Cultura

Natività, tre opere insolite per raccontare la nascita di Gesù

La Natività è stato uno dei temi principali dell’arte cristiana, e non solo, già a partire dal IV secolo. La centralità di un simile evento per la cristianità, è chiara. Di conseguenza, tantissime volte nel corso della storia, l’iconografia della Natività è stata riprodotta. Sono tantissime le opere che raffigurano la nascita di Gesù, alcune famosissime e conosciute da tutti. Oggi però vi vogliamo proporre alcune opere meno conosciute che raffigurano una natività “insolita”.

Natale, da festa pagana a festa cristiana

La festa del Natale entrò nel calendario cristiano molto tardi, nel 354 d.C., con l’imperatore Costantino. Nei primi secoli, infatti, i cristiani non avevano altra festa che la Pasqua. Veniva chiamata “Giorno del Sole” perché ricordava la resurrezione di Cristo. Il 25 dicembre, invece, era il giorno in cui a Roma veniva celebrata la festa del solstizio d’inverno e dell’approssimarsi della primavera. I cristiani presero questa festa pagana perché consideravano Gesù il sole che illumina quelli che stanno nelle tenebre. Secondo il cristianesimo infatti, il Natale è una festività che cade il 25 Dicembre e celebra la nascita di Gesù.

Nel Vangelo di Luca (2:7-9), è descritta l’immagine che verrà riprodotta per secoli. Maria “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.“

La Natività, le opere che la raccontano

Tra le scene più rappresentate in pittura la Natività è sicuramente nei primi posti. Alcune di queste rappresentazioni sono dei veri e propri capolavori, conosciuti da tutti. Fuori discussione è la bellezza e la notorietà della Natività di Giotto, Botticelli e Caravaggio, ad esempio, solo per citarne alcuni. Qui però vogliamo portare all’attenzione alcune raffigurazioni meno note che raffigurano delle scene di natività insolita.

Catacombe di Priscilla, natività

Poco note sono ad esempio le primissime raffigurazioni conosciute della natività. Le prime rappresentazioni pittoriche provengono, infatti, dai sarcofagi di Roma e della Gallia meridionale, datate al IV secolo. Le prime rappresentazioni sono molto semplici, con Gesù avvolto in panni felpati, di solito un pezzo quadrato di stoffa perfettamente avvolto con bende. Con le teste chinate sulla mangiatoia, il bue e l’asino sono quasi sempre presenti nelle scene della Natività, anche quando Maria o qualsiasi altro essere umano non lo è, sebbene non siano mai menzionati nel Nuovo Testamento. Secondo le attuali conoscenze, la più antica scena in assoluto di Natività si trova proprio a Roma, nelle Catacombe di Priscilla lungo la via Salaria. Risalirebbe al III secolo. Raffigura la Vergine con in braccio il Bambino e accanto un uomo, probabilmente un profeta, che indica una stella.

La Madonna di Tahiti e Gesù ebreo

Natività di Chagall

Facendo un volo temporale decisamente notevole arriviamo al ‘900, con le particolarissime Natività dipinte da Chagall. Artista nato nel 1887 in Bielorussia (allora inclusa nell’Impero Russo), in una famiglia di cultura e religione ebraica, è a Parigi che Chagall scopre il repertorio di immagini cristiane, che vedeva in gran copia nei musei e nelle chiese. Ed è così che decide di dipingere la Natività. Le sue tele si riempiono di simboli attinti alla tradizione iconografica narrativa cristiana e da quella simbolista ebraica. uno dei dipinti è del 1941.

Natività, Chagall

Con il suo stile onirico e fiabesco, rappresenta Maria, che, quasi sospesa nell’aria, vestita di bianco e con il seno scoperto, tiene in braccio il figlio mentre scorge in lontananza un crocifisso. Crocifisso che in realtà è un orologio a pendolo ed è sospeso su un tappeto di rose e simboli che evocano il mondo spirituale ebraico. L’altra, più cupa, nei colori e nell’atmosfera. rappresenta una Madonna che allatta, forse un San Giuseppe volante, un asinello rosso, orologi, candelabri e, sulla sinistra, il Cristo crocefisso. Chagall mescola la religiosità cristiana ed ebraica attraverso una serie di allegorie oniriche tipiche della sua produzione. 

In Te tamari no Atua, Gauguin

Una rappresentazione assolutamente insolita è quella che Gauguin dipinge, dopo essersi trasferito definitivamente a Tahiti. La sua Natività, dal titolo “In Te tamari no Atua” (La nascita di Cristo, figlio di Dio), è dipinta nel 1896. Distesa su un letto dall’intenso colore giallo, giace la Madonna. È una giovane donna tahitiana, con gli occhi chiusi, coperta solo da un pareo. Al suo fianco due donne si stanno prendendo cura del bambino appena nato. Sullo sfondo una mangiatoia con i due buoi e l’asinello. È una scena catturata in una dimensione familiare e quasi primordiale, continuamente sospesa tra il sacro e il profano. Probabilmente uno “shock” per il mondo occidentale, abituato ad un’immagine di Maria ben definita e decisamente molto lontana dalla donna di Tahiti.

Ilaria Festa

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