Il terzo episodio rallenta il ritmo senza perdere tensione, e dimostra che From sa fare paura anche senza mostrare nulla. Dopo due episodi che hanno colpito duro e in fretta, “Merrily We Go” sceglie di fare un passo diverso. Non indietro, From non torna mai indietro, ma in profondità. Il terzo episodio rappresenta un punto di svolta nella narrazione, in cui la sopravvivenza diventa ancora più precaria e il costo di scoprire la verità cresce ulteriormente. Per i fan che hanno seguito il percorso della serie fin dall’inizio, questo episodio non si limita ad avanzare nella storia: intensifica il mistero.

Quando rallentare è più spaventoso che correre

Merrily we go

Il titolo è una filastrocca storpiata, quasi beffarda. Merrily we go è una frase che stride con tutto quello che accade sullo schermo. È esattamente il tipo di ironia sottile che la serie usa da sempre: dare un nome quasi innocente a qualcosa di profondamente inquietante. Fromville non va da nessuna parte, e non lo fa allegramente.

L’intera famiglia Matthews, o almeno quello che ne resta, ora che Jim non c’è più, trascorre gran parte dell’episodio a cercare risposte, ma ognuno per conto suo. Tabitha si dirige verso l’albero delle bottiglie, Julie torna alla vecchia casa in cerca di alcuni libri tra le macerie, Ethan si mette alla ricerca del Lago di Lacrime. Ma nessuno di loro arriva a qualcosa di concreto entro la fine dell’episodio. È una scelta narrativa precisa. La dispersione della famiglia Matthews non è disorganizzazione della scrittura, è il ritratto fedele di come il lutto funziona davvero: non raccoglie le persone, le separa. Ognuno elabora a modo suo, da solo, cercando qualcosa da fare per non restare fermo con il dolore.

La morte di Jim aleggia pesante nell’aria, con una scena del funerale invasa da un volo di corvi. La città resta in silenzio mentre i corvi sciamano intorno ai feretri, come a “celebrare” la morte. È un’immagine che in un’altra serie potrebbe sembrare eccessiva. Qui è perfettamente coerente con un mondo in cui la natura stessa sembra partecipare al disegno di qualcosa di oscuro e antico.

Lo showrunner gioca con il fuoco, e lo sa

Anche questo terzo episodio, scritto direttamente dallo showrunner John Griffin, crea più domande che risposte. La sensazione è che, con una quinta e ultima stagione già all’orizzonte, Griffin si stia prendendo tutto il tempo possibile per continuare a costruire mistero all’interno di una storia che di per sé è già fin troppo misteriosa.

Non è necessariamente un difetto. From ha sempre vissuto di accumulo, di simboli e di dettagli apparentemente secondari che poi finiscono per assumere un peso enorme. Il problema è che, arrivati a questo stadio, il rischio di frustrazione cresce. Il sospetto è che la prospettiva di una stagione finale già garantita stia spingendo la scrittura a dilatare ancora di più tempi e rivelazioni. È una tensione che la serie dovrà gestire con attenzione nei prossimi episodi.

Boyd non riesce a salvare nessuno, nemmeno se stesso

Boyd Stevens è il centro di gravità anche in questo episodio, ma il Boyd che vediamo in Merrily We Go è un uomo che sta affrontando i propri fantasmi, non solo quelli di Fromville. Boyd si risveglia da un incubo legato ad Abby, sua moglie, che aveva subito un crollo mentale e iniziato a uccidere le persone intorno a lei, costringendo Boyd a prendere la decisione impossibile di spararle. La sua presenza si fa sentire anche fuori dal sogno: Boyd cerca di convincere Acosta a non arrendersi perché le somiglia, e perché con Abby non riuscì a fare niente, e non vuole ripetere lo stesso errore.

È la parte più delicata dell’episodio, quella che trasforma un personaggio già complesso in qualcosa di ancora più sfaccettato. Boyd non è solo lo sceriffo, il punto di riferimento, l’uomo che tiene tutto insieme. È anche qualcuno che porta con sé una colpa che non è riuscito a lasciare andare.

La profezia si avvera: Fromville inizia a mangiarsi da sola

L’Uomo in Giallo continua a essere il centro più inquietante e promettente della stagione. Il nuovo ricordo sbloccato da Victor sembra andare in una direzione molto precisa: rendere noto a tutti che c’è un possibile mutaforma tra loro. Se così fosse, la serie potrebbe aver finalmente trovato un’idea davvero potente per il resto della stagione, perché il sospetto che uno dei membri della comunità non sia chi dice di essere avrebbe il potenziale di far impazzire tutti, perfettamente coerente con la profezia evocata dallo stesso Uomo in Giallo: una Fromville destinata a distruggersi da sola.

Merrily We Go non offre conforto né chiarezza, ma è precisamente questa la sua forza. In un mondo in cui ogni rivelazione ha un prezzo, il cammino in avanti promette di essere tanto pericoloso quanto affascinante. Il quarto episodio arriva l’11 maggio su Paramount+. Fromville non aspetta.

Ed ora Preparatevi a qualche esilarante SPOILER

Acosta non ha più niente da perdere

Boyd si avvicina ad Acosta, chiusa nella cella della stazione dello sceriffo dopo il tentativo di fuga con l’ambulanza. Lei ripete che vuole andarsene, e quando Boyd dice che ci stanno lavorando, lei ricorda che Kristi le ha detto che chiunque abbia tentato di trovare una via d’uscita è morto. Poi chiede una pallottola per togliersi la vita. Boyd non risponde subito. Le offre invece un compito: analizzare gli oggetti abbandonati nel seminterrato di Colony House come se fosse sulla scena di un crimine, mettere a frutto il suo istinto da poliziotta per trovare qualcosa che tutti gli altri hanno trascurato. Le promette che, se alla fine vorrà ancora quella pallottola, ne parleranno.

Il collezionista

Alla clinica, Kristi e Mari preparano il corpo del Pastore per il funerale mentre Sophia osserva. Quando tutti escono, Sophia slega il sudario, chiama il Pastore “divertente” e gli strappa uno dei denti come ricordo. È una scena breve, costruita con precisione chirurgica per far capire che dietro la maschera della ragazza addolorata c’è qualcosa di radicalmente altro. Julia Doyle gestisce la transizione tra i due registri con una precisione che fa venire i brividi.

Ethan, Victor e il Lago di Lacrime

Ethan spiega a Victor di essere alla ricerca del magico Lago di Lacrime, un luogo che suo padre gli ha detto essere presente a Fromville. Victor chiede a Jade di aiutarli. È un filo narrativo che riporta in superficie uno degli elementi più misteriosi della serie, e che ora, con Jim morto, assume un peso emotivo completamente diverso: è Ethan che cerca qualcosa che il padre gli ha lasciato, cercando di tenere vivo un legame che non c’è più.

Boyd trascinato nella tomba

Il finale dell’episodio vede Boyd seduto sulla tomba di Abby, a parlare con lei nel bisogno di aiuto. Durante il monologo, una mano emerge dal terreno e lo afferra, cercando di trascinarlo dentro. È il classico finale di From: un’immagine che potrebbe significare tutto o niente, che spalanca più porte di quante ne chiuda. Non sappiamo se si tratti di un incontro amichevole o ostile, ma le probabilità che sia amichevole, in una città come questa, sono estremamente ridotte. From non dà risposte. Dà domande migliori.

Angela della Ventura

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