Talento significa anche spirito di sperimentazione: da questa premessa nasce la televisione d’autore. Il grande e piccolo schermo sono, da sempre, due entità e mezzi d’intrattenimento ben definiti. Questi implicano la presenza di metodi, formati e modalità di fruizione diversi tra loro. Se con il crescente successo delle saghe, il cinema si è avvicinato alla continuità televisiva, questa viene ancora considerata come un’arte meno complessa e meno selettiva nelle sue dinamiche di pubblico. Tuttavia questi due mondi, in realtà, si influenzano e contaminano. La serialità, sopratutto, attraverso una trasformazione pluridecennale, ha preso in prestito e fatto proprie numerose categorie cinematografiche. A seguito di ciò, diversi registi di successo si sono messi in gioco cimentandosi in un territorio per loro non così familiare.

Registi cinematografici: il limite non esiste

Registi cinematografici in Twin Peaks - Photo Credits: twinpeaksblog.com

La contaminazione ha attirato colossi del cinema che si sono seduti ad un nuovo tavolo di lavoro, trovandosi a rivestire diversi ruoli. Questo è il caso, ad esempio, di Steven Spielberg. Il regista sperimenta la creatività della televisione nel 1971 quando dirige il secondo episodio della prima stagione di Colombo. Trent’anni dopo aver conquistato il mondo, regala, insieme a Tom Hanks e non più dietro la macchina da presa, una delle miniserie storiche meglio riuscite nella storia del genere. Band of Brothers porta sullo schermo il dramma della realtà della Seconda Guerra Mondiale che lo spettatore vive attraverso le emozioni della Compagnia Easy.

La gloria televisiva, già accennata, arriva ufficialmente per Martin Scorsese con l’uscita di Vinyl. Autore e produttore esecutivo, scrive la serie, insieme a Rich Cohen, Terence Winter ed il frontman dei Rolling Stones, Mick Jagger, e ne dirige il pilot. La nostalgia degli anni ’70 trionfa nelle scelte di regia e nella trama che racconta la storia dell’industria musicale newyorkese. Di New York è anche Lenny Belardo, l’arcivescovo protagonista di The Young Pope. In questa co-produzione italiana, francese e spagnola, la direzione del grande Paolo Sorrentino ne esalta il carattere satirico e morale, in una fotografia critica ed estesa di diversi tipi umani.

Hitchcock e Lynch: genio e consapevolezza

Alfred Hitchcock presenta è un’opera monumentale. Intrecciando il genere documentario, il cortometraggio, il cinema nella sua totalità ed il teatro, parlando direttamente con il suo pubblico nei siparietti di apertura e chiusura, Alfred Hitchcock comprende nel 1955 le potenzialità del piccolo schermo. Ideatore e direttore di diversi episodi, il regista porta in scena il suo amato stile in un progetto coerente ma senza principio di continuità. In questa serie antologica, ogni episodio è indipendente ma il tutto viene legato insieme dalle potenzialità del grottesco. Tra i registi, Hitchcock utilizza il suo umorismo e le sue tinte cupe per dare vita ad un prodotto eterno.

Un altro dei registi che ha creato un progetto logico ed iconico sfruttando, in questo caso, la componente della serialità è stato David Lynch. Non si può discutere della storia delle serie televisive senza menzionare Twin Peaks. Come uno dei primi e più ambiziosi progetti di worldbuilding della televisione, la storia dell’omicidio di Laura Palmer, che agita la vita degli abitanti della cittadina, si tenge di colori scuri e scoperte macabre. L’amore per il mistero e il paranormale non abbandona mai il regista che regala agli spettatori un’indicativo violento, una catena di simbolismo ed una trama da sciogliere con attenzione.

Il gioiello della science fiction

Matrix deve gran parte della sua grandezza al brillante lavoro delle sorelle Wachowski. Dal franchise cyberpunk alla science fiction, le registe hanno dato più volte prova del loro talento. Come ideatrici, produttrici esecutive e registe portano vita all’interno di un universo in costante espansione. Sense8 si concentra su un gruppo di persone, in giro per il mondo, mentalmente legate tra loro che devono riuscire a fuggire da chi le considera un pericolo. La sua bellezza si ritrova nell’originalità della trama, nella complessità della caratterizzazione dei personaggi e dei loro rapporti, negli scenari e nelle scelte di regia. La base stessa dello show ha permesso alle registe e alla crew di viaggiare tra i continenti e donare spettacolarità ai fan. Inoltre, seppure frammentata, la narrazione non ha nulla da invidiare alle dinamiche del grande schermo, e la compresenza di coesione e sorpresa è senza dubbio il suo elemento vincente.

Francesca Cramerotti

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