Kevin Costner torna ad indossare il cappello da cowboy per Horizon: An American Saga – Capitolo 2. Presentato fuori concorso a Venezia 81, è un’articolata cronaca della Guerra civile e della colonizzazione dell’Ovest americano. Costner, nella doppia veste di attore e regista, è emozionato. «Il mio sogno» ha confessato «era quello di presentare Horizon: An American Saga – Capitolo 2 alla Mostra del Cinema di Venezia. Il fatto che ora al Lido saranno proiettati prima il Capitolo 1 e poi la prima mondiale del Capitolo 2, dimostra non solo il modo in cui i due film si legano, ma anche il sostegno alla visione di un regista. Sono in debito con Alberto Barbera per il coraggio che ha dimostrato nell’impegnarsi in questo viaggio cinematografico. È con gratitudine ed emozione che torno alla Mostra. Lunga vita ai film e a chi li vuole sostenere».

Alberto Barbera, direttore artistico della Biennale, si è detto entusiasta. «È un grande piacere e un onore ospitare la prima mondiale del Capitolo 2 di Horizon: An American Saga, insieme al suo Capitolo 1.» -ha dichiarato- «Questa new entry nel programma della Mostra di Venezia rende un sentito e rispettoso omaggio al progetto visionario di un grande attore e regista, che si è impegnato nella ricostruzione epica degli anni cruciali della fondazione del suo Paese, scavando oltre il mito in cerca di quell’autenticità capace di restituire un pezzo di storia nella sua realtà complessa e contraddittoria.».

Kevin Costner: «Horizon 2 è un promemoria per l’America»

Kevin Costner in Horizon:An American Saga 2, presentato fuori concorso a Venezia 81

Presente alla conferenza stampa, naturalmente,il regista e protagonista, nonché sceneggiatore e produttore Kevin Costner. Ad accompagnarlo, i colleghi Luke Wilson, Isabelle Fuhrman e Alejandro Edda, più il compositore John Debney, che ha curato le musiche del film. Costner inizia omaggiando Venezia, e sottolineando le differenze tra il Vecchio Continente e quello che era il Nuovo Mondo. «Venezia è incredibile», esordisce, «come una sorta di miracolo. Vieni qui e ti chiedi come sia possibile che esista un posto del genere. Non esiste città migliore per descrivere la differenza tra Europa ed America. Gli europei si mettevano in viaggio lasciando la loro casa e quello che si trovavano davanti era questo continente gigantesco, una terra immensa da conquistare e dove realizzare i propri sogni. Non c’era la certezza di riuscire a superare un oceano arrabbiato e difficile, ma, se riuscivi ad arrivare dall’altra parte, avevi davvero la sensazione di poter fare qualcosa della tua vita.».

«C’è qualcosa, nel West. Non è certo Disneyland, era molto difficile. Eppure io volevo disperatamente raccontarla, e ho scoperto che il modo migliore per farlo era attraverso gli occhi delle donne. Lo sguardo dei personaggi femminili è più onesto e realistico. Volevo ricordare al mio Paese quanto quel periodo sia stato una lotta, è questo il tipo di film che volevo offrire al mondo.».

L’America di ieri, l’America di oggi

La saga di Horizon è un progetto impegnativo e molto ambizioso, ma il regista sente di star imparando molto da questa esperienza. «Quando qualcosa non va come vorrei, quando mi sento in qualche modo “rifiutato” reagisco esattamente come tutte le persone. Specislmente quando sono nella mia mente, ed ero convinto di un prodotto, ma poi va diversamente, sono deluso e mi butto giù. Quando però apro gli occhi sulla realtà, ogni delusione si trasforma in desiderio di far meglio, e di lavorare bene.».

Cosa potrebbe significare per i cittadini americani di oggi questo film del genere? «Questo film non è un monito o un messaggio per gli americani, ma è un promemoria per loro. Erano tempi difficili, ma dobbiamo ricordare che, ora come allora, abbiamo delle differenze, ma i nostri sogni sono gli stessi.». Costner è da sempre affascinato dalle origini dell’America del Nord, e Horizon è, in qualche modo, un ritorno al passato anche per la sua carriera.«È vero, mi piace molto quel periodo storico. Capisco e m’interessa il dramma di un mondo senza amore, ma dominato dalla confusione e dagli scontri. Volevo un film realistico. Il problema di alcuni western è che non sono realistici; sono solo film che puntano al duello finale. Ho sempre rifiutato questo genere di pellicole. Voglio che Horizon racconti la storia vera, non solo le sparatorie. In situazioni come quelle di questa saga io non so come mi comporterei, ed è questo il senso di tutto. Mantenere lo spettatore incollato allo schermo e domandarsi cosa farebbero in questo o quel contesto. In questo modo capisci anche che tipo di persona tu sia.».

Kevin Costner: «I western devono essere autentici»

Rispetto al passato, il genere western ha subito dei cambiamenti (pensiamo a Django Unchained di Quentin Tarantino). Allo stesso modo, il periodo storico reale è stato rivisto e riconsiderato sotto una nuova luce. Per Costner, tuttavia, quello che non deve mai cambiare è la ricerca dell’autenticità. «I film devono essere autentici. Una pellicola attraversa il tempo; il suo ricordo può durare decenni, o addirittura secoli. È nostra responsabilità lasciare un prodotto vero.Quando ho iniziato ad immaginare Horizon, l’ho pensato proprio con le persone che sono sedute qui accanto a me, sia davanti che dietro la cinepresa.».

Uno degli elementi fondamentali per la riuscita di un buon western, è risaputo, è la colonna sonora. Lo sappiamo bene noi italiani, grazie al connubio Sergio LeoneEnnio Morricone. Proprio per questo, il regista ringrazia in particolare John Debney, «per aver fatto risuonare la terra con la sua musica». Il compositore statunitense interviene: «Devo ringraziare i meravigliosi paesaggi. Quelle terre sconfinate, i villaggi, tutti quei luoghi mi hanno ispirato. Anche questo cast straordinario è stato fonte d’ispirazione, ogni giorno. Grazie a Kevin per aver realizzato il sogno di ogni musicista, comporre la colonna sonora di un western».

Horizon 2: il cast a Venezia 81

Ma com’è stato, per il cast, sentirsi parte di qualcosa di così maestoso e colossale? Il primo a prendere qualcosa è Luke Wilson: «Ho letto la sceneggiatura delle prime due parti, e non avevo mai visto qualcosa di simile. È uno sguardo sul West completamente diverso. In termini di lavorazione al film, ho avuto la sensazione di essere parte di qualcosa di grande e irripetibile. Eravamo una grande squadra sul set.». Interviene Isabelle Fuhrman: «Ho ricevuto tutti e quattro gli script da Kevin e ne sono rimasta stupefatta. È stato incredibile osservare l’evoluzione del mio personaggio e di tutti gli altri nel corso della saga. Capire quanto fossero difficili quei tempi è stato importante, e sono onorata di aver potuto fare la mia parte in questo team per raccontare questa storia.».

Alejandro Edda si riallaccia alle parole del Maestro Debney: «Da attore, questo è stato incredibile. È il sogno di ogni bambino ritrovarsi in un western, e fare parte di questa saga epica è bellissimo. Oltretutto, in questo caso si tratta di una storia divisa in quattro parti, per far capire la grandezza del progetto. Ho incontrato persone deliziose, ho stretto amicizie sul set. È un sogno diventato realtà.».

Il western “old style” di Kevin Costner

Le scene di lotta o i duelli sono davvero realistiche in Horizon 2. Per il regista «a volte, nei film, c’è una spettacolarizzazione della violenza, che viene portata all’estremo. Per me è molto volgare e poco autentico. Le scene esagerate non hanno mai catturato la mia attenzione, sono eccessive ed inutili. Dio non voglia che qualcuno muoia mai per mano nostra o di fronte a noi; ma, quando e se questo dovesse succedere, noi non saremmo più gli stessi. Non ho la pretesa di aver mostrato esattamente come andassero le cose allora, ma a me interessa far vedere la realtà, descrivere la violenza e tutto il resto per quello che sono, senza eccedere.».

L’inclinazione per il realismo è evidente anche nella scelta di non ricorrere a CGI o a tecnologie ultramoderne. «Io faccio quello che posso e che so fare», sentenzia Costner, «non posso far volare in cielo una nave, e quindi non lo faccio. Quello che si può creare nella realtà va più che bene, senza finzioni. Non lavoro così. Loro non lottavano tanto per farlo, lo facevano per sopravvivere, erano tempi davvero difficili. Noi siamo fortunati, viviamo in un’età molto più semplice. Prendete Venezia, città meravigliosa. Da dove vengono i suoi marmi? Da qualcuno che li ha sollevati, lavorati e ha dato loro delle forme. Noi vediamo il prodotto finale, una città miracolosa, grazie al lavoro di altri prima di noi.».

Venezia 81: Horizon 2 è un «film western per le donne»

Isabelle Fuhrman pone l’accento sul ruolo ricoperto dalle donne in Horizon 2: «Sono davvero grata a Kevin per la sua rappresentazione del genere femminile in questo film. Sono donne moderne, perché i problemi di allora sono gli stessi di ora, e le domande che facciamo e ci facciamo non sono cambiate. Ci sono personaggi, come quello interpretato da Sienna Miller, che devono reinventarsi dopo un evento traumatico, mettendo in gioco tutta la loro forza. Abbiamo avuto tante conversazioni tra noi, io, Sienna, Jena Malone e le altre, ma dobbiamo ringraziare Kevin per aver creato questi personaggi.».

«Una donna forte si prenderà cura di e crescerà un’altra donna forte. Questo è quello che volevo mostrare. È importante parlare delle donne in un certo modo e mettere in luce la loro forza. È un film per le donne.».

A concludere la conferenza, la domanda che tutti si pongono: a quando i capitoli 3 e 4? Kevin Costner resta vago, ma assicura: «Non so quando, non so come, ma una cosa è certa: continuerò a girare questi film!».

Federica Checchia

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