa obbligatoria, c’è stato anche altro nel passato e ci sarà, sopratutto, anche altro nel futuro di questo grande artista.
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Manuela Famà





