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“Stazioni di polizia oltremare”: la polizia cinese che controlla tutti, anche in Italia

Stazioni di polizia d’oltremare. Così si chiamano le stazioni di polizia che la Repubblica popolare cinese ha aperto negli ultimi anni ovunque in Europa, senza mai chiedere l’autorizzazione ai governi locali. Un giovane dissidente cinese è stato perseguitato a Rotterdam, per tre anni, dalla polizia di Pechino. La causa riguarda alcune critiche rivolte al regime di Xi Jinping sui social. La dittatura è riuscita a scovare l’oppositore fuori dai suoi confini, attraverso l’operatività di numerose stazioni di polizia cinesi in tutta Europa, nonostante il governo olandese gli avesse riconosciuto rifugio politico.

A pubblicare la notizia è stata l’emittente televisiva olandese Rtl Nieuws. “Queste stazioni sono illegali”. Così l’altro ieri il ministero degli Esteri di Amsterdam ha annunciato un’indagine. Ha già dichiarato la chiusura dei due centri presenti nei Paesi Bassi, ma se ne stimano almeno 46 fuori dal territorio nazionale cinese.

Stazioni di polizia oltremare, a cosa servono?

Le stazioni di polizia oltremare a Prato-Photo Credits: formiche.net
Le stazioni di polizia oltremare a Prato-Photo Credits: formiche.net

L’opacità con cui si muovono certe operazioni di Pechino funziona proprio per rendere difficile la loro definizione secondo standard internazionali di garanzia e di sicurezza.

Dopo il caso di Rotterdam , risulta facile intuire a cosa servono queste “stazioni di polizia d’oltremare” alla Cina: “Controllare la fedeltà della popolazione all’estero, magari affidandole missioni operative e di raccolta informazioni, e controllare i dissidenti, costringendoli a rientrare in patria, minacciandoli e manipolandoli“. Il nuovo Imperatore della Cina vuole allungare i propri tentacoli in tutto il mondo europeo.

Il controllo orwelliano delle stazioni di polizia oltremare

Contrastare il crimine organizzato e garantire alla popolazione cinese all’estero il godimento dei servizi amministrativi statali. Queste sarebbero le finalità che le stazioni avrebbero sulla carta.

La realtà però non coincide con le finalità sopra elencate. Le stazioni di polizia fungono da mezzi per applicare un controllo orwelliano, mirato ad abbattere qualsiasi forma di dubbio, opposizione, critica nei confronti del leader maximo. Queste attività illegali, stanno diventando una vera e propria questione internazionale. L’Italia si esimerebbe da queste attività.

Le stazioni di polizia oltremare in Italia

Prato, Milano, Firenze e Roma, sono le stazioni di polizia che si contano nel nostro Paese. L’Italia è l’unico Stato ad aver “ospitato” forze dell’ordine cinesi in divisa. La nostra polizia ha assicurato che risponderebbe con pratiche amministrative e di pubblica sicurezza alle operazioni svolte da tali centri.

L’accordo per i pattugliamenti congiunti tra forze dell’ordine italiane e cinesi firmato il 5 ottobre del 2015, non è stato mai concluso, né rinegoziato. In quello stesso anno si è arrivati anche alla conclusione del Trattato di Estradizione, deliberato dal Parlamento italiano, in un’ottica di maggiore cooperazione giudiziaria con il regime comunista. La sterzata del regime è arrivata poco prima dell’avvento della pandemia. Infatti le operazioni orwelliane hanno cominciato a concentrarsi nelle città di Prato e Padova. Centri abitati con una fortissima intensità demografica cinese. Tutto ciò è avvenuto con la cooperazione omissiva delle istituzioni, locali e nazionali. Molte volte hanno promosso il fenomeno senza rendersi conto delle reali attività messe in atto.

Mariapaola Trombetta

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