Il secondo episodio della quarta stagione si ferma sul dolore della famiglia Matthews e dimostra che From sa fare qualcosa di raro: trasformare l’orrore in qualcosa di profondamente umano. C’è un momento, in questo episodio di From 4, in cui Fromville smette di essere una prigione soprannaturale e diventa qualcosa di più semplice e devastante: una famiglia che ha perso il proprio padre. È un momento breve, in una serie costruita su rivelazioni e misteri, eppure è quello che rimane.

Un titolo che è già una sentenza

From 4 Boyd e Donna

Fray” (“logoramento”, “sfaldamento”) è un titolo che dice tutto. La morte di Jim, già mostrata visivamente nel finale della terza stagione, acquisisce qui una nuova dimensione, diventando il fulcro di un’elaborazione del lutto che coinvolge non solo i personaggi, ma anche lo spettatore stesso. L’illusione di sapere già cosa accadrà viene rapidamente smantellata: la messa in scena gioca abilmente con le aspettative, trasformando un evento già noto in un’esperienza emotiva profondamente destabilizzante. Gli sceneggiatori conoscono bene il rischio: ripetere qualcosa di già visto rischia di spegnerlo. Invece lo amplificano.

Tre modi di fare i conti con una perdita

Il cuore pulsante dell’episodio è rappresentato dalla famiglia Matthews, o meglio da ciò che ne resta. La regia e la scrittura costruiscono un crescendo emotivo che culmina in un momento di devastante intensità, che sintetizza l’intero impianto tragico della serie. Le reazioni dei personaggi, dalla disperazione muta di Tabitha alla rabbia impotente di Ethan, passando per il dolore trattenuto di Julie, restituiscono un ritratto autentico e lacerante del lutto.

Julie incarna una forma di dolore che si traduce in azione impulsiva e potenzialmente autodistruttiva, mentre Tabitha esprime il proprio tormento attraverso il rimorso e il bisogno di dare voce a sentimenti rimasti inespressi. Ethan, dal canto suo, manifesta una rabbia infantile ma non per questo meno intensa, cercando di attribuire una responsabilità a ciò che è accaduto. Queste reazioni, pur diverse tra loro, condividono un elemento comune: l’incapacità di trovare una risposta adeguata a una perdita così devastante.

Orrore e intimità, insieme

Quello che “Fray” fa con straordinaria precisione è tenere insieme due registri che di solito si escludono. Ciò che rende questa sequenza particolarmente efficace è la sua capacità di coniugare orrore e intimità, trasformando un evento tipicamente horror in un’esperienza profondamente umana. Il corpo di Jim, esposto in modo brutale, diventa il simbolo di una perdita che va oltre la morte stessa, insinuandosi nella psiche dei personaggi e ridefinendo le loro relazioni. From non usa il gore come scorciatoia emotiva: lo usa come linguaggio. E in questo episodio, quel linguaggio è più preciso che mai.

Il Lago delle Lacrime in From 4

Il “Lago delle Lacrime“, luogo misterioso già comparso nelle storie di Ethan e nei disegni di Victor, torna a occupare i pensieri della community. Le teorie si moltiplicano: c’è chi ipotizza una futura inondazione catastrofica della città, chi collega il lago al cimitero di automobili dei residenti scomparsi, e chi legge nei disegni di Victor una profezia di annegamento imminente. La serie continua ad alimentare quel tipo di coinvolgimento attivo, la visione non finisce quando l’episodio finisce.

Attraverso una narrazione calibrata e interpretazioni di alto livello, From conferma la propria capacità di esplorare il dolore umano all’interno di un contesto tanto misterioso quanto disturbante. Il terzo episodio di From 4 attende il 4 maggio su Paramount+. L’attesa, come sempre in questa serie, sarà parte dell’esperienza.

Ed ora, per tutti coloro che hanno già visto questa seconda puntata di From 4, qualche SPOILER

La traumatica “sorpresa” delle creature

La mattina seguente agli eventi del primo episodio, un sacco insanguinato viene ritrovato appeso all’insegna del motel. Con Jim ancora disperso, i figli Ethan e Julie iniziano a urlare e vengono allontanati dalla piazza mentre Boyd e gli altri tentano di abbassare il sacco, temendo contenga il corpo del padre. Invece è pieno di resti di capre e montoni. Nel frattempo, i ragazzi trovano la strada per il fienile: lì il corpo di Jim è stato messo in mostra, fatto a pezzi. Sulla parete, scritto con brutalità, il messaggio: “La conoscenza ha un prezzo“.

Tabitha è la prima a vedere. Poi sono i bambini a trovarlo, con il petto squarciato e il corpo appeso a testa in giù. Ethan non fa che chiedere: “È mio padre?” E nessuno risponde. Boyd cerca di sollevarlo, ma non può restare con lui: c’è troppo da fare. È Acosta a prendere il suo posto, proprio lei che non sopporta quasi nessuno in quella città.

Jade, convinto che il messaggio sul fienile sia diretto a lui e a Tabitha, chiede di parlare con Boyd. Gli spiega le sue teorie: la parola Anghkooey, i bambini fantasma, il ciclo di reincarnazioni che li lega alla città da secoli. Boyd, a sorpresa, gli crede, perché anche il fratello di Sara, Nathan, aveva capito che cercare risposte in quella città porta sempre conseguenze catastrofiche.

Jim è davvero morto?

E poi c’è Jim. La ricomparsa di Jim, apparentemente vivo dopo la sua brutale morte, introduce uno degli interrogativi più destabilizzanti dell’episodio. La scena in cui Ethan lo incontra è costruita in modo da lasciare spazio a molteplici interpretazioni: potrebbe essere una proiezione dell’Uomo in Giallo, un caso di “storywalking” simile a quello di Julie, oppure una visione indotta da una delle entità che governano Fromville, sulla scia delle apparizioni già viste in passato, come il fantasma della moglie di Boyd o Padre Khatri.

Nessuna delle tre ipotesi è rassicurante. E probabilmente è proprio quello il punto. From ha sempre usato il mistero come specchio: più i personaggi cercano risposte, più lo spettatore si ritrova a fare lo stesso, seduto sul divano alle undici di sera a rileggere vecchie teorie. “Fray” non chiude nulla, apre, scava, lascia. Portate pazienza, e tenete le luci accese.

Angela della Ventura