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Coming out di Josh Cavallo: “Sono un calciatore e sono gay”

Josh Cavallo è un calciatore australiano ed è uno dei primi a fare coming out in attività. Spesso calciatori che hanno dichiarato la loro omosessualità lo hanno fatto a fine carriera. Il mondo dello sport maschile, soprattutto il mondo del pallone, è uno degli ambienti più omofobi. Josh Cavallo potrebbe aver assestato un duro colpo all’omofobia negli ambienti sportivi maschili.

Josh Cavallo: “Sono un calciatore e sono fiero di essere gay”

Nel giorno in cui in Italia è stata affossata una legge che avrebbe contrastato l’omotransfobia e l’abilismo, in Australia il centrocampista Joshua “Josh” Cavallo ha aperto uno spiraglio di luce nel mondo omofobo del calcio. Josh Cavallo ha solo 21 anni ed è agli inizi della sua carriera di calciatore. Nonostante ciò ha scelto di fare coming out, di dichiarare al mondo che è gay e lo ha fatto con un tweet. “Sono calciatore e sono gay“. In un video di poco più di due minuti, Cavallo ha raccontato cosa prova e ha provato essendo gay nel mondo del pallone. Il video è stato pubblicato dal suo club, l’Adelaide United Football Club.

“Sono stanco di vivere questa doppia vita. È esasperante, qualcosa che non vorrei che gli altri vivessero”.

Nel video Josh Cavallo racconta la sua esperienza, non con facilità. “Crescendo ho sempre sentito la necessità di nascondermi, perché mi vergognavo. Mi vergognavo di non avere la possibilità di non poter fare quello che amo e di essere gay. Ho nascosto quello che sono realmente per seguire il sogno che ho fin da bambino. Quello che voglio è giocare a calcio ed essere trattato equamente“.

Quella che ha vissuto fino ad ora per una “doppia vita“. Ed è “esasperante. È qualcosa che non vorrei che altri provassero”. Il coming out arriva ora, perché prima aveva paura, temeva di essere trattato diversamente, di essere preso in giro se lo avesse fatto. Ma così non è stato. Nel video dichiara che fare coming out con la sua squadra, con i suoi coach è stato “incredible“. Ha ricevuto un supporto immenso che gli ha fatto pensare “Perché ho aspettato così tanto?“.

L’obiettivo di Josh e del suo video è di mostrare agli altri che è “okay” essere gay e giocare a calcio. Vuole ispirare altri, vorrebbe che altri nella sua stessa situazione capissero che non c’è niente di male ad essere gay e giocare a calcio. “Be yourself”, “sii te stesso, non qualcun altro.”

Omofobia nel mondo del calcio: i precedenti casi di coming out

Il coming out di Josh Cavallo segue di pochi giorni quello dell’arbitro inglese, il 37enne James Adcock. “Sono gay, lo sanno tutti: colleghi e calciatori. È ora di ribadirlo. In molti si sono detti orgogliosi di me, la verità è che ci sono ancora tante barriere da abbattere“, ha dichiarato. Nella Premier League un altro calciatore ha fatto coming out, ma lo ha fatto anonimamente. Alla giornalista del Sun, Amal Fashanu, ha dichiarato di essere gay e di essere in terapia perché non trova il coraggio di dire apertamente di essere gay.

“Vorrei aprirmi con le persone, perché sono orgoglioso di ciò che sono, ma la verità è che se lo facessi sarei messo in croce”. Nel mondo del calcio purtroppo l’omosessualità è ancora un tabù. E la scelta di questo calciatore di fare coming out, seppur in modo anonimo, con la giornalista Fashanu non è un caso. La giornalista è infatti la nipote di Justin Fashanu, calciatore inglese che fece coming out nel 1990, morto suicida otto anni dopo.

Ci sono altri calciatori che negli anni hanno dichiarato di essere gay, molti lo hanno fatto dopo il ritiro. Perché chi lo fa rischia di non giocare più o di finire in campionati minori. Lo statunitense Collin Martin ha fatto coming out nel 2018. Nel 2013, sempre negli USA c’era stato Robbie Rogers. C’è poi lo svedese Anton Hysén e il tedesco Thomas Hitzlsperger, che lo ha fatto un anno dopo il ritiro. Il mondo del calcio non sembra pronto ad accettare l’omosessualità. Per questo è importantissimo il coming out di Cavallo e di tutti gli altri. Più se ne parla, più il mondo del pallone sarà pronto ad aprirsi.

Nonostante i suoi timori, Josh Cavallo ha ricevuto sostegno in primis dal suo club e dai suoi compagni, dalla Federcalcio australiana e dal Sydney FC. Ma il sostegno si è fatto sentire anche dall’Europa. L’Arsenal, il Barcellona, il Liverpool e la Juventus sono solo alcune delle squadre europee che si sono congratulate con Cavallo. E non mancano i nomi dei big, da Marchisio, a Ibrahimovic, da Griezmann a Gerard Piqué. Proprio da quest’ultimo arriva un toccante messaggio. “Non ho il piacere di conoscerti personalmente, ma voglio ringraziarti per questo passo che hai fatto. Il mondo del calcio è molto indietro e tu ci stai aiutando a farlo progredire”.

Omosessualità e sport: il mondo degli sport di squadra maschile non è pronto

Nonostante il sostegno, non tutti i calciatori, soprattutto europei, sono pronti. Pochi mesi fa l’ex capitano della nazionale tedesca, Philipp Lahm, ha scritto un libro intitolato “Das Spiel. Die Welt des Fussbals” (Il Gioco. Il mondo del calcio). In questo libro racconta il mondo del calcio visto da dentro e Lahm da un consiglio ai calciatori: non dichiarare la loro omosessualità.

“Ancora manca la capacità di accettare, nel mondo del calcio e nella società in generale. Se qualcuno avesse in mente di farlo e dovesse chiedermi un consiglio, gli suggerirei di consultarsi con una persona di fiducia e fare onestamente i conti con sé stesso, su quali siano i veri motivi per questo passo. Non potrebbe contare sulla stessa maturità nei suoi avversari o sui campi, dovrebbe sopportare insulti e diffamazioni

Subito è partita la polemica. La rivista tedesca 11 Freunde (11 amici) ha lanciato una campagna per incoraggiare gli sportivi a fare coming out e sono 800 tra calciatori e calciatrici che assicurano massima solidarietà. A sostenere la campagna ci sono sia calciatori della Bundesliga che di squadre minori.

“Ancora nel 2021 non c’è neppure un calciatore dichiaratamente omosessuale nelle categorie professionali del calcio tedesco. La paura che dopo un coming out si finirebbe aggrediti o discriminati, e che si possa mettere in pericolo la carriera di calciatore professionista, è chiaramente ancora molto grande”.

Sono due facce della stessa medaglia. Da un lato tacere perché il mondo non è pronto e si rischia di avere la carriera stroncata, dall’altro la volontà che tutti siano liberi di essere loro stessi. Si vuole abbattere questo tabù, ma non è facile, soprattutto con sport maschili di gruppo. Nel mondo degli sporti individuali maschili ci sono molti più casi, sia durante che dopo la carriera. Tra questi l’ex nuotatore australiano Ian Thorpe e Tom Daley, il tuffatore inglese medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo. Molti ne hanno tratto vantaggio economico, diventando testimonial di campagne di sensibilizzazione.

Se il mondo dello sport maschile non sembra essere pronto, quello femminile lo è. Sono molto più numerose le sportive che hanno dichiarato il loro orientamento sessuale. La cestita americana Seimone Augustus aveva riassunto la situazione con una frase: “Tutti già pensano che ha la NBA femminile sia un grande party lesbo quindi fare coming out non è poi così duro”.

E non mancano gli italiani, o meglio le italiane, che hanno fatto coming out. Due anni fa la pallavolista Paola Egonu ha raccontato di avere una fidanzata. Egonu è stata seguita da Elena Linari, difensore della nazionale di calcio. Prima di loro ci sono state Rachele Bruni, nuotatrice di fondo, e Nicole Bonamino, giocatrice di hockey, la ciclista Ilaria Sanguineti e Carolina Morace, allenatrice della Lazio. Ultima Lucilla Boari, tiratrice con l’arco bronzo alle Olimpiadi di Tokyo.

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Michela Andreatta

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