L’inverno è la stagione del silenzio e dell’introspezione: la poesia è il modo migliore per entrare nella sua atmosfera, quando la coltre di neve ricopre la terra e il freddo rallenta il ritmo della vita. Leggere poesie durante l’inverno significa offrire una via d’accesso al proprio mondo interiore ma aiuta anche a comprendere il rapporto sotteso fra l’umano e la natura, oltre che con sé stessi.
Leggere poesie in inverno, il silenzio invernale come invito alla riflessione

In un’atmosfera calma e surreale, dove giornate grigie e perlacee si susseguono, la poesia invernale con la sua essenza riflessiva diventa il veicolo perfetto per esplorare questo silenzio. Cesare Pavese, nel romanzo Il diavolo sulle colline pubblicato nel 1949, scrive:
”L’inverno, l’inverno, — gridò Pieretto, — la terra almeno è sepolta. Si può pensare alle cose dell’anima”.
Cesare Pavese, ”Il diavolo sulle colline”, 1949
L’inverno è la stagione della riflessione: la natura dorme, i colori dorati dell’autunno lasciano lo spazio alla perlescenza del cielo, al candore delle montagne innevate, alla pioggia che lucida le strade, alla brina che intesse fili d’argento sulle scarpate. Nessun rigoglio verdeggiante, come appare la primavera; nessuna esplosione di colori, profumi e voci come in estate; l’inverno è il tempo dei pensieri. Solitudine e introspezione, perfettamente in sintonia con le atmosfere di pace e silenzio che l’inverno porta, diventano esplorazione tacita di numerosi poeti, italiani e internazionali. Emily Dickinson, poetessa britannica al cui centro della produzione letteraria appare principalmente la natura, ha dedicato diversi componimenti alle stagioni in generale e, in modo particolare, all’inverno. Nel componimento ”La neve scende dai setacci di piombo” – “It sifts from leaden sieves” – n. 311 – la poetessa scrive:
La neve scende dai setacci di piombo,
spolvera ogni bosco,
riempie di lana d’alabastro
le pieghe della strada.
Crea un cielo uniforme
da vicino e da lontano,
annulla le distanze,
come fa l’oceano.
Mentre, in La neve cominciò ad affrettarsi (“The Snow began to hurry” – n. 392), il tema della stagione invernale e del silenzio come invito alla riflessione appare più vivido:
La neve cominciò ad affrettarsi,
il vento prese a soffiare,
gli alberi si chiesero stupiti
il perché di tutto ciò.
Le strade persero la loro voce,
i vicini — la loro forma;
il mondo divenne silenzio
in un istante soltanto.
La bellezza semplice e quieta dell’inverno crea un legame con l’emozione umana. In questo senso l’inverno – come la poesia – si tramuta in una lente attraverso la quale si può scorgere il lirismo del mondo e di tutto ciò da cui si è circondati, insieme alle profondità dell’essere. Il silenzio della stagione fredda non è momento di pausa ma periodo di riconnessione, attraverso la poesia e la contemplazione silente dell’inverno.
Connotazione simbolica legata alla morte e alla rinascita
L’inverno, oltre a essere la stagione della riflessione dominata dal silenzio, ha anche una potente connotazione simbolica legata alla morte e alla rinascita. In molte tradizioni poetiche, infatti, la stagione invernale si lega al periodo del perire della natura prima del rigoglio primaverile che segna, a tutti gli effetti, la rinascita. La morte non è assoluta ma solo transitoria: la morte della natura corrisponde, sul piano umano, all’incedere lento della senescenza mentre in letteratura e poesia l’inverno e il gelo sono associati al dolore ma anche a un momento di immobilità dell’anima. Tuttavia, il perire caduco della stagione invernale è temporaneo: sotto la brina che imperla i campi, la linfa pulsa.
Al di sotto della coltre di neve i semi e i germogli si preparano a fiorire; in questo senso, la ”morte” invernale diventa periodo d’attesa: un trapasso necessario che implica purificazione, trasformazione silenziosa che si prepara nell’ombra per raggiungere uno stato di risveglio e rinnovamento. In Nevicata, componimento di Ada Negri contenuto nella raccolta Fatalità (1895), la poetessa descrive la solennità con cui, i fiocchi di neve, ricoprono ogni cosa al loro passaggio; attraverso una sacralità vivida, Negri restituisce al lettore uno scenario onirico che rimanda alla pace e all’attesa di qualcosa che, nel silenzio dell’inverno, sta per nascere:
Sui campi e su le strade
Ada Negri, ”Nevicata”, (Fatalità,1895)
Silenziosa e lieve,
Volteggiando, la neve
Cade.
Danza la falda bianca
Ne l’ampio ciel scherzosa,
Poi sul terren si posa
Stanca.
In mille immote forme
Sui tetti e sui camini,
Sui cippi e nei giardini
Dorme.
Tutto dintorno è pace:
Chiuso in oblìo profondo,
Indifferente il mondo
Tace.
Ma ne la calma immensa
Torna ai ricordi il core,
E ad un sopito amore
Pensa.
La neve è anche il titolo di una poesia di Gabriele D’Annunzio, dove il Vate esalta l’armonia esistente fra la natura e l’uomo; la neve non è un fenomeno naturale sterile né una portatrice di immobilità. Sotto la coltre candida la natura si rigenera in un fremito energico di pulsioni che scandiscono l’attesa lussureggiante della primavera che verrà. In un apparente silenzio, la funzione vitale e creatrice della natura lavora a un futuro rigoglioso: la neve, il freddo, sono qui simboli fulgidi di rinascita attiva.
Scendi con pace,
Gabriele D’Annunzio, ”Isaotta Guttadàuro, ed altre poesie”, (Roma, Editrice La Tribuna, 1886)
o neve: e le radici
difendi e i germi.
che daranno ancora
erba molta agli armenti.
all’uomo il pane.
Scendi con pace, si che al novel tempo
da te nutriti, lungo il pian ridesto,
corran qual greggi obbedienti i fiumi.
Leggere poesie durante l’inverno apprezzando la bellezza delle piccole cose
Il tempo riflessivo e silenzioso dell’inverno si lega alla poesia in senso simbolico ma anche emotivo, aiutando il lettore a cogliere il senso di attesa ma anche ad apprezzare la bellezza delle piccole cose. Il ritmo lento dei versi converge con l’introspezione e il silenzio proprio della stagione invernale, mentre la cadenza meditativa della poesia si armonizza perfettamente con l’atmosfera quieta aiutando ad ascoltare, più profondamente, il mondo circostante e i pensieri o a riflettere sulle proprie emozioni e la propria esistenza. In Nevicata di Giovanni Pascoli, il poeta parte da una riflessione sull’elemento naturale che è, appunto, la neve per arrivare a una consapevolezza: la fragilità dell’essere umano e il fluire dell’esistenza incede, nonostante tutto.
Nevica; l’aria brulica di bianco;
Giovanni Pascoli, ”Nevicata”, (Myricae, 1894)
la terra è bianca; neve sopra neve;
gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco:
cade del bianco con un tonfo lieve.
E le ventate soffiano di schianto
e per le vie mulina la bufera;
passano bimbi: un balbettio di pianto;
passa una madre: passa una preghiera.
Un parallelismo interessante sui versi del Pascoli può nascere anche con un’altra poesia sui paesaggi imbiancati, La neve di Attilio Bertolucci pubblicata in origine nella raccolta La capanna indiana del 1951. La stagione invernale, con i suoi colori delicati e pallidi accompagna, silentemente, il tempo che scorre seppur l’uomo pensi di rimaner perennemente fermo. Nel freddo dell’inverno restano le memorie: i dolci sogni, i ricordi di una giovinezza perduta che conferma la transitorietà dell’esistere e il suo fluire, come in parte già Pascoli evidenziava.
Come pesa la neve su questi rami
come pesano gli anni sulle spalle che ami.
L’inverno è la stagione più cara,
Attilio Bertolucci, ”La neve”, (La Capanna indiana, 1951)
nelle sue luci mi sei venuta incontro
da un sonno pomeridiano, un’amara
ciocca di capelli sugli occhi.
Gli anni della giovinezza sono anni lontani.
La lettura di poesie, soprattutto durante il periodo invernale, permette al lettore che si accosta a questo genere letterario di trasformare un tempo di ponderazione e riverbero in un dialogo con autori del passato che hanno saputo trarre dalle venature gelate delle strade e dai cieli cinerini e incolori l’arte di cantare una stagione che è soprattutto preparazione. Poeti come Robert Frost, Walt Whitman, Sylvia Plath, Emily Dickinson, Antonia Pozzi, Mario Luzi e molti altri con la loro capacità di cantare la bellezza delle piccole cose trasformano una stagione apparentemente statica in un’opportunità.
Un invito alla contemplazione e alla speranza
Leggere poesie durante l’inverno è un atto che, prima di tutto, invita a fermarsi; a distogliere lo sguardo dalla frenesia del mondo moderno per riconnettersi con le profondità del proprio essere. L’inverno è un tempo di contemplazione e introspezione che può arricchire la vita interiore di chi vuole ascoltarsi e proprio la poesia evidenzia come la stagione invernale indichi un’inizio e un tempo di speranza, non la fine.
L’inverno appare, attraverso la lirica, come una metafora potente e universale. La poesia diventa strumento che aiuta a capire come anche momenti apparentemente statici possano nascondere la bellezza della crescita e come fermarsi e ascoltare sé stessi possa portare a riscoprirsi e a riscoprire il valore celato di ogni esperienza sperimentata. La poesia Neve di Umberto Saba, pubblicata nel 1934 e contenuta nella raccolta Parole, attesta come un elemento naturale può recare benessere interiore alleviando la sofferenza umana. La neve diventa per il poeta simbolo di speranza e serenità che Saba auspica per tutti gli essere umani.
Neve che turbini in alto ed avvolgi
le cose di un tacito manto,
una creatura di pianto
vedo per te sorridere; un baleno
d’allegrezza che il mesto viso illumini,
e agli occhi miei come un tesoro scopri.
Neve che cadi dall’alto e noi copri,
Umberto Saba, ”Neve”, ( Parole,1934)
coprici ancora, all’infinito. Imbianca
la città con le case e con le chiese,
il porto con le navi; le distese
dei prati, i mari agghiaccia; della terra
fa’ – tu augusta e pudica – un astro spento,
una gran pace di morte. E che tale
essa rimanga un tempo interminato,
un lungo volger d’evi.
Il risveglio,
pensa il risveglio, noi due soli, in tanto
squallore.
In cielo
gli angeli con le trombe, in cuore acute
dilaceranti nostalgie, ridesti
vaghi ricordi, e piangere d’amore.
Il contrasto fra morte e rinascita è nitido anche per Emily Dickinson in Il pallido gambo del dente di leone:
Il pallido Gambo del Dente di Leone
Emily Dickinson, J1519 (1881) / F1565 (1881)
Stupisce l’Erba –
E l’Inverno d’un tratto diventa
Un infinito Ahimè –
Sul gambo si leva un’inusitata Gemma
E poi un chiassoso Fiore –
Il Proclama dei Soli
Che la sepoltura è finita –
La nascita di un fiore appartenete alla stagione primaverile annuncia quello che mai si sperava: il freddo lascia il posto a un emblematico simbolo di resurrezione. La stagione del gelo intesa come momento di morte e di torpore rinasce in uno splendore fiorente.
L’inverno, come la letteratura e l’arte suggeriscono, non è solo un periodo di gelo e tenebre ma un invito alla contemplazione: alla bellezza che può essere trovata nei gesti quotidiani. Leggere poesie durante questa stagione è un modo per affinare la propria visione, ascoltando sé stessi e il mondo circostante, attraverso gli insegnamenti autentici di autori e poeti di tutte le epoche.
In copertina: Foto di Peter Schmidt © da Pixabay




