Il Capodanno è, come sempre, il giro di boa più atteso e temuto da tutti noi. Nello stesso momento si saluta il passato e si accoglie il futuro, lasciandosi alle spalle gli ultimi dodici mesi di vita per gettarsi a capofitto nell’ignoto di quello che verrà. Il 31 dicembre è un momento fatto per bilanci e considerazioni sparse; rimorsi e rimpianti si rincorrono nella nostra mente, addolciti dalla prospettiva di avere a disposizione tutti gli anni a venire per aggiustare il tiro.
Mentre mettiamo in ordine i nostri pensieri, preparandoci, per quanto possibile, al 2025 e a quello che ci aspetta nei prossimi 365 giorni, ecco alcune citazioni d’autore, segno tangibile del fatto che anche i grandi scrittori abbiano fatto e facciano le nostre stesse riflessioni. Semplicemente, sapevano e sanno spiegarsi meglio di noi.
Capodanno in versi: le poesie più belle
In Ode al primo giorno dell’anno, il celebre poeta Pablo Neruda celebra l’atmosfera del primo gennaio, fatta di speranze e buoni propositi. Tutto ricomincia, tutto è nuovamente possibile; la Terra ci offre una nuova occasione, ed è giusto renderle omaggio:
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare,
a fiorire,
a sperare.
Fine d’anno di Jorge Luis Borges, al contrario, si concentra sulla mezzanotte e su quei dodici rintocchi che segnano il termine e il principio:
Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore
e un altro che sorge
né il compimento
di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
Fine del 68 di Eugenio Montale, invece, ci riporta bruscamente alla realtà. La sua poesia, tristemente attuale, ricorda al lettore come, mentre nelle nostre città impazzano fuochi d’artificio e girandole di festa, in alcuni Paesi ad esplodere sono le bombe. Una parte del mondo, quella privilegiata, si scambia auguri e parole di gioia; nell’altra, invece, sono le grida di dolore a squarciare la notte.
Tra poche ore sarà notte e l’anno
finirà tra esplosioni di spumanti
e di petardi. Forse di bombe
o peggio,
ma non qui dove sto. Se uno
muore
non importa a nessuno purché sia
sconosciuto e lontano.
Fabrizio Caramagna e la fine dell’anno
Fabrizio Caramagna si è più volte espresso su Capodanno sul messaggio da esso portato. Ecco tre tra le sue massime più calzanti:
E vennero a trovarci le prime luci
del anno nuovo, come se fossero
le prime parole di una storia mai ascoltata.
Delusioni, cuori spezzati, sorrisi finti, abbracci non dati, occasioni perse, promesse non mantenute, mettete tutto da parte e lasciate spazio a questo nuovo anno…
Capodanno. Frattura e continuità. E’ ora di definire le priorità, ordinare i propositi, sfoltire le aspettative.C’è da mettere a posto i conti lasciati in sospeso, le porte socchiuse, i forse in bilico.Sai che l’anno sarà lungo. A bilanciare tutto la certezza delle persone che per te “ci sono”.
Parole sparse sul Capodanno
Il tempo non ha divisioni per segnare il suo passaggio, non c’è mai una tempesta di tuoni o squilli di trombe per annunciare l’inizio di un nuovo mese o anno. Anche quando inizia un nuovo secolo siamo solo noi mortali che suoniamo le campane e spariamo a salve.(Thomas Mann)
Esplodeva il nuovo anno: un caos di fango e di neve attraversato da mille carrozze, scintillante di giocattoli e di dolci, brulicante di cupidigia e di disperazione, la grande città nel suo delirio ufficiale, fatto apposta per sconvolgere il cervello anche al più renitente dei solitari.(Charles Baudelaire)
Tutti gli anni sono stupidi. È una volta passati che diventano interessanti.(Cesare Pavese)
La speranza sorride alla soglia dell’anno che viene e sussurra: “Sarà più felice”.(Alfred Lord Tennyson)
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.(Gianni Rodari)
Federica Checchia
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