Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967, il cantautore Luigi Tenco, in gara al Festival di Sanremo con il brano Ciao amore, ciao, venne rinvenuto senza vita nella sua stanza all’Hotel Savoy, la 219. Ci sono da sempre voci discordanti su chi lo abbia trovato esanime; alcuni sostengono che il primo ad accorgersi di quanto accaduto sia stato Lucio Dalla; altri, invece, credono che questo dolore sia toccato a Dalida, all’epoca sua compagna, nonché partner nella competizione canora.
I due si erano conosciuti proprio in occasione della kermesse, alla quale erano stati chiamati entrambi a partecipare nella formula abbinata che si usava allora. Il tenebroso Tenco, nato in Piemonte nel 1938, era noto per il suo talento autorale e per il suo carattere schivo e ombroso. Dalida, al secolo Iolanda Gigliotti, era nata nel 1933 da una coppia di Catanzaro emigrata a Il Cairo dove, a ventuno anni, era stata eletta Miss Egitto, per poi dedicarsi alla recitazione e alla musica. Tra i due, subito dopo il loro incontro, scattò una fatale scintilla.
Luigi Tenco e Dalida: un amore spezzato a Sanremo

Tenco e Dalida iniziarono a frequentarsi in segreto, anche perché, stando ai gossip del tempo, lui aveva una fidanzata, Valeria. Il loro amore era fatto d’incontri fugaci, vissuti tra Francia e Italia, in cui liti, gelosie e sbalzi d’umore erano all’ordine del giorno. Lei pativa le relazioni parallele di lui che, a sua volta, non sapeva gestire il fascino e l’irrequietezza della diva che, anni prima, aveva fatto impazzire anche Alain Delon. Un rapporto simbiotico e passionale che, però, iniziò a incrinarsi al momento di partire per la città dei fiori. Nonostante fosse stato lui a scriverla, Luigi non amava particolarmente Ciao amore, ciao; di fronte alla stampa, però, aveva mostrato sicurezza rispetto alla vittoria. Il cantautore, però, era inquieto. Era convinto che qualcuno volesse ucciderlo, e aveva con sé delle armi -a detta sua- per proteggersi.
La sua esibizione fu disastrosa; poco prima di salire sul palco, sul quale venne fisicamente spinto da Mike Bongiorno, aveva ingerito alcol e ansiolitici. Prese pochissimi voti, e il pubblico gli fu ostile. Dietro le quinte, una sbigottita Dalida commentò: «Così mi rovina la canzone». Il pezzo arrivò ultimo e venne eliminato dalla gara; Tenco si rifugiò in albergo, mentre la donna andò a cena con il suo staff. Poi, intorno alle due di notte, la tragica scoperta.
Dopo la morte di Tenco
«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.». Di Luigi Tenco rimasero un biglietto d’addio scarabocchiato e un’ipotesi di suicidio ancora oggi messa più volte in dubbio. L’Italia intera rimase scioccata dal suo gesto e da quell’epilogo; a soffrirne ancora di più, naturalmente, fu Dalida.
Appena un mese dopo la morte dell’artista, anche lei fu ritrovata a terra nella sua stanza al Prince de Galles a Parigi, imbottita di barbiturici. Si salvò, ma non si riprese mai del tutto. Negli anni successivi, ogni suo concerto terminò con Ciao amore, ciao, finché i produttori non glielo impedirono, poiché intristiva gli spettatori. La scomparsa dell’ex marito Lucien Morisse, anch’egli suicida, fu troppo da sopportare. Provò ad uccidersi una seconda volta; al terzo tentativo, ci riuscì, la notte del 2 maggio 1987. Proprio come il suo amato Luigi, anche lei si congedò con un messaggio: «La vita mi è insopportabile. Perdonatemi».
Federica Checchia
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