Cultura

Charles Perrault, l’invenzione della fiaba moderna che insegna a vivere

C’era una volta una bambina di villaggio, la più carina che si potesse vedere; la mamma ne farneticava, e la nonna anche più. Questa buona donna le fece fare un cappuccetto rosso così aggraziato ed acconcio, che dappertutto la si chiamava Cappuccetto rosso”. Charles Perrault, scrittore francese che ha firmato alcune delle più conosciute fiabe per bambini, nasceva oggi.

Charles Perrault, autore di fiabe famosissime, tra cui Cenerentola, il Gatto con gli stivali, Pollicino e Cappuccetto Rosso, con le sue opere segna un punto di svolta nella storia della letteratura. L’opera di Perrault segna il passaggio dal racconto popolare alla vera e propria fiaba moderna.

Charles Perrault, uomo politico con la passione per il racconto

Charles Perrault nasce a Parigi, il 12 gennaio del 1628. Educato al collegio di Beauvais,  si appassionò alla letteratura fin dalla sua giovinezza. Ha composto durante i suoi anni scolastici alcuni poemi insieme al suo amico Baurin e ai suoi fratelli. Avvocato del foro di Parigi nel 1651, in seguito ricoprì ruoli amministrativi e governativi. Fu proprio in questo periodo che scrisse le poesie dal titolo “Le miroir ou La métamorphose d’Orante” e “La chambre de la justice d’amour”. Diventato membro dell’Académie française dal 1671, divenne anche un uomo di governo importante.

Nonostante questo la sua natura di creativo era certamente prevalente in lui. Gli otto racconti fiabeschi dell’opera di Perrault, “Racconti e storie del tempo passato con una morale”, uscirono nel 1697, con il nome del figlio Perrault d’Armancourt, luogotenente militare, allora in carcere a causa di una rissa. Lo scopo evidente del padre era quello di salvargli la reputazione. Con questa raccolta nasce la fiaba moderna e il nome di Perrault divenne famoso. Dopo la pubblicazione delle sue prime fiabe, Perrault non ebbe molto tempo per godere del suo successo. Morì a Parigi nel 1703, all’età di 75 anni.

Fiabe per bambini: “Queste parole vanno pronunciate con voce forte, per far paura al bambino!”

L’autore combatte ostinatamente contro la concezione di superiorità dell’ “Epoca degli Antichi” sull’ “Epoca di Luigi XIV e difende la creazione artistica di forme considerate nuove. Perrault sostiene una concezione di modernità della letteratura in cui le idee di originalità e novità sono fondamentali. Per differenziarsi degli autori francesi classici, Perrault decide così di sviluppare un genere che cominciava a essere alla moda nei salotti letterari e mondani del suo tempo: il racconto.

La fonte delle fiabe di Charles Perrault è però comunque la tradizione popolare. La lingua di Perrault è ricca di espressioni caratteristiche prese dal mondo e dal tempo storico da cui provengono i personaggi, anche se le storie restano ben lontane dal semplice realismo e dalla ricostruzione storica. Molte delle sue fiabe non furono da lui inventate. La sua ispirazione principale fu infatti Giambattista Basile. Questo fu il primo scrittore italiano, nato in epoca barocca, ad utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare. Storie arricchite, modificate, riviste da Charles Perrault seguendo la fantasia e le sue grandi intuizioni.

Le fiabe di Basile erano però destinate ad un pubblico adulto, Perrault ne modificò la qualità e la destinazione. Ovvio che poi, nel tempo, proprio in virtù del fatto che il destinatario divenne il bambino, le fiabe furono progressivamente “ripulite” da elementi considerati proibiti nell’infanzia. E fu Perrault a dare per primo un senso e una morale a questo genere di storie, con intenzioni educative.

“C’era una volta una vedova, che aveva due figlie: la prima tanto le somigliava nel viso e nel carattere, che veder lei e la mamma era tutt’una cosa. Erano tutt’e due così intrattabili e superbe che non era possibile viverci insieme. La seconda invece, che per dolcezza e civiltà era tutto il babbo, era anche la più bella ragazza che si potesse vedere. E poiché naturalmente si vuol bene a chi ci somiglia, la mamma farneticava per la prima e non potea soffrire la seconda, facendola mangiare in cucina e lavorare a tutto spiano”.

Le Fate

Ilaria Festa

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